7 Ottobre2026

Si vive più a lungo, ma non sempre meglio: la sfida della longevità secondo Generali

Ventisei anni. È la distanza, in Italia, tra quanto si vive e quanto si vive in buona salute. Al Longevity Day di Roma, Generali ha messo in fila i numeri di un Paese che invecchia e le risposte che servono: previdenza, protezione, salute e assistenza, pensate lungo tutto l’arco della vita.

In Italia si vive in media fino a circa 84 anni. Ma in buona salute, solo fino a 58. In mezzo c’è un lungo tratto di vita, un quarto di secolo, in cui crescono i bisogni di cura, le spese mediche, il tempo che qualcuno deve dedicare all’assistenza. È da questo dato che conviene partire per capire perché la longevità, una delle grandi conquiste del nostro tempo, sia anche una delle questioni più urgenti per famiglie, imprese e conti pubblici.

Al tema è stato dedicato il Longevity Day “Generali Partner del Paese 2026: Previdenza, Protezione, Futuro”, che si è tenuto martedì 6 ottobre a Roma: una giornata di confronto sugli effetti economici e sociali dell’allungamento della vita e sulle soluzioni per accompagnarli.

Un Paese che cambia forma

I numeri presentati descrivono una trasformazione già in corso, non uno scenario lontano.

  • Più anziani, meno lavoratori. Il rapporto tra over 64 e popolazione in età lavorativa salirà dal 29,4% del 2005 al 63,7% nel 2050 (fonte ANIA). Detto in modo semplice: tra meno di venticinque anni ci saranno circa due anziani ogni tre persone in età da lavoro.
  • Famiglie più piccole. Le coppie con figli passeranno da 7,5 milioni nel 2025 a 5,8 milioni: un calo del 23% (Istat). Meno figli significa anche meno persone su cui, domani, potrà contare chi avrà bisogno di aiuto.
  • Pensioni più pesanti sul bilancio pubblico. La spesa pensionistica è destinata a crescere dal 15,2% al 17,1% del PIL tra il 2025 e il 2041 (MEF, Documento di finanza pubblica).

La cura, oggi, la pagano le famiglie

C’è poi un aspetto che molti conoscono per esperienza diretta: il peso dell’assistenza ricade già adesso, in larga parte, sulle famiglie.

In Italia si contano 12,3 milioni di caregiver non retribuiti, persone che si prendono cura di un familiare, un amico, un vicino senza alcun compenso. Di questi, 4,4 milioni vivono sotto lo stesso tetto della persona assistita (Istat). E la spesa sanitaria privata ha raggiunto circa 49 miliardi di euro, pagati per oltre l’85% direttamente di tasca propria dai cittadini, senza l’intermediazione di fondi o assicurazioni (ANIA).

Significa che, quando arriva il bisogno, una visita specialistica, un ricovero, una badante, la risposta è spesso il risparmio di una vita, o il tempo di un figlio.

Pianificare prima, non rincorrere dopo

La proposta di Generali è quella di una pianificazione integrata dei bisogni: non pensare alla pensione, alla salute e all’eventuale non autosufficienza come capitoli separati, ma come parti di un unico percorso, da costruire per tempo. Gli strumenti sono tre, da combinare tra loro:

  1. previdenza complementare, per integrare una pensione pubblica che, con questi equilibri demografici, difficilmente basterà a mantenere il tenore di vita;
  2. coperture di protezione, per mettere al riparo famiglia e patrimonio dagli imprevisti;
  3. soluzioni per salute e non autosufficienza (la cosiddetta Long Term Care), per affrontare le spese di cura senza intaccare i risparmi.

«La longevità è una delle più grandi conquiste della nostra società e rende necessario ripensare il concetto stesso di protezione. Si tratta di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita, integrando prevenzione, salute, assistenza e sicurezza economica.»

— Giancarlo Fancel, Country Manager e CEO di Generali Italia

Fancel ha richiamato anche il ruolo delle istituzioni e degli attori sociali, con l’obiettivo di costruire «un modello più sostenibile e inclusivo, trasformando la longevità in un’opportunità di crescita, benessere e sviluppo per l’Italia».

I numeri di Generali in Italia

Per dare la misura dell’impegno, il gruppo ha presentato i propri dati:

  • circa 11 milioni di clienti in Italia: assicura una famiglia su tre e un’impresa su quattro;
  • circa 40 miliardi di euro di masse previdenziali, di cui 4 miliardi nei Fondi Pensione (2025);
  • una rete di 15.000 strutture sanitarie convenzionate in tutto il Paese;
  • circa il 50% del mercato della Long Term Care, con una raccolta premi in questo segmento cresciuta di oltre il 60% nel 2025;
  • nel primo semestre 2026, una raccolta premi complessiva di circa 14 miliardi di euro, con la componente Protection in crescita del 14% e il ramo Salute salito a 1,02 miliardi (+9%).

Tra le priorità industriali indicate ci sono la protezione delle famiglie, salute e welfare, la consulenza e l’uso su larga scala di tecnologia, dati e intelligenza artificiale generativa, con oltre 325 milioni di euro di investimenti previsti.

Non solo polizze: chi si prenderà cura di noi?

Un Paese più longevo ha bisogno di risorse economiche, ma anche di persone formate per assistere. Ed è qui che si inserisce il progetto Professionisti della Salute di The Human Safety Net, la fondazione di Generali.

L’iniziativa risponde a due esigenze contemporaneamente: la carenza crescente di figure nel settore socio-sanitario e l’inclusione lavorativa di migranti e rifugiati. Attraverso corsi per caregiver e Operatori Socio Sanitari (OSS), accompagnati da orientamento e supporto all’inserimento nel lavoro, oltre 350 persone hanno già costruito una nuova prospettiva professionale in Italia. Dal 2026 il progetto si è allargato a nuove aree e a un numero crescente di beneficiari.

Perché riguarda tutti

La longevità non è un tema per “anziani”: riguarda chi oggi ha 30 o 40 anni e costruisce la propria pensione, chi si prende cura di un genitore mentre lavora, le aziende che devono trattenere e sostenere questi lavoratori. Per il welfare, pubblico, aziendale e privato, la sfida è la stessa: trasformare quei ventisei anni di differenza tra vita e salute in un tempo da vivere con serenità, e non da subire.

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