16 Ottobre2026

Il paradosso dell’AI: chi la usa meglio lavora di più

Wellhub

Il nuovo rapporto Wellhub sullo stato del wellbeing aziendale fotografa una contraddizione: i dipendenti più esperti di intelligenza artificiale si caricano di attività, aiutano i colleghi e vedono ridursi le relazioni. E sono i primi pronti a cambiare azienda.

Doveva togliere lavoro, invece ne aggiunge. Almeno a chi la padroneggia meglio. È il paradosso che emerge dallo Stato dell’arte del wellbeing aziendale 2027, il quinto rapporto annuale di Wellhub, presentato a Milano il 14 ottobre. L’indagine ha coinvolto oltre 5.000 lavoratori a tempo pieno in 10 Paesi, Italia compresa.

In Italia, infatti, il 34% degli AI Pioneer – i dipendenti che hanno fatto dell’intelligenza artificiale il cuore del proprio lavoro – dice che l’AI ha aumentato il carico anziché ridurlo. Il 43%, inoltre, ritiene che abbia ridotto le interazioni significative con i colleghi. E il burnout è un’esperienza quotidiana per il 21% degli AI Adopter e per il 19% dei Pioneer.

Per le imprese, quindi, la partita non è più solo tecnologica. Le persone più esperte di AI sono anche quelle che il mercato si contende. Se il loro benessere cede, il rischio concreto è perderle.

AI Fluency: tre profili, tre modi di vivere il lavoro

Il rapporto non divide più i lavoratori tra chi usa l’AI e chi no. Misura invece la cosiddetta AI Fluency, cioè quanto una persona usa questi strumenti con sicurezza, continuità ed efficacia. Il punteggio va da 0 a 9 e combina tre fattori: modalità d’uso, livello di fiducia e grado di dipendenza dall’AI nelle attività quotidiane.

Sul campione globale emergono così tre gruppi:

  • AI Pioneer (41%): l’AI è una componente centrale del loro lavoro. Supportano e formano i colleghi e registrano la sicurezza occupazionale più alta. Secondo il rapporto, però, mostrano anche i livelli più elevati di burnout quotidiano.
  • AI Adopter (32%): usano l’AI con regolarità, ma stanno ancora acquisendo piena fiducia nelle proprie competenze.
  • AI Beginner (26%): non l’hanno ancora usata o l’hanno solo sperimentata, spesso con un forte senso di incertezza e preoccupazione.

AI Pioneer: chi corre di più si carica di più

L’intelligenza artificiale avrebbe dovuto alleggerire le giornate. Per i più esperti, però, accade spesso il contrario. Più una persona è competente, infatti, più attività finiscono sulle sue spalle, comprese mansioni che nessuno aveva previsto.

I numeri italiani mostrano bene la distanza tra i gruppi:

  • il 34% degli AI Pioneer dice che l’AI ha aumentato il proprio carico di lavoro, contro il 10% dei Beginner;
  • il 74% dei Pioneer aiuta i colleghi a usare l’AI, contro appena il 5% dei Beginner;
  • il 43% dei Pioneer sostiene che l’AI abbia ridotto le interazioni significative con i colleghi, contro il 16% dei Beginner.

Prende forma, insomma, una figura nuova: il collega che fa da tutor sull’AI. È un ruolo informale di supporto, che però si somma alle responsabilità di ogni giorno.

Policy e manager: il supporto che protegge il benessere dei dipendenti

C’è però un’altra faccia della medaglia. I Pioneer, pur sotto pressione, sono anche quelli che percepiscono più sostegno dall’organizzazione. Il rapporto rileva infatti una forte correlazione tra familiarità con l’AI e qualità del supporto ricevuto. La sfida, per le aziende, è trasformarlo in un approccio sistemico lungo tutto il percorso di adozione.

Il primo tassello sono regole chiare. Secondo i dati globali, una policy efficace non è semplicemente un documento disponibile online. È piuttosto un insieme di linee guida e regole sostenuto da comunicazione e formazione continue. Eppure il 34% dei lavoratori dichiara che la propria azienda non ha una policy formale sull’AI. La quota sale al 44% tra i Beginner e scende al 26% tra i Pioneer.

Il secondo tassello è il manager. Il 60% dei Pioneer, per esempio, riceve un supporto attivo al proprio benessere dal responsabile diretto, contro il 31% dei Beginner. Secondo Wellhub, questo potrebbe spiegare perché i Pioneer riescono a mantenere livelli di benessere più alti nonostante una maggiore pressione.

Sentirsi pronti rende più resilienti

Anche la preparazione conta. L’87% di chi si sente pronto a lavorare con l’AI dichiara di sapersi adattare ai cambiamenti e superare le difficoltà. Tra chi non si sente preparato, invece, la quota scende al 45%.

Lo stesso schema vale per le regole. Nelle organizzazioni con linee guida chiare e ben comunicate, il 77% dei dipendenti si considera resiliente e capace di adattarsi. Quando i lavoratori non sanno nemmeno se esista una policy aziendale, si scende al 39%.

«L’intelligenza artificiale ha un enorme potenziale per aumentare la produttività di persone e aziende, ma la tecnologia da sola non può garantire performance sostenibili», osserva Cesar Carvalho, CEO e co-fondatore di Wellhub. «I dipendenti che guidano l’adozione dell’AI stanno assumendo più responsabilità e sono al tempo stesso tra i talenti che le aziende desiderano trattenere maggiormente. Se le imprese investono nell’intelligenza artificiale, devono investire con la stessa attenzione anche nel benessere delle persone che la utilizzano. Il futuro del lavoro ha bisogno di entrambi».

Wellbeing aziendale e retention: il 72% è pronto a cambiare

Il wellbeing aziendale, del resto, non è più un benefit accessorio. Per molti lavoratori è diventato una condizione del rapporto di lavoro. In Italia il 72% dei dipendenti prenderebbe in considerazione l’idea di lasciare un’azienda che non dia priorità al benessere.

Tra gli AI Pioneer, cioè i profili più competenti e più richiesti, la quota sale all’81%. Resta alta anche tra gli Adopter (80%), mentre scende al 58% tra i Beginner.
Per chi si occupa di welfare e risorse umane, quindi, il messaggio è netto. Il wellbeing aziendale diventa una leva di retention proprio per i talenti che stanno guidando la trasformazione digitale.

Un approccio olistico al wellbeing aziendale

Il rapporto mette poi a confronto i dipendenti delle aziende che offrono Wellhub con chi dispone di altri programmi di wellness aziendale. Va precisato che si tratta di un confronto condotto dalla stessa piattaforma. Secondo questi dati, chi usa Wellhub riporta risultati migliori in tutti gli ambiti misurati:

  • il 55% dichiara di dormire in modo sano, quasi il doppio rispetto al 28% di chi usa altri programmi;
  • il 67% valuta il proprio benessere generale come buono o eccellente, contro il 51%;
  • il 76% si sente in grado di adattarsi al ritmo del cambiamento sul lavoro, contro il 57%.

«Negli ultimi tre anni il lavoro è cambiato più che nei trent’anni precedenti. Gli strumenti si sono trasformati rapidamente ma i bisogni delle persone restano gli stessi: benessere, equilibrio, energia, relazioni e supporto», commenta Matteo Musa, Country Manager Italy di Wellhub. «[…] I dati della ricerca mostrano chiaramente che proprio i professionisti che guidano l’adozione dell’intelligenza artificiale sono anche quelli maggiormente esposti a pressione, sovraccarico e rischio di burnout. È un segnale che le imprese non possono ignorare. Per questo, il vantaggio competitivo non apparterrà alle aziende che adotteranno l’AI più velocemente, ma a quelle che sapranno accompagnare e sostenere meglio le persone che la stanno rendendo possibile».

Il burnout, va ricordato, non è un’etichetta generica. L’Organizzazione mondiale della sanità lo definisce un fenomeno occupazionale, legato a uno stress cronico sul lavoro non gestito con successo.


Il rapporto Wellhub sul wellbeing aziendale: come è stato fatto

  • Titolo originale: State of Work-Life Wellness 2027 (in italiano Stato dell’arte del wellbeing aziendale 2027), quinta edizione.
  • Campione: oltre 5.000 lavoratori dipendenti a tempo pieno, maggiorenni, intervistati online dall’istituto QuestionPro tra il 12 e il 19 giugno 2026.
  • Paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Brasile, Argentina, Cile, Spagna, Italia, Germania, Messico e Romania, con 500-505 risposte per Paese.
  • Questionario: 86 domande, con scale di Likert e risposte a scelta multipla.
  • Affidabilità: livello di confidenza del 95%, margine di errore del 5%.
  • AI Fluency: punteggio da 0 a 9 che somma utilizzo (AI Usage), familiarità (AI Comfort) e dipendenza dall’AI (AI Reliance). Pioneer da 7 a 9 punti (n=2.077), Adopter da 4 a 6 (n=1.627), Beginner da 0 a 3 (n=1.317).

Wellhub è una piattaforma di benessere aziendale che connette i dipendenti a partner per fitness, mindfulness, terapia, nutrizione e sonno. Secondo l’azienda, conta quasi 50.000 clienti e 100.000 partner in 19 Paesi.

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