19 Ottobre2026

Blue collar, le 15 aziende dove gli operai lavorano meglio

blue collar

Fiducia al 69%, sicurezza percepita all’83%, capi reparto che ascoltano davvero. Il ranking 2026 di Great Place to Work Italia mostra che il buon lavoro esiste anche in fabbrica. Tuttavia, la distanza tra reparti e uffici non è ancora colmata.

Chi lavora in produzione non va in smart working e raramente finisce nelle indagini sul benessere aziendale. Eppure è proprio dai blue collar che passa la tenuta di gran parte dell’industria italiana. Per questo Great Place to Work Italia ha dedicato loro una classifica a parte: il ranking Best Workplaces for Blue Collar 2026, costruito sulle opinioni di 4.704 operai delle principali realtà manifatturiere e produttive del Paese.

Il risultato è una lista di quindici aziende. Sul podio ci sono AbbVie, E.G.O. Italia e Quick Turn Engine Center Europe. Inoltre, i dati dicono qualcosa di più interessante del semplice ordine d’arrivo: spiegano che cosa rende un reparto un buon posto in cui restare.

La fiducia dei blue collar sale al 69%

Il primo indicatore è il Trust Index, cioè il valore medio delle risposte positive al questionario sul clima organizzativo. Nelle quindici aziende premiate arriva al 69%. Rispetto al 2025 guadagna 3 punti, visto che l’edizione precedente si era fermata al 66%.

Il confronto più significativo, però, è con il resto del settore. Il panel di Great Place to Work, che raccoglie gli operai di aziende manifatturiere e produttive certificate e non certificate, si ferma al 50%. Il distacco è quindi di 19 punti.

Nelle aziende in classifica, inoltre, gli operai sono in media il 32% della popolazione aziendale. Il restante 68% lavora negli uffici. Anche tra gli impiegati la fiducia è alta, pari al 76% contro il 60% del panel.

Qui sta il punto critico. Persino nelle realtà migliori, infatti, gli operai si fidano dell’organizzazione 7 punti in meno rispetto ai colleghi in ufficio.

Sicurezza e luoghi di lavoro: dove si vede la differenza

Le aziende best si distinguono soprattutto su due fronti molto concreti. Il primo è la sicurezza fisica. L’83% dei blue collar delle aziende premiate considera sicuro il proprio luogo di lavoro, contro il 67% delle altre realtà produttive analizzate.

Il secondo fronte riguarda le strutture. Per il 72% degli operai delle aziende best, le sedi contribuiscono a creare un buon ambiente di lavoro. Nel panel, invece, la quota scende al 54%: 18 punti di differenza.

Rispetto al 2025, poi, migliorano tutte le dimensioni misurate dal questionario:

  • credibilità al 69% (+2 punti);
  • rispetto al 69% (+3);
  • equità al 62% (+2);
  • coesione al 69% (+2);
  • orgoglio, la dimensione più alta, al 72% (+2).

Crescono anche altri segnali. Il 67% degli operai si sente molto responsabilizzato (+5 punti), il 60% dice di lavorare divertendosi (+5) e il 57% prova piacere a venire al lavoro (+4). Infine, il 54% afferma che i colleghi evitano scorrettezze e colpi bassi per raggiungere i propri obiettivi (+6).

Benefit e riconoscimento: il welfare che arriva in reparto

Per chi si occupa di welfare aziendale, il dato più netto riguarda la vita quotidiana in azienda. La possibilità di usufruire di benefit particolari sale dal 71% all’81%, cioè 10 punti in più rispetto al 2025. Nel panel, invece, si ferma al 51%.

Lo stesso vale per la celebrazione degli eventi speciali, che passa dal 76% all’82% contro il 56% del panel. Anche il riconoscimento cresce, dal 40% al 46%, mentre nel panel resta al 22%.

In altre parole, benefit, feste e premi non sono un dettaglio per chi lavora sulle linee. Al contrario, sono uno dei modi in cui l’azienda dimostra che l’attenzione alle persone non si ferma alla porta degli uffici.

Blue collar e capi reparto: il nodo della leadership

Un ruolo decisivo, secondo la ricerca, lo giocano i responsabili diretti. Nelle aziende best il 64% degli operai dice che i capi cercano con reale interesse idee e suggerimenti, contro il 40% del panel.

Inoltre, il 62% si sente informato sui cambiamenti importanti (38% nel panel). Il 59%, infine, è coinvolto nelle decisioni che riguardano il proprio lavoro, con una crescita di 5 punti sul 2025 e un netto vantaggio sul 34% del panel.

Beniamino Bedusa, presidente di Great Place to Work Italia, ne fa la chiave dell’intera classifica:

«Un ruolo decisivo lo giocano i capi reparto e i responsabili intermedi, che rappresentano il punto di riferimento più diretto per chi lavora in produzione. […] Sono figure spesso cresciute all’interno dell’organizzazione grazie alle proprie competenze tecniche, ma alle quali oggi viene chiesto molto di più. Devono saper gestire persone, non soltanto processi produttivi. Eppure, non sempre ricevono una preparazione adeguata per farlo.»

Da qui la sua indicazione: investire nel middle management e garantire una presenza costante del top management in tutti gli stabilimenti.

Trattenere i blue collar, la nuova sfida delle imprese

Sullo sfondo c’è un mercato del lavoro cambiato. Le imprese manifatturiere faticano a trovare personale qualificato e, di conseguenza, non possono permettersi di perderlo. Bedusa lo sintetizza così:

«La difficoltà nel trovare manodopera qualificata sta imponendo alle aziende produttive un cambio di prospettiva. Non basta più attrarre le persone, bisogna creare le condizioni perché scelgano di restare.»

Il turnover, infatti, è diventato una questione rilevante anche nei reparti, soprattutto dopo la pandemia. Secondo il presidente di Great Place to Work Italia, le persone hanno aspettative più alte e, dove esistono alternative, sono più disposte a cambiare azienda.

«In un mercato del lavoro in cui le competenze scarseggiano, la capacità di trattenere i collaboratori dipende sempre di più dalla qualità dell’esperienza che vivono ogni giorno in azienda.»

La classifica Best Workplaces for Blue Collar 2026

Sul gradino più alto, per il secondo anno consecutivo, c’è AbbVie, azienda biofarmaceutica con il sito produttivo a Campoverde di Aprilia (Latina) e la sede italiana a Roma. Al secondo posto si piazza E.G.O. Italia di Camerano (Ancona), che progetta e produce componenti e bruciatori per la cottura a gas. Chiude il podio Quick Turn Engine Center Europe, specializzata nella manutenzione di motori aeronautici commerciali, con quartier generale all’Aeroporto di Roma Fiumicino. Sia E.G.O. Italia sia Quick Turn sono new entry.

Ecco la top 15 completa:

  1. AbbVie (biotecnologia e prodotti farmaceutici)
  2. E.G.O. Italia (manifattura e produzione)
  3. Quick Turn Engine Center Europe (aerospaziale)
  4. Rheinmetall Italia (aerospaziale)
  5. UNOX (manifattura e produzione)
  6. La Marzocco (manifattura e produzione)
  7. ARD Raccanello (manifattura e produzione)
  8. Vimec (manifattura e produzione)
  9. De Nora (manifattura e produzione)
  10. Mondelez (manifattura e produzione)
  11. Sew-Eurodrive (manifattura e produzione)
  12. Sapio Group (manifattura e produzione)
  13. Chiesi (biotecnologia e prodotti farmaceutici)
  14. Sirmax (manifattura e produzione)
  15. Laboratorio Farmaceutico SIT (biotecnologia e prodotti farmaceutici)

Chi sono le aziende premiate

Il manifatturiero domina con il 67% delle aziende, cioè dieci su quindici. Seguono biotecnologia e farmaceutica (20%) e aerospaziale (13%).

Anche le dimensioni sono diverse. Tre aziende superano i 1.000 collaboratori, due stanno tra 500 e 999, nove tra 150 e 499 e una tra 50 e 149. Dunque non si tratta solo di grandi gruppi: la maggioranza è fatta di imprese medie.

Sul piano territoriale, infine, la Lombardia guida con cinque aziende. Seguono Veneto e Lazio con tre ciascuna, l’Emilia-Romagna con due, Toscana e Marche con una.

Cosa resta da fare

La classifica dimostra che migliorare l’esperienza dei blue collar è possibile, e che i risultati si misurano. Tuttavia, il divario con gli uffici resta il vero banco di prova. Secondo Bedusa, operai e impiegati «troppo spesso vivono realtà organizzative molto diverse pur appartenendo alla stessa impresa».

Le aziende premiate, conclude il presidente di Great Place to Work Italia, «si distinguono proprio per la capacità di affrontare questa distanza, facendo in modo che l’attenzione verso le persone e la qualità dell’ambiente di lavoro non siano riservate soltanto a chi lavora negli uffici».

Il metodo e le edizioni precedenti del ranking sono disponibili sul sito di Great Place to Work Italia.

Cerca

I libri di Wewelfare

Il benessere psicologico

Il benessere psicologico

commenti e interviste

Registrati alla nostra Newsletter