Great Place to Work ha pubblicato l’edizione 2026 del ranking dei 100 migliori ambienti di lavoro europei tra le PMI con 50-499 collaboratori. A guidare la classifica sono Regno Unito e Norvegia; l’Italia si ferma a 5 aziende, nessuna in top ten. Il commento del CEO Alessandro Zollo: “L’Italia fatica ancora ad affermarsi tra i migliori ambienti di lavoro del continente”.
La qualità della cultura organizzativa nelle piccole e medie imprese non è solo una questione di benessere interno: è sempre più un fattore di competitività dei territori, che incide sulla capacità di attrarre e trattenere talenti e di costruire ambienti fondati su fiducia, innovazione e leadership. Su questo terreno si muove l’edizione 2026 del ranking Best Small & Medium Workplaces in Europe, realizzato da Great Place to Work, organizzazione di ricerca e consulenza leader a livello mondiale per la cultura organizzativa.
Una fotografia su 21 paesi e 1,5 milioni di collaboratori
La classifica premia le 100 migliori realtà lavorative europee, certificate Great Place To Work, con un numero di collaboratori compreso tra 50 e 499. Il ranking si basa sulle opinioni raccolte tra oltre 1,5 milioni di collaboratori in 21 paesi*, rispetto a fiducia, innovazione, valori aziendali e leadership, oltre alla capacità delle organizzazioni di costruire un’esperienza di lavoro “For All”, in cui ogni persona si senta accolta e valorizzata indipendentemente da chi sia o dal ruolo che ricopre.
Perché la classifica interessa anche chi si occupa di welfare
Il metodo Great Place to Work non misura direttamente i piani di welfare aziendale, ma le dimensioni su cui si basa: fiducia, credibilità della leadership, equità percepita, orgoglio di appartenenza, coesione tra colleghi, sono le stesse variabili che, nella letteratura HR, determinano il tasso di utilizzo reale dei benefit messi a disposizione dei collaboratori. In altre parole: un piano di welfare tecnicamente ben disegnato, ma calato in un contesto organizzativo a bassa fiducia, tende a generare bassa adoption e scarsa percezione di valore, indipendentemente dal budget stanziato.
È il cosiddetto gap tra welfare “dichiarato” e welfare “vissuto”, uno dei nodi su cui si concentra oggi buona parte del lavoro di HR e Reward management: non basta attivare un piano flexible benefit o un pacchetto di servizi di assistenza, se poi manca la comunicazione interna, l’ascolto strutturato (survey periodiche, canali di feedback, one-to-one) e una cultura manageriale che ne faciliti davvero l’accesso. Classifiche come questa, basate sulle risposte dirette dei collaboratori, restano comunque una fotografia parziale — un dato tra i tanti da leggere insieme ad altri indicatori, non una misura definitiva della qualità del welfare aziendale.
Nel confronto tra paesi, il Regno Unito guida la classifica con 13 organizzazioni, seguito da Norvegia (10), Belgio e Germania (8 a testa), Irlanda, Grecia e Cipro (7), Svezia (6), Danimarca, Olanda e Italia (5), Spagna, Polonia e Turchia (4), Portogallo e Lussemburgo (3), Svizzera, Austria, Francia e Finlandia (2) e Islanda (1). Tra i settori, a dominare è l’information technology (37%), davanti ad altri settori (12%), servizi professionali (11%), servizi finanziari e assicurazioni (10%), sanità (4%), educazione e formazione ed edilizia/immobiliare (3% ciascuno).
La top ten europea
Il gradino più alto del podio va alla società isolutions ag, realtà IT con sedi in Spagna e Svizzera, davanti all’austriaca willhaben internet service GmbH & Co KG e alla belga Axxes, entrambe attive nell’Information Technology. Completano la top ten: la svedese Castra Group AB (IT), la tedesca St. Gereon Seniorendienste gGmbH (servizi per la terza età), la belga Unique (altri settori), la multinazionale Tanium, con sedi in Francia, Polonia e Regno Unito (IT), la spagnola Marsenses Hotels & Homes (hotellerie) e, ancora, la svedese Centiro e la tedesca Cofinpro, entrambe nell’Information Technology.
| Posizione |
Azienda |
Paese |
Settore |
| 1 |
isolutions ag |
Spagna / Svizzera |
Information Technology |
| 2 |
willhaben internet service GmbH & Co KG |
Austria |
Information Technology |
| 3 |
Axxes |
Belgio |
Information Technology |
| 4 |
Castra Group AB |
Svezia |
Information Technology |
| 5 |
St. Gereon Seniorendienste gGmbH |
Germania |
Servizi per la terza età |
| 6 |
Unique |
Belgio |
Altri settori |
| 7 |
Tanium |
Francia / Polonia / Regno Unito |
Information Technology |
| 8 |
Marsenses Hotels & Homes |
Spagna |
Hotellerie |
| 9 |
Centiro |
Svezia |
Information Technology |
| 10 |
Cofinpro |
Germania |
Information Technology |
L’Italia in classifica: chi sono le cinque aziende
Con 5 realtà presenti ma nessuna sul podio, l’Italia insegue i paesi del Nord Europa. La migliore delle italiane è GalileoLife (25° posto), azienda pugliese che supporta i farmacisti italiani nella missione di ristrutturare il concetto di farmacia, rendendola un punto di accesso prioritario e accessibile per salute, benessere e servizi avanzati.
Seguono Jet HR (50° posto), organizzazione del settore HR Tech; Aton Group (52° posto), tech company certificata B Corp che accompagna le aziende nella trasformazione digitale sostenibile delle vendite omnichannel, dei processi di tracciabilità e della supply chain; Reverse (55° posto), società di headhunting specializzata nella ricerca e selezione di middle e top manager; e la toscana Vianova (63° posto), operatore di rete fissa e mobile dedicato alle imprese.
Il commento di Alessandro Zollo
«L’edizione 2026 della classifica Best Small & Medium Workplaces in Europe conferma che l’Italia fatica ancora ad affermarsi tra i migliori ambienti di lavoro del continente. Le cinque realtà italiane presenti in classifica dimostrano però che, anche in un contesto nazionale dove l’ascolto e il supporto ai collaboratori non sono ancora una priorità diffusa, è possibile costruire organizzazioni capaci di distinguersi. Sono imprese che rompono gli schemi di una cultura organizzativa ancora troppo legata al controllo e alla gerarchia, puntando invece su fiducia, responsabilità condivisa e valorizzazione delle persone. La vera sfida ora è trasformare queste esperienze eccellenti in una cultura diffusa tra le piccole e medie imprese del Paese».
— Alessandro Zollo, CEO di Great Place to Work Italia
*I 21 paesi rappresentati in classifica: Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia e Regno Unito.
17 Settembre2026
Commenti e interviste, Aziende e servizi, Case history
Migliori ambienti di lavoro in Europa: solo 5 le aziende italiane, nessuna sul podio
Great Place to Work ha pubblicato l’edizione 2026 del ranking dei 100 migliori ambienti di lavoro europei tra le PMI con 50-499 collaboratori. A guidare la classifica sono Regno Unito e Norvegia; l’Italia si ferma a 5 aziende, nessuna in top ten. Il commento del CEO Alessandro Zollo: “L’Italia fatica ancora ad affermarsi tra i migliori ambienti di lavoro del continente”.
La qualità della cultura organizzativa nelle piccole e medie imprese non è solo una questione di benessere interno: è sempre più un fattore di competitività dei territori, che incide sulla capacità di attrarre e trattenere talenti e di costruire ambienti fondati su fiducia, innovazione e leadership. Su questo terreno si muove l’edizione 2026 del ranking Best Small & Medium Workplaces in Europe, realizzato da Great Place to Work, organizzazione di ricerca e consulenza leader a livello mondiale per la cultura organizzativa.
Una fotografia su 21 paesi e 1,5 milioni di collaboratori
La classifica premia le 100 migliori realtà lavorative europee, certificate Great Place To Work, con un numero di collaboratori compreso tra 50 e 499. Il ranking si basa sulle opinioni raccolte tra oltre 1,5 milioni di collaboratori in 21 paesi*, rispetto a fiducia, innovazione, valori aziendali e leadership, oltre alla capacità delle organizzazioni di costruire un’esperienza di lavoro “For All”, in cui ogni persona si senta accolta e valorizzata indipendentemente da chi sia o dal ruolo che ricopre.
Perché la classifica interessa anche chi si occupa di welfare
Il metodo Great Place to Work non misura direttamente i piani di welfare aziendale, ma le dimensioni su cui si basa: fiducia, credibilità della leadership, equità percepita, orgoglio di appartenenza, coesione tra colleghi, sono le stesse variabili che, nella letteratura HR, determinano il tasso di utilizzo reale dei benefit messi a disposizione dei collaboratori. In altre parole: un piano di welfare tecnicamente ben disegnato, ma calato in un contesto organizzativo a bassa fiducia, tende a generare bassa adoption e scarsa percezione di valore, indipendentemente dal budget stanziato.
È il cosiddetto gap tra welfare “dichiarato” e welfare “vissuto”, uno dei nodi su cui si concentra oggi buona parte del lavoro di HR e Reward management: non basta attivare un piano flexible benefit o un pacchetto di servizi di assistenza, se poi manca la comunicazione interna, l’ascolto strutturato (survey periodiche, canali di feedback, one-to-one) e una cultura manageriale che ne faciliti davvero l’accesso. Classifiche come questa, basate sulle risposte dirette dei collaboratori, restano comunque una fotografia parziale — un dato tra i tanti da leggere insieme ad altri indicatori, non una misura definitiva della qualità del welfare aziendale.
Nel confronto tra paesi, il Regno Unito guida la classifica con 13 organizzazioni, seguito da Norvegia (10), Belgio e Germania (8 a testa), Irlanda, Grecia e Cipro (7), Svezia (6), Danimarca, Olanda e Italia (5), Spagna, Polonia e Turchia (4), Portogallo e Lussemburgo (3), Svizzera, Austria, Francia e Finlandia (2) e Islanda (1). Tra i settori, a dominare è l’information technology (37%), davanti ad altri settori (12%), servizi professionali (11%), servizi finanziari e assicurazioni (10%), sanità (4%), educazione e formazione ed edilizia/immobiliare (3% ciascuno).
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L’Italia in classifica: chi sono le cinque aziende
Con 5 realtà presenti ma nessuna sul podio, l’Italia insegue i paesi del Nord Europa. La migliore delle italiane è GalileoLife (25° posto), azienda pugliese che supporta i farmacisti italiani nella missione di ristrutturare il concetto di farmacia, rendendola un punto di accesso prioritario e accessibile per salute, benessere e servizi avanzati.
Seguono Jet HR (50° posto), organizzazione del settore HR Tech; Aton Group (52° posto), tech company certificata B Corp che accompagna le aziende nella trasformazione digitale sostenibile delle vendite omnichannel, dei processi di tracciabilità e della supply chain; Reverse (55° posto), società di headhunting specializzata nella ricerca e selezione di middle e top manager; e la toscana Vianova (63° posto), operatore di rete fissa e mobile dedicato alle imprese.
Il commento di Alessandro Zollo
*I 21 paesi rappresentati in classifica: Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia e Regno Unito.
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