25 Settembre2026

Fondi pensione negoziali, il piano per raddoppiare le adesioni entro il 2040

Fondi pensione negoziali: Oggi aderisce meno di un lavoratore su due. Un rapporto di Teha Group realizzato con Assofondipensione indica sette interventi per avvicinarsi all’80% e sbloccare fino a 23,7 miliardi di euro entro il 2030. Giovani e donne restano i più scoperti.

L’obiettivo è quasi raddoppiare, in quindici anni, la partecipazione ai fondi pensione negoziali. Lo indica il rapporto “Investire nel futuro del Paese: il ruolo della previdenza complementare collettiva”, elaborato da Teha Group con il sostegno di Assofondipensione. Lo ha ripreso Il Sole 24 Ore nell’edizione di venerdì 25 settembre 2026, in un articolo a firma di Mariolina Sesto.

Nello scenario più favorevole delineato dallo studio, il tasso medio di adesione ai fondi negoziali passerebbe dal 39,8% attuale al 79,4% nel 2040. Con la piena partecipazione, già entro il 2030 si potrebbero mettere in circolo 23,7 miliardi di euro.

Un comparto che ha già raggiunto la massa critica

Secondo il rapporto, il punto di partenza non è un settore da costruire: è un sistema ormai maturo e pronto a crescere. Nel 2025 i fondi negoziali e i fondi preesistenti hanno pagato agli iscritti oltre 9,5 miliardi di euro. La somma comprende capitali, rendite integrative temporanee anticipate (RITA), anticipazioni, riscatti e rendite. Negli ultimi cinque anni le erogazioni sono aumentate del 43% per i fondi negoziali e del 52% per i preesistenti.

C’è poi il rendimento della gestione collettiva. Tra il 2016 e il 2025 i fondi negoziali hanno raccolto circa 25,5 miliardi di flussi previdenziali netti e accumulato un montante vicino ai 29 miliardi. La gestione di lungo periodo ha quindi prodotto circa 3,1 miliardi di valore in più.

Chi resta fuori: giovani, donne, carriere discontinue

Il margine di crescita è ancora ampio, e si concentra proprio dove il bisogno è maggiore. La partecipazione media è del 39,8%, ma tra i lavoratori dai 15 ai 34 anni si ferma al 33,2%. Anche il divario di genere è netto: aderisce il 36% delle lavoratrici contro il 43% dei lavoratori.

Giovani, donne e chi ha percorsi lavorativi frammentati avrebbero più bisogno di un’integrazione previdenziale, eppure sono quelli che la usano meno. Il paradosso pesa ancora di più per effetto dell’evoluzione demografica. Il tasso di sostituzione garantito dalla sola pensione pubblica è destinato a scendere. Secondo il rapporto, la previdenza complementare potrebbe innalzarlo di circa 12,1 punti percentuali.

Il peso sull’economia reale

Lo studio mette in evidenza anche il ruolo dei fondi come investitori istituzionali. Gli investimenti in Italia valgono 43,9 miliardi di euro, il 19,3% delle risorse complessive. Circa il 40% della componente azionaria di fondi negoziali e preesistenti va già verso settori considerati strategici: tecnologie digitali, sanità, energia e utilities.

Le sette linee d’azione

Il documento nasce da un confronto con i fondi pensione e con le parti sociali e datoriali. Ne sono uscite sette priorità:

  1. Superare la portabilità del contributo datoriale, cioè il tema della possibilità di mantenere il contributo dell’azienda anche al di fuori del fondo di riferimento;
  2. Rendere più flessibili i percorsi Life Cycle, che adeguano il profilo di investimento all’età dell’iscritto;
  3. Proporzionare sistema sanzionatorio e oneri di vigilanza alle dimensioni e alle caratteristiche dei fondi;
  4. Ampliare la platea degli aderenti;
  5. Investire in educazione e orientamento previdenziale;
  6. Introdurre strumenti che favoriscano gli investimenti nell’economia reale;
  7. Garantire maggiore stabilità al quadro regolatorio europeo.

Due strade verso il 2040

Il rapporto confronta due traiettorie. Se le tendenze restassero quelle attuali, la partecipazione ai fondi negoziali salirebbe al 51,7% nel 2040. La seconda prevede un intervento mirato sui fondi con i bacini potenziali più ampi e i livelli di adesione più bassi. In questo caso si arriverebbe al 50% già nel 2032 e al 79,4% nel 2040.

Perché riguarda le aziende

Il rapporto porta al centro un tema che chi si occupa di welfare aziendale tratta spesso come un adempimento. Il contributo datoriale al fondo pensione è a tutti gli effetti una leva di benessere per i dipendenti. Funziona però solo se i lavoratori scelgono davvero di usarla. Due delle sette linee d’azione, la portabilità del contributo e l’educazione previdenziale, riguardano direttamente il rapporto tra impresa e persone. I dati su giovani e donne suggeriscono che l’informazione in azienda può fare la differenza proprio dove il divario è più ampio.

Fonte: Il Sole 24 Ore, 25 settembre 2026, “Fondi pensione, sette linee d’azione per portare le adesioni dal 40 all’80%”, di Mariolina Sesto. Dati: Rapporto “Investire nel futuro del Paese: il ruolo della previdenza complementare collettiva”, Teha Group – Assofondipensione.

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