Sostenere le madri nel rientro al lavoro dopo la maternità, aiutandole a riconoscere il valore delle competenze maturate in questa fase della vita. È questa la missione di Coaching4Mum, associazione non profit nata per accompagnare le donne attraverso percorsi di coaching individuale, formazione dedicata e iniziative di sensibilizzazione aziendale.

Ne parliamo con Cecilia Toni Saracini, business coach MCC certificata ICF, specializzata in coaching post maternità e membro del Comitato Scientifico dell’associazione.
Da quale esigenza nasce Coaching4Mum?
Coaching4Mum nasce dall’ascolto di un bisogno molto concreto: accompagnare le madri in uno dei passaggi più delicati della vita personale e professionale, il rientro al lavoro dopo la maternità.
È un momento che molte donne vivono con grande intensità. Da un lato c’è il desiderio di tornare a investire sulla propria dimensione professionale, dall’altro ci sono nuove responsabilità, nuovi equilibri familiari, una diversa percezione del tempo e, spesso, anche la fatica di riconoscere il proprio valore.
La maternità, però, non dovrebbe essere letta come una parentesi o come un’interruzione del percorso lavorativo. Al contrario, può diventare un’esperienza trasformativa, capace di generare nuove competenze e nuova consapevolezza.
Coaching4Mum nasce proprio per sostenere questo cambio di prospettiva.
Qual è il suo percorso professionale e come si collega alla nascita del progetto?
Il mio percorso è legato al coaching professionale e all’accompagnamento delle persone nei momenti di cambiamento. Sono business coach MCC certificata ICF, specializzata in coaching post maternità, team coaching e group coaching.
Nel mio lavoro incontro spesso persone e organizzazioni che attraversano fasi di trasformazione: cambiamenti di ruolo, passaggi di carriera, nuove responsabilità, ridefinizione degli obiettivi. Il rientro dalla maternità è uno di questi momenti, forse uno dei più complessi, perché coinvolge insieme identità personale, ruolo professionale, organizzazione familiare, aspettative sociali e cultura aziendale.
Per questo il coaching può essere uno strumento molto efficace: non offre soluzioni standard, ma aiuta ogni donna a riconoscere le proprie risorse, a ritrovare fiducia, a ridefinire priorità e obiettivi.
Perché avete scelto proprio il coaching?
Perché il coaching parte dalla persona e dalle sue risorse. Nel rientro al lavoro dopo la maternità non serve soltanto “riorganizzarsi”: serve spesso ritrovare uno sguardo nuovo su di sé.
Molte donne tornano al lavoro con competenze rafforzate, ma non sempre riescono a riconoscerle o a comunicarle. Il coaching aiuta a trasformare l’esperienza vissuta in consapevolezza, linguaggio, direzione e azione.
Non si tratta di dire alle madri cosa devono fare, ma di accompagnarle nel riconoscere chi sono diventate, quali competenze hanno sviluppato e come possono portarle nel proprio contesto professionale.
Qual è il messaggio centrale di Coaching4Mum?
Il messaggio è che la maternità non è un ostacolo alla carriera. Troppo spesso viene ancora percepita come una fragilità organizzativa, un rallentamento, una perdita di disponibilità. Noi vogliamo contribuire a cambiare questa narrazione.
La maternità è anche allenamento quotidiano alla complessità. Significa gestire imprevisti, riorganizzare tempi, ascoltare bisogni, prendere decisioni, sviluppare resilienza, flessibilità, responsabilità e capacità relazionale.
Sono competenze che il mondo del lavoro richiede ogni giorno, ma che spesso fatica a riconoscere quando nascono o si rafforzano nell’esperienza della cura.
Quali competenze può generare o rafforzare la maternità?
Ogni esperienza è diversa, naturalmente. Ma ci sono alcune competenze che ricorrono spesso: gestione della complessità, capacità di definire priorità, flessibilità, resilienza, ascolto, negoziazione, gestione del tempo e dell’energia, capacità di prendere decisioni in condizioni di incertezza.
C’è poi un tema di leadership. La maternità può sviluppare una forma di leadership molto interessante: più attenta alla relazione, alla responsabilità, alla cura, alla continuità e alla capacità di generare fiducia.
Il punto è imparare a riconoscere queste competenze e a tradurle anche nel linguaggio professionale.
A chi si rivolge Coaching4Mum?
Coaching4Mum si rivolge innanzitutto alle madri che stanno affrontando o si preparano ad affrontare il rientro al lavoro dopo la maternità.
Ma il progetto parla anche alle aziende, ai responsabili HR, ai manager e alle organizzazioni che vogliono costruire una cultura del lavoro più inclusiva e consapevole.
Il rientro dalla maternità non riguarda solo la singola donna. È un tema organizzativo. Se gestito male può generare isolamento, perdita di motivazione, discontinuità professionale e, in alcuni casi, abbandono del lavoro. Se invece viene accompagnato con attenzione, può diventare un momento di valorizzazione delle persone e di crescita per tutta l’organizzazione.
Coaching4Mum si avvale anche di un Comitato Scientifico. Perché è importante?
È importante perché il tema del rientro al lavoro dopo la maternità non può essere affrontato solo in termini motivazionali. È un tema personale, certo, ma anche sociale, organizzativo, culturale e metodologico.
Il Comitato Scientifico ha funzioni di indirizzo, supervisione e validazione dei contenuti progettuali, metodologici e di ricerca. Contribuisce a garantire la qualità scientifica delle attività, offre consulenza strategica sui contenuti formativi e sui programmi di coaching, e partecipa all’elaborazione di linee guida, documenti e strumenti utili per il rientro delle neo-mamme nel lavoro.
Per noi è un riferimento qualificato, che consente al progetto di crescere con metodo e solidità.
Da chi è composto il Comitato Scientifico?
Il Comitato Scientifico è composto da sei membri, scelti per competenze coerenti con la missione dell’associazione: coaching professionale, risorse umane, people experience, Diversity, Equity & Inclusion, organizzazione aziendale, ricerca sociale, formazione, sviluppo, diritto del lavoro e politiche di welfare.
Ne fanno parte Fabiana Carioli, HR Director Grenke Italia, esperta di people experience, ESG, benessere organizzativo e modelli organizzativi innovativi; Fabiola Iacobucci, HR Director Roma Metropolitane, esperta di sviluppo delle persone, leadership e trasformazione professionale; Fabrizio Martire, professore ordinario di Sociologia alla Sapienza Università di Roma, esperto di valutazione e metodologia della ricerca sociale; Paola Panarese, professoressa ordinaria di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e presidente del corso di laurea magistrale in Gender Studies, Culture e politiche per i media e la comunicazione della Sapienza; Francesco Tartaglia, HR Director di Allianz Trade Italy, impegnato sui temi dell’inclusività, dello sviluppo delle competenze, dell’incontro tra generazioni e della parità di genere; e io stessa, come business coach specializzata in coaching post maternità.
Questa pluralità di competenze è uno degli elementi più importanti del progetto.
Qual è il valore di una rete così ampia?
Il valore è nella possibilità di guardare alla maternità da più prospettive.
Il coaching mette al centro la persona. Le competenze HR permettono di comprendere le dinamiche organizzative. La ricerca sociale aiuta a leggere i fenomeni, raccogliere dati e costruire evidenze. La prospettiva accademica e quella aziendale consentono di connettere il vissuto individuale con le trasformazioni culturali e professionali.
Il rientro dalla maternità non è un tema “privato” delle donne. È un tema che riguarda la qualità del lavoro, la retention dei talenti, la leadership, la parità di genere, il welfare aziendale e la capacità delle organizzazioni di riconoscere il valore delle persone nelle diverse fasi della vita.
Che ruolo ha l’Osservatorio sulla Maternity Experience?
L’Osservatorio è uno strumento centrale, perché consente di affiancare ai percorsi di coaching anche un lavoro di ricerca, ascolto e produzione di conoscenza.
Il Comitato Scientifico contribuisce alla definizione dei temi di indagine prioritari, alla validazione degli strumenti di raccolta dati, come questionari, interviste e focus group, alla supervisione dell’analisi dei risultati e alla redazione del report annuale.
Questo significa che Coaching4Mum non vuole solo offrire servizi, ma anche contribuire a costruire dati, buone pratiche e raccomandazioni operative utili per aziende, istituzioni e stakeholder.
Quale ruolo possono avere le aziende?
Le aziende hanno un ruolo decisivo. Possono scegliere se considerare la maternità come un problema da gestire oppure come un passaggio da accompagnare con intelligenza.
Accompagnare bene una madre nel rientro significa trattenere competenze, rafforzare il senso di appartenenza, ridurre il rischio di abbandono, migliorare il clima aziendale e rendere più credibile l’impegno sui temi della parità e dell’inclusione.
Non è solo welfare. È una scelta organizzativa e strategica.
Cosa dovrebbe cambiare nella cultura del lavoro?
Dovrebbe cambiare lo sguardo. Dobbiamo smettere di pensare alla maternità come a una sottrazione: meno tempo, meno disponibilità, meno continuità.
In molti casi la maternità aggiunge competenze, responsabilità, capacità di visione, maturità relazionale e maggiore consapevolezza delle priorità. Questo non significa idealizzare la maternità o negare la fatica. Significa riconoscere che una fase complessa può generare valore, se viene accompagnata e letta nel modo giusto.
Qual è l’impatto che vorreste generare?
Vorremmo aiutare le madri a sentirsi meno sole e più consapevoli del proprio valore.
Ma vorremmo anche aiutare le aziende a costruire contesti più maturi, capaci di riconoscere le competenze che emergono nelle diverse fasi della vita e di trasformare il rientro dalla maternità in un momento di crescita condivisa.
L’impatto che immaginiamo è culturale, prima ancora che organizzativo: contribuire a una nuova narrazione della maternità nel lavoro. Una narrazione in cui la maternità non sia più percepita come un limite, ma come una delle esperienze che possono rendere il percorso professionale più ricco, più consapevole e più umano.
Coaching4Mum in una frase?
La maternità non interrompe il percorso professionale: può renderlo più consapevole.
Coaching4Mum nasce per accompagnare le madri in questa consapevolezza e per aiutare il mondo del lavoro a riconoscere il valore che la maternità può generare.
2 Luglio2026
Commenti e interviste
Coaching4Mum, la maternità come leva di crescita
Sostenere le madri nel rientro al lavoro dopo la maternità, aiutandole a riconoscere il valore delle competenze maturate in questa fase della vita. È questa la missione di Coaching4Mum, associazione non profit nata per accompagnare le donne attraverso percorsi di coaching individuale, formazione dedicata e iniziative di sensibilizzazione aziendale.
Ne parliamo con Cecilia Toni Saracini, business coach MCC certificata ICF, specializzata in coaching post maternità e membro del Comitato Scientifico dell’associazione.
Da quale esigenza nasce Coaching4Mum?
Coaching4Mum nasce dall’ascolto di un bisogno molto concreto: accompagnare le madri in uno dei passaggi più delicati della vita personale e professionale, il rientro al lavoro dopo la maternità.
È un momento che molte donne vivono con grande intensità. Da un lato c’è il desiderio di tornare a investire sulla propria dimensione professionale, dall’altro ci sono nuove responsabilità, nuovi equilibri familiari, una diversa percezione del tempo e, spesso, anche la fatica di riconoscere il proprio valore.
La maternità, però, non dovrebbe essere letta come una parentesi o come un’interruzione del percorso lavorativo. Al contrario, può diventare un’esperienza trasformativa, capace di generare nuove competenze e nuova consapevolezza.
Coaching4Mum nasce proprio per sostenere questo cambio di prospettiva.
Qual è il suo percorso professionale e come si collega alla nascita del progetto?
Il mio percorso è legato al coaching professionale e all’accompagnamento delle persone nei momenti di cambiamento. Sono business coach MCC certificata ICF, specializzata in coaching post maternità, team coaching e group coaching.
Nel mio lavoro incontro spesso persone e organizzazioni che attraversano fasi di trasformazione: cambiamenti di ruolo, passaggi di carriera, nuove responsabilità, ridefinizione degli obiettivi. Il rientro dalla maternità è uno di questi momenti, forse uno dei più complessi, perché coinvolge insieme identità personale, ruolo professionale, organizzazione familiare, aspettative sociali e cultura aziendale.
Per questo il coaching può essere uno strumento molto efficace: non offre soluzioni standard, ma aiuta ogni donna a riconoscere le proprie risorse, a ritrovare fiducia, a ridefinire priorità e obiettivi.
Perché avete scelto proprio il coaching?
Perché il coaching parte dalla persona e dalle sue risorse. Nel rientro al lavoro dopo la maternità non serve soltanto “riorganizzarsi”: serve spesso ritrovare uno sguardo nuovo su di sé.
Molte donne tornano al lavoro con competenze rafforzate, ma non sempre riescono a riconoscerle o a comunicarle. Il coaching aiuta a trasformare l’esperienza vissuta in consapevolezza, linguaggio, direzione e azione.
Non si tratta di dire alle madri cosa devono fare, ma di accompagnarle nel riconoscere chi sono diventate, quali competenze hanno sviluppato e come possono portarle nel proprio contesto professionale.
Qual è il messaggio centrale di Coaching4Mum?
Il messaggio è che la maternità non è un ostacolo alla carriera. Troppo spesso viene ancora percepita come una fragilità organizzativa, un rallentamento, una perdita di disponibilità. Noi vogliamo contribuire a cambiare questa narrazione.
La maternità è anche allenamento quotidiano alla complessità. Significa gestire imprevisti, riorganizzare tempi, ascoltare bisogni, prendere decisioni, sviluppare resilienza, flessibilità, responsabilità e capacità relazionale.
Sono competenze che il mondo del lavoro richiede ogni giorno, ma che spesso fatica a riconoscere quando nascono o si rafforzano nell’esperienza della cura.
Quali competenze può generare o rafforzare la maternità?
Ogni esperienza è diversa, naturalmente. Ma ci sono alcune competenze che ricorrono spesso: gestione della complessità, capacità di definire priorità, flessibilità, resilienza, ascolto, negoziazione, gestione del tempo e dell’energia, capacità di prendere decisioni in condizioni di incertezza.
C’è poi un tema di leadership. La maternità può sviluppare una forma di leadership molto interessante: più attenta alla relazione, alla responsabilità, alla cura, alla continuità e alla capacità di generare fiducia.
Il punto è imparare a riconoscere queste competenze e a tradurle anche nel linguaggio professionale.
A chi si rivolge Coaching4Mum?
Coaching4Mum si rivolge innanzitutto alle madri che stanno affrontando o si preparano ad affrontare il rientro al lavoro dopo la maternità.
Ma il progetto parla anche alle aziende, ai responsabili HR, ai manager e alle organizzazioni che vogliono costruire una cultura del lavoro più inclusiva e consapevole.
Il rientro dalla maternità non riguarda solo la singola donna. È un tema organizzativo. Se gestito male può generare isolamento, perdita di motivazione, discontinuità professionale e, in alcuni casi, abbandono del lavoro. Se invece viene accompagnato con attenzione, può diventare un momento di valorizzazione delle persone e di crescita per tutta l’organizzazione.
Coaching4Mum si avvale anche di un Comitato Scientifico. Perché è importante?
È importante perché il tema del rientro al lavoro dopo la maternità non può essere affrontato solo in termini motivazionali. È un tema personale, certo, ma anche sociale, organizzativo, culturale e metodologico.
Il Comitato Scientifico ha funzioni di indirizzo, supervisione e validazione dei contenuti progettuali, metodologici e di ricerca. Contribuisce a garantire la qualità scientifica delle attività, offre consulenza strategica sui contenuti formativi e sui programmi di coaching, e partecipa all’elaborazione di linee guida, documenti e strumenti utili per il rientro delle neo-mamme nel lavoro.
Per noi è un riferimento qualificato, che consente al progetto di crescere con metodo e solidità.
Da chi è composto il Comitato Scientifico?
Il Comitato Scientifico è composto da sei membri, scelti per competenze coerenti con la missione dell’associazione: coaching professionale, risorse umane, people experience, Diversity, Equity & Inclusion, organizzazione aziendale, ricerca sociale, formazione, sviluppo, diritto del lavoro e politiche di welfare.
Ne fanno parte Fabiana Carioli, HR Director Grenke Italia, esperta di people experience, ESG, benessere organizzativo e modelli organizzativi innovativi; Fabiola Iacobucci, HR Director Roma Metropolitane, esperta di sviluppo delle persone, leadership e trasformazione professionale; Fabrizio Martire, professore ordinario di Sociologia alla Sapienza Università di Roma, esperto di valutazione e metodologia della ricerca sociale; Paola Panarese, professoressa ordinaria di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e presidente del corso di laurea magistrale in Gender Studies, Culture e politiche per i media e la comunicazione della Sapienza; Francesco Tartaglia, HR Director di Allianz Trade Italy, impegnato sui temi dell’inclusività, dello sviluppo delle competenze, dell’incontro tra generazioni e della parità di genere; e io stessa, come business coach specializzata in coaching post maternità.
Questa pluralità di competenze è uno degli elementi più importanti del progetto.
Qual è il valore di una rete così ampia?
Il valore è nella possibilità di guardare alla maternità da più prospettive.
Il coaching mette al centro la persona. Le competenze HR permettono di comprendere le dinamiche organizzative. La ricerca sociale aiuta a leggere i fenomeni, raccogliere dati e costruire evidenze. La prospettiva accademica e quella aziendale consentono di connettere il vissuto individuale con le trasformazioni culturali e professionali.
Il rientro dalla maternità non è un tema “privato” delle donne. È un tema che riguarda la qualità del lavoro, la retention dei talenti, la leadership, la parità di genere, il welfare aziendale e la capacità delle organizzazioni di riconoscere il valore delle persone nelle diverse fasi della vita.
Che ruolo ha l’Osservatorio sulla Maternity Experience?
L’Osservatorio è uno strumento centrale, perché consente di affiancare ai percorsi di coaching anche un lavoro di ricerca, ascolto e produzione di conoscenza.
Il Comitato Scientifico contribuisce alla definizione dei temi di indagine prioritari, alla validazione degli strumenti di raccolta dati, come questionari, interviste e focus group, alla supervisione dell’analisi dei risultati e alla redazione del report annuale.
Questo significa che Coaching4Mum non vuole solo offrire servizi, ma anche contribuire a costruire dati, buone pratiche e raccomandazioni operative utili per aziende, istituzioni e stakeholder.
Quale ruolo possono avere le aziende?
Le aziende hanno un ruolo decisivo. Possono scegliere se considerare la maternità come un problema da gestire oppure come un passaggio da accompagnare con intelligenza.
Accompagnare bene una madre nel rientro significa trattenere competenze, rafforzare il senso di appartenenza, ridurre il rischio di abbandono, migliorare il clima aziendale e rendere più credibile l’impegno sui temi della parità e dell’inclusione.
Non è solo welfare. È una scelta organizzativa e strategica.
Cosa dovrebbe cambiare nella cultura del lavoro?
Dovrebbe cambiare lo sguardo. Dobbiamo smettere di pensare alla maternità come a una sottrazione: meno tempo, meno disponibilità, meno continuità.
In molti casi la maternità aggiunge competenze, responsabilità, capacità di visione, maturità relazionale e maggiore consapevolezza delle priorità. Questo non significa idealizzare la maternità o negare la fatica. Significa riconoscere che una fase complessa può generare valore, se viene accompagnata e letta nel modo giusto.
Qual è l’impatto che vorreste generare?
Vorremmo aiutare le madri a sentirsi meno sole e più consapevoli del proprio valore.
Ma vorremmo anche aiutare le aziende a costruire contesti più maturi, capaci di riconoscere le competenze che emergono nelle diverse fasi della vita e di trasformare il rientro dalla maternità in un momento di crescita condivisa.
L’impatto che immaginiamo è culturale, prima ancora che organizzativo: contribuire a una nuova narrazione della maternità nel lavoro. Una narrazione in cui la maternità non sia più percepita come un limite, ma come una delle esperienze che possono rendere il percorso professionale più ricco, più consapevole e più umano.
Coaching4Mum in una frase?
La maternità non interrompe il percorso professionale: può renderlo più consapevole.
Coaching4Mum nasce per accompagnare le madri in questa consapevolezza e per aiutare il mondo del lavoro a riconoscere il valore che la maternità può generare.
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