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Welfare society: le nuove aziende tra profit e non profit

Cosa sono le società benefit, da dove nascono e perché sceglierle? Il focus dal Rapporto NeoWelfare 2019.

Secondo il focus presente nel Rapporto NeoWelfare 2019 curato da Matteo Pedrini e Giacomo Ciambotti, le società benefit si configurano come aziende che combinano tra loro elementi profit e non profit, per un approfondimento si consiglia la lettura del dossier redatto da Giovanni Scansani. Esse sono orientate alla generazione del profitto ma allo stesso tempo interessate a generare un beneficio per la società.

Sono il frutto di un movimento sociale che nasce negli Stati Uniti d’America il cui sviluppo è avvenuto contemporaneamente alla crisi dei sistemi di welfare state, incentrati sul ruolo del settore pubblico come ridistributore di ricchezza. Tale crisi ha portato a un progressivo spostamento verso il modello della Welfare Society, secondo il quale i differenti operatori economici dovrebbero agire in modo sinergico dando vita a un sistema integrato di welfare. Un assetto che permetterebbe a imprenditori e manager di decidere di far assumere ad una azienda una forma legale di società benefit (opzione ad oggi disponibile in alcuni Paesi tra cui l’Italia) o di sottoporsi volontariamente a una certificazione che attesta il contributo offerto alla società (opzione disponibile in tutti i Paesi).

Tre differenti modelli di società benefit individuati da Matteo Pedrini e Giacomo Ciambotti :

  1. Un primo modello è dato dalle società benefit “spensierate” che, identificando nell’attenzione all’ambiente naturale il proprio principale contributo alla società, di fatto non manifestano una particolare proattività attorno ai temi del welfare e rappresentano un potenziale inespresso in tal senso.
  2. Un secondo gruppo identificato sono le “sussidiarie”, le quali identificano nel proprio contributo ai sistemi di welfare un elemento caratterizzante l’attività d’impresa e un pilastro del beneficio che intendono generare per la comunità, assumendo così un atteggiamento proattivo nell’integrare l’offerta pubblica a livello di welfare.
  3. Le “sviluppatrici” invece, pur rappresentando una quota minoritaria, hanno un ruolo centrale nello sviluppo del welfare integrato. Tali organizzazioni fanno della promozione dei temi del welfare la propria missione sociale e vedono come principale attività economica l’offerta di servizi focalizzati sul welfare (ad esempio consulenza, progettazione o condivisione di attività) nel tentativo di coordinare la creazione di un sistema integrato di welfare. Esse sono un volano per lo sviluppo di una rete di welfare e, se adeguatamente supportate, potrebbero favorire il passaggio progressivo delle aziende “spensierate” verso un modello di tipo “sussidiario”, attivandone quindi il potenziale inespresso.

Si evidenzia tuttavia la necessità di una normativa dedicata a questa tipologia di società, l’adozione di una specifica forma legale che comporti il riconoscimento di queste da parte degli interlocutori. Il movimento delle società benefit ha promosso così la diffusione di una certificazione volontaria di terze parti, che offre alle società di ogni Paese (indipendentemente dalla forma legale adottata) la possibilità di essere certificate come società orientate al beneficio comune e di assumere la denominazione B Corp. Dalle 1.500 aziende certificate nel 2014 si è passati infatti alle 2.760 di oggi. L’Italia riveste un ruolo importante nel mondo delle B Corp tanto da essere il secondo Paese europeo in relazione al numero di B Corp certificate, grazie a 76 B Corp pari a circa il 15% delle 500 aziende certificate presenti in Europa. Un ritardo, al contrario, lo si riscontra attorno al numero di società B Corp appartenenti al ramo assicurativo: a livello mondiale infatti si contano 30 B Corp nel mondo assicurativo di cui 3 in Italia.

L’adozione di questa forma legale di società benefit o la scelta di certificarsi B Corp comporta tuttavia oneri aggiuntivi a carico dell’azienda, relativi ai costi connessi alla produzione di un bilancio annuale in cui viene rendicontato l’impatto sociale prodotto dall’organizzazione. Perciò quali sono tuttavia le ragioni di questa scelta?

  • una maggiore trasparenza aziendale,
  • una significativa evoluzione dei sistemi di corporate governance
  • uno sviluppo della capacità di attirare e trattenere talenti
  • una più intensa motivazione dei collaboratori
  • un allineamento con gli emergenti trend di consumo
  • la partecipazione a un network proattivo di società benefit e in fine
  • l’opportunità di sviluppare strategie innovative di accesso alle risorse

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