16 Aprile2020

L’importanza del welfare aziendale secondo Aon

Aon

Il mercato del welfare integrativo, e aziendale in particolare, non poteva non essere condizionato dall’emergenza Covid-19. Quali sono le esigenze attuali e come cambierà il settore e il mercato dopo la crisi? Per riflettere sul futuro, ne parliamo con Andrea Canonico Head of Flexible Benefits & Network  di Aon

Come stanno reagendo i vostri clienti? Le aziende che hanno attivato piani di welfare aziendale e/o contrattuale, come si stanno ri-organizzando? Che cosa vi chiedono?

Nonostante la situazione di difficoltà che il Paese e il mondo intero stanno vivendo, Aon non sta lavorando in emergenza. I nostri clienti non hanno rivisto tempistiche e progetti nell’ambito del welfare aziendale: le imprese che già avevano messo in preventivo di destinare ai loro dipendenti una somma in flexible benefit continuano a farlo, mentre quelle che dovevano convertire i premi di risultato per il 2019 in flexible benefit stanno aprendo le loro piattaforme dedicate. Inoltre, i Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro continuano a prevedere erogazioni in welfare aziendale, anche Confindustria ha confermato i suoi piani a questo riguardo. Per quanto attiene invece l’attività commerciale, questa ha di certo subito una flessione. Il welfare aziendale in generale potrebbe avere una battuta d’arresto nel 2021 se non si interverrà nei prossimi mesi con un adeguamento di tipo normativo in merito alla contrattazione nazionale. Un sostegno dal punto di vista normativo istituzionale potrebbe infatti rendere il welfare un compenso economico extra utile ad aumentare la capacità di spesa non solo dei dipendenti delle aziende italiane, ma anche delle famiglie stesse, considerando così anche le partite IVA, in un sistema canalizzato e tracciato.

Quale ruolo è possibile ridisegnare al vostro impegno imprenditoriale, di partner di aziende destinate a non dover più contare sulla distribuzione di “benefit” ma forse sulla condivisione di servizi “essenziali” (salute, servizi alla persona, …) per i propri dipendenti?

A tale proposito stiamo rispondendo alle richieste delle aziende clienti con un’offerta specifica: durante i primi giorni della quarantena, la gran parte di queste riguardavano le attività leisure on demand, come gli abbonamenti alle tv a pagamento, alle piattaforme interattive, ai percorsi benessere e all’attività fisica da svolgere da casa. Nelle ultime settimane invece le richieste si sono via via orientate al supporto psicologico e al disbrigo di pratiche economico-amministrative, come la compilazione della modulistica 730, la richiesta di finanziamenti e di ammortizzatori sociali. Aon ha inoltre potenziato sin dall’inizio dell’emergenza i suoi servizi e strumenti nell’ambito del brokeraggio assicurativo, offrendo per primi alle aziende la possibilità di attivare la Polizza Covid-19 a mitigazione dei danni derivanti dal rischio di contrarre il Coronavirus, oltre alla possibilità di prendere contatto con operatori specializzati nella sanificazione degli edifici aziendali e ad offrire consulti di telemedicina e prestazioni sanitarie agevolate attraverso Onenet, la rete di strutture sanitarie indipendente messa a disposizione da Aon.

È il momento di una rinnovata attenzione allo sviluppo di un welfare di territorio e non solo d’azienda?

Aon crede molto nel territorio ed ha uno stretto legame con le comunità in cui opera. Peraltro è  l’unico broker che conta ben 26 uffici dislocati su tutto il territorio nazionale, più di uno per regione, e ha sempre posto una grande attenzione nell’offrire un “welfare di prossimità” alle aziende clienti, con prodotti e servizi erogati da partner attivi sul territorio di appartenenza. In questa situazione di emergenza, ci troviamo invece ad offrire servizi più on demand e on line, dal momento che molte attività commerciali e di servizio sono chiuse per il lockdown.

Dopo la crisi? Il welfare aziendale non sarà più lo stesso. Quali iniziative dovrebbero essere prese dal settore? Defiscalizzazione e decontribuzione dei servizi di welfare? Inserimento strutturale dei servizi di welfare nella nuova contrattazione aziendale e di comparto?

Storicamente il welfare, in particolar modo quello aziendale, è sempre stato un acceleratore post crisi, sia per le aziende che per i dipendenti, e ci auguriamo che sia così anche all’indomani di questa emergenza. In un contesto di mercato in cui domina l’eterogeneità e la diversa natura dei soggetti, ci auspichiamo che le iniziative di welfare non siano più solo degli interventi spot o diffusi a macchia di leopardo, ma che il welfare possa diventare una componente fissa, uno strumento quasi obbligatorio a disposizione di tutti i dipendenti delle aziende italiane. A ciò aggiungo anche un’altra considerazione più ampia: in tutte le ripartenze il welfare sociale, inteso come il welfare pubblico, tende a venir meno, dal momento che non è in grado di soddisfare tutte le richieste. Per questo motivo viene dato alle aziende l’onere, e onore, di supportare e sostenere il welfare. Nel prossimo biennio il welfare sociale non riuscirà a tenere il passo a tutte le istanze che riceverà. Dunque  è auspicabile dare forza al welfare aziendale, affinché questo possa essere di sostegno al potere d’acquisto delle persone e delle famiglie.

Quali esperienze, quali esigenze, quali richieste vi vengono in queste settimane dalle aziende per le quali svolgete il vostro servizio di provider?

Abbiamo notato che non vi è stata una flessione nella domanda di flexible benefit. Le aziende continuano infatti a erogarli e sono proprio di questi giorni le notizie relative alle esperienze virtuose di molte aziende nostre clienti, che si sono trovate nella necessità di attivare la cassa integrazione, prevedendo però delle erogazioni liberali in Welfare a favore dei dipendenti, con la consapevolezza dei sacrifici che stanno facendo i lavoratori. Tra le prime azioni intraprese da Aon, a inizio marzo e ancora prima che iniziasse il lockdown, c’è quella di aver inserito la possibilità di donare parte dei flexible benefit dei dipendenti a quelle strutture ospedaliere che da subito sono state in prima linea nella gestione della pandemia. Un’iniziativa, questa, che ha riscosso subito grande successo, sia dal punto di vista delle donazioni che per il riscontro positivo dei nostri clienti, che sono stati piacevolmente sorpresi dalla celerità con la quale abbiamo messo in campo questi piani di sostegno.

Lucia Medri

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