28 Settembre2026

Conciliazione vita-lavoro, 7,5 milioni per certificare le imprese: come funziona il bando UNI/PdR 192:2026

Dal 21 settembre le aziende possono chiedere i contributi del programma “Il lavoro a misura di famiglia”, promosso da Dipartimento per le Politiche della Famiglia, Dipartimento per le Pari Opportunità e Unioncamere. L’obiettivo è portare oltre mille imprese alla certificazione delle proprie politiche di conciliazione. Il 60% delle risorse è riservato alle PMI.

La conciliazione tra lavoro e famiglia entra in una nuova fase. Da questione affidata alla buona volontà delle singole aziende diventa un sistema che si può organizzare, misurare e certificare. Lo strumento è la UNI/PdR 192:2026, la prassi di riferimento dedicata al benessere delle famiglie e all’equilibrio tra vita professionale e personale. Da pochi giorni c’è anche un sostegno pubblico per adottarla.

Il programma “Il lavoro a misura di famiglia” mette a disposizione 7,5 milioni di euro per accompagnare le imprese nel percorso di certificazione. Le domande si presentano dalle 10 del 21 settembre 2026 alle 16 del 31 marzo 2027, salvo esaurimento anticipato delle risorse.

Quanto vale il contributo

Il sostegno copre due voci: l’assistenza tecnica per preparare l’organizzazione e i costi della prima certificazione. Per ogni impresa il contributo può arrivare fino a 14.459,01 euro al netto dell’IVA, così suddivisi:

  • un voucher fino a 2.459,01 euro per i servizi di assistenza tecnica, pari a un massimo di sei giornate di consulenza;
  • un contributo fino a 12.000 euro per i servizi di certificazione, variabile in base alla dimensione dell’impresa.

Le aziende che hanno già la certificazione della parità di genere o il Family Audit possono ottenere 450 euro in più sul contributo per la certificazione.

Il 60% delle risorse è riservato a micro, piccole e medie imprese, cioè alla parte del tessuto produttivo dove il welfare fatica di più a diventare strutturale.

Per accedere, le aziende devono prima superare un test di pre-screening online sul portale dedicato di Unioncamere, conciliazionevitalavoro.unioncamere.gov.it. Il test verifica i requisiti di partenza ed è condizione per presentare la domanda di contributo.

La misura si inserisce nel Piano nazionale per la famiglia 2025-2027 e nella Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026.

Cosa chiede la UNI/PdR 192:2026

La novità della prassi non sta tanto nei temi, che molte aziende già affrontano, quanto nel metodo. L’impresa deve:

  • definire una politica di conciliazione;
  • fissare obiettivi, responsabilità e indicatori;
  • monitorare i risultati nel tempo;
  • prevedere azioni di miglioramento.

Gli ambiti coperti sono ampi: flessibilità del lavoro, maternità e paternità, supporto ai caregiver, benessere delle persone, servizi per le famiglie, continuità professionale e pari opportunità.

«La UNI/PdR 192:2026 porta un tema che per le HR è già molto concreto, quello dell’equilibrio tra vita professionale e personale, dentro un sistema strutturato e misurabile», osserva Marina Colapenna, People Director di TÜV Italia, uno degli enti che certificano secondo la prassi. «Oggi non basta più offrire singole iniziative di welfare: le persone chiedono di sentirsi realmente supportate nelle diverse fasi della propria vita».

Dalla singola iniziativa al sistema verificabile

La certificazione è rilasciata da un ente terzo. Per l’azienda significa poter dimostrare, con evidenze e indicatori, che le misure di conciliazione fanno parte dei processi e non sono iniziative isolate.

«La novità più importante è proprio il passaggio da un insieme di iniziative a un sistema che può essere valutato attraverso criteri e indicatori definiti», spiega Anna Sara, auditor di TÜV Italia. «La certificazione di terza parte aggiunge un elemento di oggettività e credibilità».

Per molte imprese il punto di partenza non sarà da zero. «La certificazione può aiutare le organizzazioni a dare continuità a politiche che spesso esistono già, ma che non sempre sono inserite in un disegno complessivo», aggiunge Colapenna. «Il punto non è aggiungere nuove iniziative, ma capire se quelle che un’azienda introduce rispondono davvero ai bisogni delle persone e se producono risultati che possono essere misurati nel tempo».

Perché conviene: i dati Unioncamere

A rendere il bando interessante non è solo il contributo. Secondo i dati elaborati da Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, tra le imprese che investono nel benessere dei lavoratori e in una migliore gestione dei tempi di vita e di lavoro:

  • il 35% dichiara una crescita del fatturato, contro il 22% delle altre imprese;
  • il 20% registra un aumento dell’occupazione, contro il 10%.

Sono dati che non dimostrano un rapporto diretto di causa ed effetto, ma indicano una tendenza chiara: le aziende che curano l’equilibrio tra vita e lavoro sono anche quelle che crescono di più. Sono anche quelle più attrezzate per attrarre e trattenere le persone, in un mercato del lavoro dove il carico di cura, tra figli e genitori anziani, pesa sempre di più.

In sintesi

Programma Il lavoro a misura di famiglia
Promotori Dipartimento per le Politiche della Famiglia, Dipartimento per le Pari Opportunità, Unioncamere
Dotazione 7,5 milioni di euro
Contributo massimo 14.459,01 euro per impresa, al netto dell’IVA
Quota PMI 60% delle risorse
Domande dal 21 settembre 2026 al 31 marzo 2027, salvo esaurimento fondi
Primo passo test di pre-screening online sul portale Unioncamere

Per le imprese che lavorano già su welfare, parità di genere e sostenibilità sociale, la UNI/PdR 192:2026 è l’occasione per mettere in fila ciò che esiste. Le altre possono usare il bando per partire con un sostegno economico. In entrambi i casi, la conciliazione smette di essere un benefit accessorio e diventa parte del modo in cui l’azienda si organizza.

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