29 Ottobre2026

Previdenza complementare, 25 anni in cento bollettini: da 23 a 263 miliardi

previdenza complementare

Mefop pubblica il numero 100 del suo Bollettino statistico, un’edizione speciale che ripercorre la crescita del settore dal 2000 a oggi. Le posizioni sono quasi settuplicate, il patrimonio è cresciuto più di undici volte. Inoltre, un focus mostra dove i fondi pensione investono direttamente il risparmio degli iscritti.

Nel 2000 la previdenza complementare italiana contava 1,7 milioni di posizioni e 23 miliardi di euro di patrimonio. A marzo 2026, invece, le posizioni sono 11,9 milioni e il patrimonio arriva a 263 miliardi. Il confronto apre il Bollettino statistico n. 100 di Mefop, la società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione.

Si tratta di un numero speciale, uscito a ottobre, che racconta con i dati oltre 25 anni di storia del settore. Oltre alle serie storiche, il Bollettino analizza la composizione dei portafogli, con un approfondimento sugli investimenti diretti in titoli di debito e di capitale al 31 dicembre 2025.

La previdenza complementare in 25 anni: un sistema che ora paga

La crescita non riguarda solo il numero degli aderenti. Anche i flussi raccontano un sistema maturato. I contributi annui, infatti, sono passati da 2,7 miliardi nel 2000 a 22,4 miliardi nel 2025: più di otto volte tanto.

Allo stesso tempo cresce l’altra metà del ciclo, quella delle uscite. Le prestazioni erogate erano 1,8 miliardi nel 2007 e hanno raggiunto i 5,6 miliardi nel 2025, più che triplicando. Per molti iscritti, quindi, la previdenza complementare non è più un accantonamento lontano: è già diventata un reddito o un capitale da incassare.

Un’avvertenza sul confronto: il dato del 2026 comprende anche i Pip «vecchi», cioè i piani individuali pensionistici istituiti prima della riforma.

Previdenza complementare oggi: 12,2 milioni di posizioni

Per la fotografia più aggiornata il Bollettino riprende i dati Covip al 30 giugno 2026. Le posizioni in essere sono 12.235.719, in aumento del 3% rispetto a marzo. Le risorse destinate alle prestazioni, invece, ammontano a 273,2 miliardi, con una crescita del 4,08% nel trimestre.

La ripartizione per tipologia di forma è questa:

  • fondi negoziali (Fpn): 4,83 milioni di posizioni e 86,6 miliardi;
  • Pip «nuovi»: 4,08 milioni di posizioni e 61,9 miliardi;
  • fondi aperti (Fpa): 2,40 milioni di posizioni e 45,9 miliardi;
  • fondi preesistenti (Fpp): 698.000 posizioni e 72 miliardi;
  • Pip «vecchi»: 271.000 posizioni e 6,9 miliardi.

Attenzione, però: le posizioni non coincidono con le persone. Come precisa la nota Covip, il dato conta i rapporti di partecipazione aperti, e una stessa persona può averne più di uno.

Fondi negoziali, il tasso di adesione sale al 37,9%

Il Bollettino scende poi nel dettaglio dei singoli fondi. Al 31 marzo 2026 i fondi negoziali contano 4.597.235 aderenti, l’1,84% in più rispetto a dicembre. Il tasso di adesione sul bacino dei potenziali iscritti, pari a circa 12,1 milioni di lavoratori, sale al 37,92%, contro il 35,65% di un anno prima. Il patrimonio complessivo sfiora gli 82 miliardi.

Per patrimonio il fondo più grande resta, con 529.288 aderenti e 16,8 miliardi. Per numero di iscritti, invece, il primo è Prevedi, il fondo dell’edilizia, con 1,42 milioni di aderenti: un risultato legato all’adesione contrattuale prevista dai Ccnl del settore.

Da seguire anche il caso di Perseo Sirio, il fondo dei dipendenti pubblici. Grazie all’accordo con l’Aran sull’adesione dei neoassunti con il meccanismo del silenzio-assenso, il suo tasso di adesione è passato dal 16,23% al 18,99%.

Sul fronte dei fondi aperti, infine, i 37 fondi censiti contano 2.332.756 aderenti, con una crescita del 3,16% nel trimestre, e un patrimonio di 42,6 miliardi.

Tfr e premio di risultato: da dove arrivano i soldi

Per chi si occupa di welfare aziendale, la tabella più interessante è forse quella sui flussi del primo trimestre 2026. Nei fondi negoziali la raccolta lorda è stata di 3,66 miliardi, di cui 2,39 miliardi di contributi.

Il Tfr resta il motore del sistema: 1,39 miliardi, pari al 37,9% della raccolta. I contributi a carico dei lavoratori valgono 462,7 milioni, quelli dei datori di lavoro 404,2 milioni. Le altre voci legate all’azienda, invece, restano marginali. I contributi aggiuntivi del datore pesano per 45,3 milioni (1,3%), mentre il premio di risultato convertito in previdenza si ferma a 26,1 milioni, appena lo 0,7% della raccolta.

È un dato che dice molto. La conversione del premio di risultato nel fondo pensione, infatti, è una delle leve del welfare aziendale, ma nei numeri resta ancora poco usata.

Sul versante delle uscite, nello stesso trimestre i fondi negoziali hanno pagato 307,6 milioni di anticipazioni e 339,7 milioni di riscatti. Al netto di tutti i movimenti, la raccolta netta è stata di 1,15 miliardi per i negoziali e di 768,7 milioni per i fondi aperti.

Come investono i fondi pensione: prima i titoli di Stato

La seconda parte del numero speciale guarda ai portafogli al 31 dicembre 2025. Nei fondi negoziali i titoli di Stato pesano per il 43,7% (33,4 miliardi), le azioni per il 28%, gli altri titoli di debito per il 19% e le quote di fondi comuni (Oicr) per il 9,3%.

I fondi aperti, invece, hanno un profilo un po’ più orientato all’azionario: 38,7% in titoli di Stato, 31,1% in azioni, 21% in Oicr e 9,2% in altri titoli di debito. I fondi preesistenti, infine, distribuiscono il portafoglio in modo più uniforme tra Oicr (29,6%), azioni (29,4%), titoli di Stato (27,3%) e altri titoli di debito (13,7%).

Quanto investono in Italia

L’approfondimento riguarda l’investimento diretto, cioè quello non intermediato da fondi comuni. In titoli di debito vale complessivamente 77,4 miliardi, di cui 55,7 in titoli di Stato e di organismi internazionali. In titoli di capitale, invece, l’investimento diretto arriva a 41,3 miliardi.

Il dato più atteso è quello geografico. Sul totale delle obbligazioni detenute direttamente, i titoli italiani pesano per il 16,2% nei fondi negoziali, per il 28,7% nei fondi aperti e per il 18,6% nei preesistenti. La quota principale va agli altri Paesi dell’area euro, tra il 34% e il 41%. Gli Stati Uniti, invece, valgono il 26,1% nei negoziali e solo il 12,6% negli aperti.

Si tratta di numeri che alimentano il dibattito ricorrente sul ruolo del risparmio previdenziale nel sostegno all’economia italiana. Sul fronte della qualità, inoltre, i portafogli restano prudenti: tra l’80% e l’84% dei titoli di debito è investment grade e quasi tutti sono quotati.

Dalla previdenza complementare alla sanità integrativa: la Survey del 19 novembre

Il prossimo appuntamento Mefop riguarda l’altro grande pilastro del welfare integrativo. Il 19 novembre, infatti, saranno presentati a Roma i risultati della quinta Survey Mefop sulla sanità integrativa.

L’indagine analizza le scelte organizzative e gestionali con cui i fondi sanitari si preparano ai prossimi anni. In particolare, guarda alla capacità di pianificazione e all’integrazione con il Servizio sanitario nazionale, tra prestazioni sanitarie, servizi alla persona e tutele socio-assistenziali.

Il seminario farà anche il punto sulle novità normative degli ultimi mesi: il decreto sul Cruscotto dei fondi sanitari integrativi e l’articolo 29 del dl Pnrr in materia di bilancio. Sono provvedimenti che, secondo Mefop, chiedono ai fondi un salto di qualità su trasparenza, rendicontazione e qualità dei dati. Al dibattito contribuiranno Axa Assicurazioni e Open-Box.

L’incontro si terrà alle 15.30 al Museo Ninfeo – Il Giardino degli Dei, in piazza Vittorio Emanuele II 78. La partecipazione, però, è riservata a soci e partner Mefop, fino a un massimo di 50 posti, previa registrazione. WeWelfare racconterà i risultati della Survey nei giorni successivi.


Il Bollettino statistico Mefop in breve Il Bollettino statistico di Mefop raccoglie ed elabora i dati sulla previdenza complementare in Italia, a partire dalle statistiche Covip e dalla banca dati Mefop Previ|DATA. Il primo numero è uscito nel 2000; il numero 100, edizione speciale, è di ottobre 2026. Il PDF completo è scaricabile dal sito Mefop.

Cerca

I libri di Wewelfare

Il benessere psicologico

Il benessere psicologico

commenti e interviste

Registrati alla nostra Newsletter