9 Ottobre2026

Malerba (Telepass): «La mobilità aziendale diventa welfare quando smette di occuparsi solo dei veicoli»

Dalla flotta alla Business Mobility as a Service: più libertà di scelta per i dipendenti, meno complessità nella giornata, un plafond di mobilità da gestire in autonomia. E una richiesta al legislatore: riconoscere alla mobilità le stesse agevolazioni fiscali delle altre forme di welfare.

Il welfare aziendale è entrato in una fase di maturità. Secondo il Welfare Index PMI 2026 di Generali Italia, il 76,5% delle piccole e medie imprese italiane ha raggiunto almeno un livello medio di welfare, e la quota di aziende con un livello alto o molto alto è passata in dieci anni dal 10,3% al 33,9%. La sfida, oggi, non è più soltanto ampliare l’offerta, ma renderla davvero utile.

Anche la mobilità aziendale sta uscendo dal perimetro della flotta. Secondo l’Arval Mobility Observatory, il 68% delle aziende ha già una strategia formalizzata di mobilità sostenibile o ci sta lavorando. Ma se il 63% la motiva con obiettivi ambientali, solo il 42% cita il benessere dei dipendenti. Intanto la Settimana Europea della Mobilità 2026 ha scelto come tema “Mobility for Everyone” e l’equità tra generazioni.

È il cambiamento descritto dalla ricerca che Telepass Business ha realizzato con Luiss-X.ITE, il centro di ricerca della Luiss sulle tecnologie e i comportamenti di mercato: la mobilità aziendale evolve verso un modello integrato e flessibile, la Business Mobility as a Service. Ne abbiamo parlato con Paolo Malerba, Chief Business (B2B) Revenues Officer di Telepass.

Telepass Business conta oggi quasi 150 mila aziende e più di 600 mila utilizzatori attivi, mentre Viacard, il prodotto storico dedicato al pedaggio aziendale, conta più di 800 mila aziende attive. Numeri che raccontano una base ampia e consolidata, ma anche l’evoluzione di un’offerta che negli anni si è progressivamente allargata oltre il solo pedaggio.

Mobilità aziendale: dalla flotta alla Business Mobility as a Service

Fino a ieri mobilità aziendale voleva dire flotte e trasferte. Cosa cambia con la Business Mobility as a Service, e perché oggi possiamo parlarne come leva di welfare?

Il cambiamento principale è nel punto di vista: passiamo dalla gestione dei mezzi alla gestione della mobilità delle persone.

Lo studio che abbiamo condotto con la Luiss ha fatto emergere un cambio di approccio. Fino a qualche tempo fa, nelle aziende, la mobilità significava gestire il parco auto e le trasferte dei dipendenti. Oggi si passa da un modello pensato per ottimizzare gli spostamenti in auto a una mobility as a service.

La mobilità diventa welfare quando smette di occuparsi soltanto dei veicoli e comincia a occuparsi degli spostamenti delle persone, per motivi di lavoro ma anche personali.

Non basta semplicemente aggiungere nuovi servizi alla flotta aziendale, ma costruire un ecosistema nel quale il dipendente possa scegliere, in base alle proprie esigenze, tra diverse soluzioni che agevolino i suoi spostamenti lavorativi o personali: auto, treno, taxi, parcheggio, sharing, e così via.

Questo non significa essere “contro l’auto”. Soprattutto in Italia l’auto continuerà ad avere un ruolo fondamentale, ma diventa una delle opzioni, all’interno di un’offerta più ampia e personalizzabile.

Mobilità e generazioni: una soluzione per ogni fase della vita

La Settimana Europea della Mobilità di quest’anno mette al centro l’equità tra generazioni. Come si costruisce una mobilità che funzioni per un neoassunto di 25 anni e per un dipendente con famiglia a carico?

Significa, prima di tutto, non pensare che esista una soluzione di mobilità valida per tutti. Un neoassunto di 25 anni che vive in affitto in centro a Milano ha esigenze completamente diverse da un collega con figli che abita lontano e vede nell’auto il suo strumento principale. Chi vive in centro si sposta più facilmente con mezzi diversi.

E non è neanche semplicemente una questione generazionale. La ricerca che abbiamo realizzato con Luiss-X.ITE evidenzia come i bisogni di mobilità cambino anche in funzione delle diverse fasi della vita.

La multimodalità diventa così una forma di inclusione, perché consente a ciascuno di costruire la soluzione più adatta alle proprie esigenze. In questo senso la mobilità diventa un benefit vero e ha un impatto diretto sul welfare aziendale.

Meno complessità, più benessere: la mobilità aziendale come welfare

Quando si parla di mobilità si guarda soprattutto alla sostenibilità. Se dovesse scegliere un esempio in cui la mobilità incide sul benessere dei dipendenti, quale sceglierebbe?

La sostenibilità resta fondamentale, ma serve cambiare punto di vista. Il benessere delle persone cresce nella misura in cui riduciamo la frammentazione degli strumenti che usiamo ogni giorno per muoverci.

Pensiamo a quante operazioni possono esserci dietro una giornata di mobilità: parcheggiare sulle strisce blu, fare rifornimento di carburante, ricaricare l’auto elettrica, prenotare un taxi, acquistare il biglietto del treno, pagare il pedaggio autostradale. Se per ognuna servono strumenti, app, pagamenti e processi diversi, la complessità ricade inevitabilmente sulla persona.

In Telepass abbiamo deciso di semplificare questo ecosistema, con Telepass Business lavoriamo proprio nella direzione opposta: integrare in un unico ecosistema servizi di mobilità, strumenti di pagamento e gestione amministrativa, cercando di rendere l’esperienza più semplice sia per l’azienda sia per il dipendente.

La piattaforma rende la mobilità anche più flessibile. Le aziende che lo desiderano possono consentire ai dipendenti di usare gli stessi strumenti per spostamenti di lavoro o personali, con un addebito separato e nel rispetto della loro privacy. È così che la mobilità diventa welfare: togliendo complessità alla vita delle persone.

Oltre i KPI della flotta: la mobility experience

Arval rileva che il 68% delle aziende ha una strategia di mobilità sostenibile, ma meno della metà la collega al benessere dei dipendenti. Cosa manca?

Credo manchi soprattutto un cambio di prospettiva. Dobbiamo smettere di misurare la mobilità solo con i KPI prevalentemente operativi: costi, chilometri, emissioni, consumi. Sono indicatori fondamentali, ma oggi non bastano.

Bisogna passare da una mobilità legata alla gestione della flotta a una mobility experience del dipendente nel suo complesso. Quante modalità di spostamento gli offriamo? Quali alternative ha davvero a disposizione? Quanto riusciamo a semplificare il suo percorso, comprese le trasferte di lavoro?

Anche la sostenibilità va letta in maniera più ampia. Elettrificare una flotta o ridurre le emissioni è certamente importante, ma una soluzione diventa sostenibile quando lo è davvero anche per chi la deve utilizzare tutti i giorni, e si ritrova con una gestione più semplice e fluida di tutti i suoi spostamenti.

Chi governa la mobilità aziendale

Oggi chi decide la mobilità in azienda? E chi dovrebbe deciderla, perché diventi welfare a tutti gli effetti?

Oggi, molto spesso, la mobilità è distribuita tra funzioni differenti: Fleet e Mobility Manager, HR e, Travel Manager, Welfare, Facility. Questa frammentazione certamente non aiuta. Anche la ricerca fatta con la Luiss-X.ITE evidenzia come responsabilità e dati distribuiti tra funzioni diverse rendano più difficile costruire una strategia realmente integrata.

Non credo però che la soluzione sia semplicemente spostare la responsabilità dal fleet manager alle risorse umane o viceversa. Serve piuttosto una governance trasversale.

Il mobility manager può svolgere una funzione importante di regia, ma la strategia deve nascere dal dialogo tra chi conosce le esigenze delle persone, chi governa i costi e i processi, chi gestisce i viaggi e chi presidia gli obiettivi di sostenibilità.

Plafond di mobilità e PMI: la mobilità aziendale tra tre anni

Tra tre anni come sarà cambiato il modo di pensare la mobilità dei dipendenti? E cosa serve perché non resti una prerogativa delle grandi aziende?

Tra tre anni, e spero anche prima, vedremo il passaggio dalla gestione della flotta a una mobility as a service a 360 gradi. Per anni il benefit della mobilità è coinciso con l’auto aziendale, che era anche un privilegio legato al ruolo, uno status symbol. Ora la mobilità può diventare un servizio pensato intorno alle esigenze delle persone.

Le aziende potrebbero stabilire dei plafond di mobilità: un budget all’interno del quale il dipendente sceglie la modalità più adatta alla situazione che sta vivendo in quel momento della sua vita.

La vera sfida sarà rendere questo modello accessibile anche alle PMI. che non hanno strutture, risorse e tempo per costruire una mobility experience su misura.

Piattaforme come Telepass Business sono soluzioni plug and play: danno massima libertà al dipendente e controllo totale all’azienda, che decide quali modalità di spostamento e quali strumenti assegnare a ciascuno, senza sviluppi o investimenti aggiuntivi. Le grandi aziende, invece, possono personalizzare la piattaforma sulle proprie politiche, che spesso sono uniche.

È anche la direzione nella quale abbiamo lavorato con Telepass Business: costruire un ecosistema che riunisca diverse soluzioni di mobilità in un’unica esperienza, semplice per i dipendenti e facilmente gestibile dalle aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni.

L’ideale sarebbe che un domani le aziende potessero assegnare un plafond di mobilità, e che il legislatore riconoscesse alla mobilità le stesse agevolazioni fiscali oggi previste per altre forme di welfare aziendale.

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