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Secondo Welfare: alleanze inedite tra attori privati, profit e non profit

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Dal Quarto Rapporto sul Secondo Welfare presentato lunedì scorso a Milano, emerge la necessità di interventi ibridi e inediti. Per vincere le sfide socio-demografiche il protagonismo dei corpi intermedi deve continuare a rafforzarsi

Aprendo il convegno Beppe Facchetti, Presidente del Centro Einaudi, ha affermato: “Nel momento in cui il Pubblico registra criticità strategiche e difficoltà applicative per interventi oltretutto molto costosi come il Reddito di cittadinanza, è positivo il sempre più largo coinvolgimento di soggetti privati ed intermediari come imprese, sindacati, fondazioni in forme di welfare più esteso e inclusivo“.

Il volume Nuove alleanze per un welfare che cambia. Quarto Rapporto sul secondo welfare presentato a Milano presso il Centro Congressi di Fondazione Cariplo, oltre ad aggiornare il quadro analitico relativo al welfare state italiano e fornire una panoramica articolata del peso del secondo welfare, illustra e approfondisce diverse dinamiche assunte dal secondo welfare, focalizzandosi in particolare su alcuni fronti ritenuti particolarmente significativi.

Franca Maino, direttrice di Percorsi di secondo welfare e professoressa dell’Università degli Studi di Milano, presentando i principali contenuti del volume ha sottolineato che “il Quarto Rapporto mette in luce tendenze che i soli dati quantitativi spesso non riescono  a riportarci nella loro complessità. Le nostre ricerche evidenziano come a più livelli si stiano sperimentando sinergie e alleanze inedite tra attori privati, profit e non profit, per affrontare alcuni bisogni sociali. E in tutto questo il Pubblico comincia a percepire con maggiore chiarezza il bisogno di essere della partita“.

Ad oggi i fondi sanitari integrativi sono 322, contano 10,6 milioni di iscritti e nel 2018 hanno coperto prestazione per circa 2,3 miliardi €; i 33 fondi previdenziali negoziali contano invece circa 3 milioni di iscritti per un patrimonio complessivo di 51,7 miliardi €.

Vediamo nello specifico i campi analizzati nel Rapporto:

  • Welfare contrattato si contraddistingue per numeri importanti: tra il 27,2% e il 32% dei Contratti Collettivi Nazionali garantiscono forme di protezione sociale messe in campo dalle imprese a favore dei lavoratori, mentre il 53% dei contratti che prevedono premi di risultato permettono la conversione in welfare aziendale. Su questo fronte è inoltre da segnalare la vitalità dei provider di servizi: le società aderenti ad AIWA (Associazione Italiane Welfare Aziendale) nel 2018 hanno servito quasi 2 milioni di lavoratori e (al netto dei contributi per fondi sanitari, fondi pensioni e mense) hanno caricato sulle proprie piattaforme quasi 750 milioni di euro di “budget welfare”.
  • Welfare assicurativo, sempre più ricorrente nelle offerte di compagnie assicuratrici e istituti di credito, si conferma una parte importante del secondo welfare. Ad oggi sul fronte della sanità integrativa si contato 700 milioni € di polizze individuali e circa 2 miliardi € di polizze collettive, mentre nel campo della previdenza complementare privata (esclusi i sopra citati fondi negoziali) i fondi aperti e preesistenti contano 2,1 milioni di adesioni e un patrimonio di 79 miliardi €; i piani individuali raggiungono invece 3,6 milioni di adesioni per un valore di circa 37 miliardi €.
  • Welfare comunitario, cioè quelle iniziative messe in campo a livello locale grazie alla sinergia, in particolare, tra organizzazioni del Terzo Settore ed enti locali volte a favorire la coesione sociale mobilitando risorse – economiche e non – presenti sui territori. Il Terzo Settore, in particolare, si conferma ampio e strutturato, con oltre 350.000 istituzioni e circa 850.000 addetti, così come il mondo cooperativo che pur rappresentando solo l’1,3% delle imprese italiane (59.000 realtà) raccoglie oltre il 7,1% degli occupati (1,2 milioni) e rappresenta il 4% del valore aggiunto (28,6% miliardi €) prodotto nel Paese. Da segnalare è anche il ruolo crescente delle 524 Società di Mutuo Soccorso presenti nel Paese: soggetti solo in apparenza appartenenti a un passato lontano e che nel solo 2018 hanno garantito prestazioni sociali di vario genere a ben 953.000 soci.
  • Welfare confessionale riconducibile a varie diramazioni della Chiesa Cattolica conferma la propria vivacità. Nel 2018 attraverso gli oltre 3.364 centri di ascolto sparsi per tutto il Paese, la Caritas Italiana ha messo in campo 208.000 interventi diretti e garantito oltre 1 milione di erogazioni di beni e servizi grazie a uno stanziamento tutto sommato modesto (39 milioni di €) a cui va però aggiunto l’enorme contributo messo in campo da fedeli e volontari di parrocchie e diocesi. Da richiamare è, in particolare, un’esperienza che in questi anni si è diffusa in tutto il Paese proprio su impulso della Caritas: i 178 empori solidali che lo scorso anno hanno aiutato oltre 100.000 persone in difficoltà economica. Giovanni Fosti, Presidente di Fondazione Cariplo, nel suo intervento iniziale ha dichiarato: “Lo stiamo sperimentando con i programmi “Welfare in azione” e “QuBì – la ricetta contro la povertà infantile”. “Il primo sta sostenendo nuove forme di welfare locale basate sul rafforzamento della dimensione comunitaria. Tra 2015 e 2018 i progetti avviati da Fondazione Cariplo insieme alle comunità territoriali hanno coinvolto attivamente più di 1.500 enti, 9.000 cittadini e oltre 1.600 aziende per rispondere a vecchi e nuovi bisogni e a creare nuove di governance  in stretta sinergia con le istituzioni locali; il nostro “investimento” di oltre 36 milioni di euro ha generato un effetto leva, determinando uno stanziamento di oltre 87 milioni di euro sui 37 progetti realizzati. Con QuBì, programma finalizzato a rafforzare il contrasto alla povertà infantile, è stato attivato un lavoro capillare nei quartieri milanesi che ha coinvolto quasi 600 organizzazioni, ha creato una forte connessione con i servizi sociali territoriali e ha aggregato importanti risorse di altri partner finanziatori. È la dimostrazione concreta di ciò che afferma anche il Quarto Rapporto sul secondo welfare presentato oggi: per un nuovo welfare non servono solo nuove risorse ma è fondamentale la ricomposizione di ciò che c’è e la capacità di connettere i soggetti del territorio”
  • Welfare filantropico collegato a diverse fondazioni operative nel nostro Paese, come le Fondazioni di origine bancaria – che nel 2018 hanno garantito erogazioni per oltre 1 miliardo €, di cui quasi la metà dedicate all’ambito welfare; alle 111 Fondazioni di impresa mappate da Percorsi di secondo welfare attraverso un’indagine ad hoc svolta insieme a Fondazione Bracco e Fondazione Sodalitas; alle 40 Fondazioni comunitarie operanti a livello locale in varie aree della Penisola.

Uno spazio di rilievo è dato anche all’educazione finanziaria e ai soggetti che se ne fanno promotori – in primis imprese assicuratrici e banche in dialogo con le istituzioni pubbliche e i soggetti del Terzo Settore – evidenziando come in questa fase storica sia necessario intervenire fin da subito per chiarire alle nuove generazioni le grandi sfide che il nostro Paese dovrà affrontare nei prossimi anni in tema previdenziale e mutualistico.

In conclusione dell’evento, Maurizio Ferrera, Scientific Supervisor di Percorsi di secondo welfare e professore dell’Università degli Studi di Milano, ha dichiarato: “l’associazionismo dei corpi intermedi impegnati nel campo del secondo welfare non può essere fine a se stesso ma, come indicava Alexis de Tocqueville, deve sempre assumere forme aggregative orientate al raggiungimento di beni collettivi e ispirati a una logica di condivisione sociale. Nel nostro Paese stanno aumentando le realtà che si muovono in questo solco. È una dinamica positiva a cui anche la Politica dovrebbe prestare maggiore attenzione”.

 

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