21 Ottobre2026

Welfare Italia, la spesa corre verso i mille miliardi. Mattarella: «Non è una mera partita di spesa»

Il Rapporto 2026 del Think Tank Welfare Italia fotografa una spesa pubblica record, nascite ai minimi e un Mezzogiorno con meno servizi proprio dove i bisogni sono maggiori. Due strategie, una per la longevità e una per i giovani, provano però a trasformare la demografia in crescita.

Il welfare italiano non è mai costato così tanto, e il conto è destinato a salire. Nel 2025 la spesa pubblica in welfare ha toccato 692,8 miliardi di euro, cioè il 60,0% di tutta la spesa pubblica nazionale. È il dato di apertura del Rapporto 2026 del Think Tank Welfare Italia, presentato ieri a Roma alle Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia. Se le dinamiche dell’ultimo decennio dovessero proseguire, la spesa supererebbe i mille miliardi già nel 2037.

Il Forum aveva un titolo che è già una tesi: «Il welfare in Italia e in Europa tra valore identitario e fattori di crescita». Dietro l’iniziativa c’è Unipol, in collaborazione con TEHA Group. Giuseppe Guzzetti presiede il Comitato Scientifico, di cui fanno parte Giuseppe Curigliano, Veronica De Romanis e Stefano Scarpetta. A moderare i lavori, invece, Antonio Polito, editorialista e vicedirettore del Corriere della Sera.

Il messaggio di Mattarella: il welfare come motore, non come costo

Ad aprire il Forum è stato il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, indirizzato al presidente di Unipol Carlo Cimbri. Il Capo dello Stato definisce il Rapporto annuale «Welfare, Italia» «un utile contributo di analisi e proposte» su un capitolo che ha plasmato il modello sociale del Paese.

Il passaggio più netto, però, riguarda la natura stessa della protezione sociale: «Il carattere universalistico della protezione sociale è oggi sottoposto a intense sollecitazioni: presidiato da principi costituzionali, la sua natura non appare confutabile».

Inoltre, il Presidente rovescia la lettura puramente contabile del sistema: «Il Welfare non è una mera partita di spesa, bensì, nel nostro Paese ha sempre rappresentato un motore dell’economia e della società, agendo come risorsa per lo sviluppo e strumento di inclusione, caratteristiche preziose».

Infine, un richiamo che parla anche al mondo delle imprese: «Istituzioni, realtà private, imprese del Terzo settore e del no profit sono attori nei processi di necessario rinnovamento e concorrono responsabilmente all’attuazione delle previsioni costituzionali».

Spesa in welfare da record: metà va alla previdenza

La composizione della spesa, tuttavia, resta sbilanciata. La previdenza assorbe infatti il 49,5% delle risorse del welfare. Nel confronto europeo, la spesa previdenziale italiana vale il 16,3% del PIL, contro una media dell’Eurozona del 12,5%.

Sugli altri capitoli, invece, l’Italia resta sotto la media. La sanità pesa il 6,6% del PIL (Eurozona 7,4%), le politiche sociali il 4,8% (7,3%), l’istruzione il 4,0% (4,6%).

Per il 2026 il Think Tank stima circa 715 miliardi di spesa. Con le tendenze dell’ultimo decennio, quindi, si arriverebbe a 1.028,6 miliardi nel 2037 e a 1.591,9 miliardi nel 2050. Per questo il Rapporto mette al centro la sostenibilità di lungo periodo: conciliare bisogni crescenti con un uso più efficiente ed equilibrato delle risorse.

Culle vuote e meno lavoratori: il PIL rischia il 10,7%

Nel 2025 la popolazione italiana si è fermata a 58,9 milioni di abitanti. Le nascite sono scese al minimo storico di 355mila, a fronte di circa 652mila decessi. Il saldo naturale è quindi negativo per 297mila persone. Entro il 2050, inoltre, gli abitanti potrebbero scendere a circa 55 milioni.

Il dato più pesante per l’economia riguarda però chi è in età da lavoro. Secondo le stime, questa fascia perderà 3,6 milioni di persone entro il 2040 e 6 milioni entro il 2050. A parità di altre condizioni, il PIL potrebbe contrarsi del 6,4% nel 2040 e del 10,7% nel 2050 rispetto ai livelli del 2025.

Cambiano anche le famiglie. Tra il 2016 e il 2025 le coppie con figli sono passate da 33 a 27 ogni 100 famiglie (-18%). Nello stesso periodo, al contrario, i nuclei monogenitoriali con figli sono cresciuti del 10%. Di conseguenza, il Rapporto chiede di sostenere la natalità, aumentare la partecipazione al lavoro e adeguare le politiche familiari a bisogni sempre più diversi.

Meno servizi proprio dove servono di più

Il divario territoriale resta una ferita aperta. Nel Mezzogiorno, per esempio, i servizi educativi per la prima infanzia offrono 19,3 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni. Al Nord sono 37,9, al Centro 40,4.

Anche la spesa comunale per interventi e servizi sociali racconta la stessa storia: 111 euro pro capite nel Mezzogiorno, contro i 185 del Nord. In altre parole, dove la vulnerabilità sociale ed economica è maggiore, i servizi di welfare sono più scarsi.

Welfare Italia Index 2026: Trento in testa, il divario si accorcia

Il Welfare Italia Index, sviluppato dal Think Tank nel 2020, misura la capacità di risposta dei sistemi regionali con 22 indicatori (KPI). Considera sia la spesa sia i risultati che produce in quattro ambiti: politiche sociali, sanità, previdenza e formazione.

Nel Welfare Italia Index 2026 resta in vetta la Provincia autonoma di Trento, con 83,9 punti. Seguono il Friuli-Venezia Giulia (79,3) e la Provincia autonoma di Bolzano (77,6). In fondo alla classifica si trovano invece Campania (65,8), Calabria (64,7) e Basilicata (64,3).

C’è però una buona notizia. Rispetto al 2025, la distanza tra il punteggio più alto e quello più basso cala di circa il 3,4% e scende a 19,6 punti.

Una filiera da 374 miliardi e 5,1 milioni di occupati

Il welfare, del resto, non è soltanto spesa. Nel 2024 la filiera ha coinvolto oltre 458mila enti pubblici e privati, profit e non profit. Ha dato lavoro a 5,1 milioni di persone e ha generato circa 374 miliardi di euro di valore della produzione.

Rispetto al 2023, sui dati ricalcolati con la metodologia aggiornata, la filiera cresce di oltre 13mila enti e 344mila occupati. Il valore della produzione, inoltre, segna un +15%.

Longevity e Youth Economy: le due strategie del Think Tank Welfare Italia

Da qui nascono le due proposte del Rapporto. La prima riguarda la Longevity Economy, cioè la filiera del welfare rivolta agli over 65. Genera 130,7 miliardi di euro di ricavi e 38,5 miliardi di valore aggiunto, con circa 586mila occupati e oltre 173mila imprese.

Il Think Tank chiede di riconoscerla come filiera strategica per il Paese. Gli ambiti di intervento sono non autosufficienza, assistenza domiciliare, tecnologie per l’autonomia, prevenzione della fragilità e partecipazione attiva dei senior.

La seconda proposta, invece, guarda agli under 35. La Youth Economy genera 114,9 miliardi di ricavi e 40,7 miliardi di valore aggiunto, con quasi 654mila occupati e oltre 163mila imprese. L’obiettivo è accompagnare i giovani verso formazione, occupazione di qualità e autonomia, anche abitativa. Tra le leve compaiono inoltre salute mentale e previdenza complementare, oltre alla capacità di trattenere i talenti.

Intelligenza artificiale: la leva c’è, mancano le competenze

Trasversale a entrambe le strategie è l’intelligenza artificiale. Secondo il Rapporto, l’IA potrebbe aumentare la produttività del 19,6% nella sanità e del 21,9% nell’istruzione.

La base di competenze, tuttavia, resta fragile. Il 37% degli adulti presenta bassi livelli di alfabetizzazione, solo il 10,8% partecipa ad attività di formazione continua e il 54% possiede competenze digitali almeno di base. Per questo il Think Tank lega ogni investimento tecnologico a un investimento nel capitale umano e nella riqualificazione della forza lavoro.

Perché il Rapporto Welfare Italia parla anche alle imprese

Per chi si occupa di welfare aziendale, il Rapporto offre più di uno spunto. Previdenza complementare dei giovani, non autosufficienza, assistenza domiciliare, salute mentale, formazione continua: sono anche gli ambiti su cui si giocano i piani di welfare delle aziende.

Inoltre, il messaggio di Mattarella colloca le realtà private tra gli attori del rinnovamento, accanto alle istituzioni e al Terzo settore. La sfida, quindi, non è sostituire la protezione pubblica. Piuttosto, si tratta di integrarla là dove i bisogni crescono più in fretta delle risorse.

Il Rapporto completo e i materiali del Forum sono disponibili sul sito del Think Tank Welfare, Italia. I messaggi del Capo dello Stato sono pubblicati sul sito della Presidenza della Repubblica.

 

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