29 Ottobre2026

Pension Index 2026, l’Italia paga le pensioni di oggi ma fatica a garantire quelle di domani

Pension Index 2026,

Nel Marsh CFA Institute Global Pension Index 2026 il sistema italiano è promosso sull’adeguatezza ma è penultimo su 55 per sostenibilità. Per CFA Society Italy quel divario misura il rischio di longevità, che si sposta sempre più sulle spalle dei singoli.

Le pensioni italiane di oggi sono adeguate, però il sistema che le finanzia fatica a reggere nel tempo. È la fotografia che emerge dal Global Pension Index 2026 di Marsh e CFA Institute, giunto alla 18ª edizione, che mette a confronto 55 sistemi pensionistici nel mondo.

L’Italia ottiene un punteggio complessivo di 57,4, con voto C, sotto la media dell’Indice (65,3). Il dato più pesante, tuttavia, riguarda la sostenibilità: 27 punti, voto E, in calo rispetto al 27,9 del 2025. Soltanto l’Austria fa peggio.

Per CFA Society Italy, che ha commentato i risultati, quel numero racconta un rischio preciso. Si vive più a lungo, quindi servono più risorse per mantenere il proprio tenore di vita dopo il lavoro. E quelle risorse vanno pianificate fin da subito.

Come funziona il Pension Index

L’Indice valuta ogni sistema su tre dimensioni. L’adeguatezza delle prestazioni pesa per il 40%, mentre la sostenibilità finanziaria vale il 35%. Infine l’integrità del sistema conta per il 25%.

In vetta alla classifica 2026 ci sono i Paesi Bassi con 85,8 punti. Seguono Danimarca (84,1) e Islanda (84,0). Subito dopo arrivano Singapore, Israele e Australia, tutti con voto A. L’Italia, invece, si colloca al 41° posto su 55 nella classifica generale.

Italia nel Pension Index: un sistema a due velocità

Il quadro italiano è sbilanciato. Da un lato l’adeguatezza è buona: 70,9 punti, voto B, contro una media di 66,5. Anche l’integrità è solida, con 78,3 punti e voto B+.

Dall’altro lato, però, la sostenibilità si ferma a 27,0. È il penultimo punteggio tra i 55 sistemi analizzati, davanti solo all’Austria. In altre parole, oggi il sistema protegge chi va in pensione. Tuttavia non offre la stessa garanzia a chi ci andrà tra vent’anni.

Il divario è una misura del rischio longevità

Michela Aimar, membro del Board of directors di CFA Society Italy e co-chair dell’Advocacy Committee, legge i numeri in chiave demografica. «Il divario tra adeguatezza e sostenibilità è, in sostanza, una misura del rischio di longevità», spiega.

Il meccanismo è noto. «Le pensioni di oggi sono finanziate dai contributi di chi lavora oggi, che coprono però solo circa due terzi delle prestazioni erogate dall’INPS», ricorda Aimar.

Anche la demografia non aiuta. «Entro trent’anni l’Italia potrebbe contare 57 persone over 70 ogni 100 in età lavorativa», sottolinea. Per le generazioni più giovani, inoltre, cambia la natura stessa del rischio. «[…] con il metodo contributivo, la pensione si adegua all’aumento della speranza di vita: il rischio di longevità si sposta così sempre più sugli individui», osserva Aimar.

Previdenza complementare, il tassello che manca

A complicare il quadro c’è la scarsa diffusione della previdenza complementare, a cui aderisce meno del 40% dei lavoratori. È un ritardo noto, che WeWelfare ha già raccontato, per esempio con la ricerca SWG per Zurich sul TFR.

Per questo il Pension Index indica alcune priorità per le politiche pubbliche. Chiede infatti di fissare obiettivi chiari per il sistema pensionistico e di rafforzare il finanziamento a capitalizzazione. Inoltre suggerisce più flessibilità nell’età di pensionamento e nei prodotti di protezione dalla longevità.

«Un passo in questa direzione sarebbe l’adesione automatica alla previdenza complementare, già adottata in altri Paesi», sottolinea Aimar.

Il Comitato Advocacy di CFA Society Italy ha approfondito questi temi nel paper Le implicazioni economico-finanziarie dell’aumento della longevità: dinamiche, rischi e strategie di gestione.

Dal gestore di patrimoni al «longevity coach»

Le indicazioni del Pension Index riguardano anche chi fa consulenza. «Per i professionisti, il punto di partenza è misurare e monitorare nel tempo la distanza tra il patrimonio accumulato e quello necessario a sostenere il tenore di vita desiderato», spiega Aimar.

Di conseguenza cambia il ruolo del consulente, chiamato a passare «da gestore di patrimoni a “longevity coach”». Al centro, quindi, non c’è più soltanto la performance. Contano gli obiettivi di vita e la situazione familiare del cliente. Investimenti, coperture assicurative e previdenza vanno così integrati in un unico piano. L’obiettivo è bilanciare capitale umano e capitale finanziario lungo tutto il ciclo di vita.

Resta però decisiva l’educazione finanziaria. Secondo i dati Edufin Index 2025 citati da Aimar, «solo il 37% degli italiani possiede conoscenze finanziarie adeguate, contro il 41% della media UE».

Palumbo: sostenibilità e consapevolezza, due facce della stessa medaglia

Giuliano Palumbo, presidente di CFA Society Italy, allarga lo sguardo. «I dati del Global Pension Index confermano che la longevità non è un’incognita lontana, ma una variabile demografica che impone di ripensare subito l’architettura della nostra pianificazione patrimoniale», afferma.

L’associazione, ricorda Palumbo, lavora da anni su questo fronte. «Come CFA Society Italy siamo da tempo impegnati a promuovere modelli di investimento Life-Cycle e a supportare l’evoluzione del consulente verso una reale cura del capitale umano e previdenziale lungo tutto l’arco di vita».

Infine la sintesi: «Sostenibilità del sistema e consapevolezza finanziaria dei risparmiatori sono due facce della stessa medaglia: colmare questo divario è la sfida centrale della nostra industria per proteggere il futuro delle nuove generazioni».

Del resto, la longevità è sempre più al centro del dibattito sul welfare. Ne abbiamo parlato di recente anche con il Longevity Day 2026 di Generali, dedicato a un Paese che vive più a lungo ma non sempre meglio.


Il Pension Index 2026 in sintesi

  • Cos’è: il Marsh CFA Institute Global Pension Index, 18ª edizione, confronta 55 sistemi pensionistici.
  • Come misura: adeguatezza (40%), sostenibilità (35%), integrità (25%).
  • Sul podio: Paesi Bassi (85,8), Danimarca (84,1), Islanda (84,0).
  • Italia: 57,4 punti, voto C (media dell’Indice 65,3).
  • Adeguatezza: 70,9, voto B (media 66,5).
  • Integrità: 78,3, voto B+.
  • Sostenibilità: 27,0, voto E (27,9 nel 2025), penultima davanti alla sola Austria.

Il report completo è disponibile sul sito di CFA Institute.

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