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Open Innovation: il welfare che genera valore condiviso

Onde Alte

Come si costruisce un welfare della cultura attraverso l’Open Innovation e in che modo questo può incidere sulla cittadinanza attiva? Ne parliamo con Massimiliano Ventimiglia, founder della società benefit Onde Alte

Onde Alte è una società benefit fondata nel 2018 e certificata B Corp, un laboratorio multidisciplinare di innovazione sociale che offre servizi di consulenza, formazione e open innovation ad aziende e sistema educativo, con l’obiettivo di alzare il livello di consapevolezza e di azione verso le tematiche sociali della cittadinanza attiva, del valore condiviso e del bene comune.

Secondo i dati che emergono dagli studi realizzati dagli Osservatori Startup Intelligence e Digital Transformation Academy e dall’Osservatorio Startup Hi-tech, promossi dalla School of Management del Politecnico di Milano, un’ampia parte delle grandi aziende italiane (ben il 78%) e il 53% delle piccole e medie imprese adotta pratiche di open innovation. Una tendenza evidenziata anche dal nuovo Report Open Innovation Outlook Italy 2021 – realizzato da Mind the Bridge con il supporto di SMAU che sottolinea come siano soprattutto le aziende del settore Energia ad avere approcci più completi al tema. Tra i settori in cui l’Open Innovation viene ampiamente utilizzata spiccano anche l’oil&Gas, multi-utilities, il comparto bancario-assicurativo, automotive, trasporti, food, distribuzione e Telco, settore tra i primi ad aver intuito i benefici di questo approccio.

Per questo motivo Onde Alte, per approfondire i benefici dell’Open Innovation, fino a sabato 5 giugno terrà un corso con Feltrinelli Education, la prima piattaforma di lifelong learning lanciata da un editore con l’idea di mettere in relazione i migliori talenti del mondo culturale, artistico, economico e scientifico con i più moderni format di formazione professionalizzante.

Cosa rappresenta Onde Alte in un orizzonte di ripresa come quello che stiamo ora attraversando?

Onde Alte rappresenta un modo di guardare all’economia in modo diverso, per un’economia che sia più umana e capace di unire elementi che non sempre sono stati messi insieme: rispetto per i conti economici di un’impresa e la cura del fare impresa. L’obiettivo è quello di fornire supporto per la costruzione di strategie che siano utili, belle, responsabili e sane. Onde Alte conferma quest’attenzione attraverso la scelta formale di costituirsi società benefit, una qualifica che determina ulteriori oneri attinenti la nostra volontà di essere trasparenti e etici, esplicitati attraverso una relazione annuale di sostenibilità e impatto sociale e la presenza di un responsabile che si occupa di attestare che la società risponda a questi valori. Mettiamo in pratica i principi di economia condivisa, seguendo gli insegnamenti di Porter e Kramer, e anche quelli relativi alla teoria dei giochi di Nash, utili a rappresentare la nostra visione olistica e, appunto, open.

Qual è l’organico di Onde Alte e come si traduce questa apertura all’interno della vostra realtà?

Il nostro è un pensiero in continua evoluzione, siamo un’azienda sana che assume ed è in crescita, proprio in questi giorni sta inserendo nuovo personale, costituito per la gran parte da donne. A parità di competenze, scegliamo l’inclusività di genere perché sappiamo che le donne vivono in un orizzonte lavorativo che offre loro minori possibilità. Attualmente siamo dodici persone e agli inizi di giugno diventeremo quindici.

“Cultura” è un concetto molto ampio, oggi quantomai urgente e necessario. Perché la vostra Open Innovation potrebbe definirsi “un’azione culturale” e a chi è rivolta?

Onde Alte vuole costruire responsabilità sociale condivisa, il bene comune è il nostro indicatore principale tanto per le azioni individuali che aziendali. Cerchiamo di essere agenti che generano cambiamento costruendo progettualità, laboratori di formazione e piani per le imprese pensati da zero e basati su dati oggettivi, estendibili a variabili che non sono limiti ma possibilità, affinché chi entra in contatto coi nostri modelli ne esca con un senso civico migliore.

In che modo pianificate le soluzioni dedicate alle realtà con le quali entrate in contatto?

Cura e scrupolosità sono i nostri principi fondanti, partendo da un’analisi di esplorazione e scoperta, studiamo i contesti tramite analisi sociali, indicatori, interviste bottom up rivolte direttamente ai destinatari di queste azioni. Le persone, prima di tutto. Da queste basi costruiamo poi modelli “disegnati” su misura che possano allo stesso tempo allargare i kpi dei nostri clienti, presentando loro un ventaglio di scelte in cui si fondono diverse tecnologie e strategie d’impresa.

Cosa si intende per Purpose-Led Transformation e come lo si raggiunge?

Per noi significa trasformare un’organizzazione lentamente, che passi da una logica classica di capitalismo profit led – che ragiona per incrementi – a una logica in cui il processo diventa centrale e incide sugli indicatori di riferimento. Tale obiettivo deve inevitabilmente dialogare con la leadership delle aziende affinché l’individuazione dello scopo, e le modalità con le quali raggiungerlo, siano funzionali non solo al progetto d’impresa ma al pianeta tutto.

Formazione e autonomia nel ricercare soluzioni confacenti a se stessi e al proprio lavoro. Quali sono i vostri percorsi e, oltre a quella proposta, fate formazione anche internamente nella vostra società?

Per la formazione esterna abbiamo una rosa ampia. I nostri due target sono scuola e imprese. Per le prime, proponiamo esperienze e laboratori che riguardano i temi civici e che hanno gli esdg come parametri di riferimento: ripopolamento aree disabitate, integrazione, inclusività, sostenibilità ambientale, tra i principali. Per il mondo delle imprese invece, i percorsi fanno riferimento all’innovazione aperta alla comunità, come costruire comunità dialogando con l’eterogeneità dei pubblici coinvolti e a quali forme di partecipazione ricorrere per accrescere il capitale umano. La formazione interna è all’insegna della flessibilità e curiosità, usufruiamo di un innovation database interno che comprende tutte case histories segnalate dagli/dalle stessi/e dipendenti e partecipiamo inoltre a seminari su temi rispetto ai quali abbiamo bisogno di approfondimenti e/o aggiornamenti.

La tecnologia e l’innovazione digitale, quanto anche lo studio dei dati, come possono rispettare la privacy dei singoli, la diversità e la libertà, tanto individuale che della comunità?

È una questione molto delicata perché chi è esperto di questi temi dovrebbe avere una doppia responsabilità che comprenda etica, monitoraggio e controllo. Sono assolutamente convinto che innanzitutto si debba riservare sempre più attenzione alle parole e alle azioni, specie quando disegniamo i nostri prodotti. A questo si aggiunga inoltre l’analisi dei dati che deve rappresentare tutte e tutti rispettando un’etica di diversità. Onde Alte si occupa di scuola e quando disegniamo i nostri progetti dobbiamo essere molto attenti/e all’inclusività e alla diversità, che oggi non è mai ovvia.

Lucia Medri

 

 

 

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