13 Ottobre2026

Promettono benessere, ma chi controlla chi gestisce le persone? Ethical HR lancia il Registro contro lo human washing

HR

Ventitré profili professionali, venti ore di formazione all’anno, un codice deontologico e uno sportello aperto ai cittadini. L’Associazione Italiana Ethical HR istituisce il Registro Professionale per chi lavora nelle Risorse Umane. L’obiettivo è ambizioso: ridurre la distanza tra quello che le aziende raccontano e quello che vivono davvero le persone.

Sui profili social molte aziende si raccontano allo stesso modo: benessere, felicità, inclusione. Poi si varca la soglia dell’ufficio e non sempre il racconto regge. Caterina Boschetti, Segretario Generale dell’Associazione Italiana Ethical HR, a questo scarto ha dato un nome: human washing. Ora l’associazione prova a fare un passo concreto per ridurlo.

Il 12 ottobre, a Milano, Ethical HR ha infatti presentato il Registro Professionale degli HR Director, Consulenti e Specialisti di Sviluppo Organizzativo. Si tratta di uno strumento che attesta competenze, appartenenza e standard etici di chi, ogni giorno, gestisce persone, cultura e organizzazioni.

Perché adesso: il lavoro corre più veloce di chi lo gestisce

Intelligenza artificiale, sostenibilità, nuove normative, salute mentale, inclusione. Inoltre, nuovi modelli organizzativi e nuove aspettative delle persone. Secondo l’associazione, il mondo del lavoro sta cambiando «a una velocità senza precedenti». Di conseguenza, cambia anche il mestiere di chi si occupa di Risorse Umane.

Il problema, però, è che i professionisti HR si muovono spesso in un mercato frammentato, senza punti di riferimento comuni. Il Registro nasce proprio per organizzarli, promuoverli e valorizzarli.

Attenzione, però: non è un albo professionale. È invece uno strumento riconosciuto, previsto dalla Legge 4/2013 sulle professioni non organizzate in ordini o collegi, che permette di attestare il proprio valore, dimostrarlo al mercato e fare rete.

Human washing: la sfida lanciata da Ethical HR alle aziende

La parola più forte arriva da Caterina Boschetti. Il suo è un j’accuse rivolto alle organizzazioni che curano l’immagine più della sostanza.

«C’è un divario insostenibile tra ciò che le organizzazioni dichiarano agli stakeholder e le politiche che concretamente attivano al loro interno. Tra le promesse di benessere, felicità e inclusione fatte a chi le osserva dalla finestra dei social e le reali condizioni di lavoro delle persone.»

Per questo, spiega, il Registro vuole fare chiarezza e offrire alle aziende virtuose uno strumento di trasparenza. Boschetti, tuttavia, non promette miracoli:

«Nessuno può garantire che gli ambienti di lavoro siano quelli promessi in fase di recruiting, ma da oggi c’è un organo riconosciuto responsabile di attestare che i tuoi HR siano i più preparati, etici e trasparenti del mercato».

Non basta dirsi etici: la linea di Ethical HR

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente, Lorenzo Tedeschi. Il suo messaggio, in sostanza, è che i valori vanno dimostrati.

«Al mondo HR servono professionisti etici, ma oggi l’etica da sola non basta. Le priorità delle organizzazioni e il modo in cui le persone percepiscono il proprio lavoro stanno cambiando più rapidamente di quanto molti modelli di gestione riescano a seguire.»

Benessere psicologico, inclusione e sostenibilità, prosegue Tedeschi, non sono più temi accessori. Al contrario, sono responsabilità concrete, spesso con implicazioni normative precise.

«Per questo il Registro non si limita a riconoscere un’adesione a dei valori, ma chiede di dimostrare competenze verificabili e di mantenerle aggiornate nel tempo. L’etica, per essere credibile, deve tradursi in metodo e in capacità di intervento.»

Il Registro Ethical HR in 23 profili

Il Registro raggruppa 23 profili professionali, organizzati in tre sezioni di specializzazione:

  1. HR Director, C-Level ed Ethical Leadership
  2. Specialisti ISO e Sistemi di Gestione
  3. Auditor, Valutatori e Risk Assessment

Accanto ai ruoli consolidati, come HR Director, HR Manager, Talent Acquisition Specialist e People Analytics Specialist, compaiono figure nate dalle esigenze degli ultimi anni. Per esempio:

  • specialisti di Human Capital Reporting ed ESG Metrics (ISO 30414, CSRD – ESRS S1);
  • esperti di parità di genere e inclusione (UNI/PdR 125:2022, ISO 30415);
  • auditor dei rischi psicosociali (ISO 45003);
  • responsabili dei canali di whistleblowing;
  • valutatori dell’impatto etico.

Il Registro, quindi, non parla solo a chi ricopre ruoli direttivi. Si rivolge anche a consulenti, coach, specialisti e auditor.

Formazione continua: 20 crediti all’anno per restare dentro

Entrare non basta: bisogna anche restarci. Per mantenere attiva l’iscrizione e rinnovare ogni anno l’Attestato, infatti, ogni iscritto deve maturare almeno 20 Crediti Formativi Associativi (CFA) per anno solare. Un credito corrisponde, convenzionalmente, a un’ora di formazione qualificata.

I crediti possono arrivare da corsi, master e seminari. Valgono però anche le attività professionali e scientifiche documentate: docenze, pubblicazioni, ricerca e partecipazione a commissioni di normazione ISO/UNI.

La formazione interna è affidata a EMI – Ethical Management Institute, la divisione di Ethical HR che eroga corsi, webinar e masterclass. Tra le aree tematiche figurano Strategic People Leadership, Change Management, governance della sostenibilità e recruiting etico. Inoltre, People Analytics e GDPR, piani DE&I, prevenzione del burnout, gestione del whistleblowing e standard ISO applicati alla gestione delle persone.

Requisiti, costi e tutele per gli iscritti

L’iscrizione è subordinata al possesso dei requisiti fissati dal Regolamento Generale del Registro e dalla relativa Tabella dei Requisiti. In cambio dà diritto all’Attestato di Qualità e Qualificazione Professionale dei Servizi previsto dalla Legge 4/2013. Inoltre, apre l’accesso a webinar riservati e a diversi benefit nelle iniziative dell’associazione.

E i costi? La quota annuale è di 150 euro, ridotta a 120 euro per gli under 35.

Sul fronte delle garanzie, l’associazione osserva un Codice Deontologico e si affida a un Comitato Tecnico-Scientifico. Infine, come previsto dalla normativa, mette a disposizione uno Sportello di Garanzia per il Cittadino, disciplinato da un regolamento specifico.

Dietro il progetto Ethical HR, una rete di oltre 2.000 persone

L’associazione non parte da zero. Nasce infatti da una rete di oltre 2.000 persone costruita negli anni attorno al progetto Ethical HR. Il progetto comprende un evento nazionale annuale dedicato ai temi sociali del lavoro, come salute mentale, genitorialità e prevenzione delle molestie, e un magazine cartaceo.

Resta ora da vedere quanti professionisti sceglieranno di mettersi in gioco. E, soprattutto, quante aziende inizieranno a chiedere ai propri HR non solo di dichiararsi etici, ma di dimostrarlo.

Su WeWelfare abbiamo parlato di benessere organizzativo e di come le aziende gestiscono le persone anche qui: [LINK-INTERNO: articolo correlato su benessere/HR, es. AI Equity Compass di Valore D].


L’Associazione Italiana Ethical HR in breve

L’Associazione Italiana Ethical HR è un’associazione professionale costituita ai sensi della Legge 4/2013. Riunisce HR Director, consulenti e specialisti di sviluppo organizzativo. Gestisce il Registro Professionale e, attraverso l’Ethical Management Institute (EMI), eroga formazione per l’aggiornamento dei propri iscritti. Il Consiglio Direttivo è presieduto da Lorenzo Tedeschi; Segretario Generale è Caterina Boschetti, autrice del concetto di human washing.

Sito: www.ethicalhr.it

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