Protagonisti

Zephiro Investments: “Il futuro passa per la digitalizzazione dell’Agricoltura, con il sostegno del Venture Capital”.

In occasione dell’apertura di Fieragricola a Verona, riportiamo l’opinione di Joseph Grosso, ceo di Zephiro Investments riguardo i temi dell’innovazione tecnologica all’insegna della sostenibilità

L’apertura di Fieragricola a Verona, la rassegna internazionale dedicata all’agricoltura e alle tecnologie per l’agricoltura, riporta al centro dell’attenzione il tema dello sviluppo di una filiera che rappresenta una importante fetta del Pil del nostro Paese. In Italia, secondo i dati del 2020, sono presenti 1.482.529 aziende agricole, di cui il 95% a carattere individuale che generano in media circa 67.116 euro di ricavi totali aziendali, derivanti sia dalle attività agricole in senso stretto che da quelle connesse.

Nel 2020, inoltre, l’agricoltura italiana ha registrato un valore aggiunto pari a 31,3 miliardi di euro dimostrandosi come la più ricca in Europa davanti a Francia e Spagna (rispettivamente con 30,2 e 29,3 miliardi). Anche per quanto riguarda il valore della produzione, nello stesso anno, i risultati sono notevoli grazie a un valore di 56,9 miliardi di euro, dietro a Francia e Germania e seguita dalla Spagna. Il fatturato prodotto in Italia nell’Agricoltura 4.0 rappresenta il 4% del mercato globale con un CAGR del 52% nel periodo che va dal 2017 al 2020.

I temi dell’innovazione tecnologica, degli investimenti privati e della sostenibilità – ambientale, energetica ed economica – anche alla luce della crisi in Ucraina, dell’aumento del costo dell’energia, il rischio di un calo delle esportazioni e, non da ultimo, dell’emergenza climatica, diventano dunque cruciali per il futuro di questo settore.

La centralità dei temi legati all’agricoltura, all’agricoltura sostenibile, anzi ancor meglio all’agricoltura rigenerativa, in un Paese come l’Italia ad alta vocazione di produzioni agricole di eccellenza, dovrebbe essere maggiormente al centro dell’attenzione politica. Certamente la filiera dell’innovazione tecnologica è sostenuta dal Venture Capital, dai Digital Competence Center e da una miriade di startup e Pmi che stanno realizzando oggi le soluzioni per l’agricoltura del futuro”, afferma Joseph Grosso, ceo di Zephiro Investments.

La digitalizzazione come aiuta il processo verso un’agricoltura più sostenibile?

Oggi non possiamo pensare alla sostenibilità agricola senza digitalizzazione, ma per rispondere meglio alla domanda dobbiamo prima identificare cosa vuol dire “sostenibilità” nel mondo dell’agricoltura, altrimenti rischiamo di dare una risposta parziale. Senza agricoltura non può esistere sviluppo; i prodotti agricoli sono la base del sostentamento alimentare dell’umanità, direttamente come alimento vegetale ed indirettamente come base alimentare della produzione zootecnica. Già questo basterebbe a giustificare tutto, cosa c’è di più sostenibile dello sfamare il mondo? Ma non basta, perché bisogna garantire continuità; quindi, non depauperare l’ecosistema, compromettendo il sostentamento alimentare delle generazioni future. Per garantire tutto questo oggi la digitalizzazione, con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e della robotica, di droni e di sistemi connessi che permettono la raccolta, l’integrazione e l’analisi di dati, diventa sempre più indispensabile. Ad esempio, grandi aziende internazionali hanno investito miliardi di euro per aiutare le loro filiere a convertirsi all’agricoltura rigenerativa.

Rigenerativa, come?

Un esempio concreto di tecnologia funzionale allo scopo è l’uso di IA che, analizzando lo stato di salute dei suoli, suggeriscono la coltura migliore per ripristinare lo stato di benessere dei terreni.

Cos’è l’equazione della sostenibilità?

Nell’equazione della sostenibilità dell’agricoltura inseriamo il fattore impatto ecologico, ovvero non inquinare i suoli, non impoverirli e non ridurne la fauna che li abita. Ma ancora non basta, bisogna si preservare l’ecosistema, ma anche chi lo abita e lo cura, evitando schiavitù e caporalato, e quindi che deve essere giustamente remunerato per il suo lavoro. Quindi nell’equazione inseriamo la redditività del capitale impiegato per le produzioni agricole, che significa un reddito dalla vendita dei prodotti della terra superiore al totale dei costi di produzione, anche questo sembra scontato ma spesso non lo è. Bene, ma ancora non basta. Perché l’equazione sia, quasi, completa bisogna che gli individui e le collettività che acquistano i beni prodotti dagli agricoltori, possano farlo ad un prezzo accettabile che non li dissuada dal consumare prodotti sani e salubri. Nell’ipotetica equazione dell’Agricoltura sostenibile ogni squilibrio dei fattori comporta conseguenze gravissime; L’inquinamento dei suoli porta a colture insalubri, che minano la salute delle persone; una perdita della redditività delle produzioni, porta alla riduzione dell’offerta con conseguenze sull’incremento della disponibilità di nutrienti per la popolazione; e così via, con una lunga serie di esempi che per economia di tempo non riportiamo.  Complesso far quadrare il tutto, ma non impossibile, anzi alla portata di tutti gli agricoltori, grazie alla tecnologia digitale.

Un esempio di innovazione tecnologica?

Per citare un’operazione italiana, CDP Venture Capital lo scorso anno ha investito nel round Seed della startup pugliese IoAgri, oggi Agriverse, il cui team sta affinando sempre di più un Farm Management System integrato con la filiera agricola, realizzando quella necessaria infrastruttura informatica che abilita i processi di innovazione legati all’agricoltura di precisione ed all’agricoltura rigenerativa. A livello internazionale invece si sta affermando la scaleup AgWorld, che sostenuta da ormai più di 20 milioni di euro di investimenti da parte di diversi fondi di Venture Capital, sta portando in Australia e negli USA un Farm Management System molto orientato all’efficientamento dei processi ed all’ottimizzazione delle risorse”.

A che punto è l’agricoltura italiana sulla scena globale?

“Il segmento dell’AgriTech nel 2020 a livello globale ha visto la realizzazione di 1950 deals, per un controvalore di investimenti pari a 15,6 miliardi di dollari, con una crescita del 68% rispetto all’anno precedente. In Italia, invece, l’AgriTech ha visto concludersi circa 80 deals, con un valore investito pari a 48 milioni di euro, con un incremento del 61% rispetto all’anno precedente, ma ancora un valore troppo piccolo rispetto al valore strategico che ricopre il settore.

Ludovica Urbani

Lascia un commento

Registrati alla nostra Newsletter