Osservatorio Welfare 2026 DoubleYou – Gruppo Zucchetti: il welfare aziendale italiano è entrato in una nuova fase. Dopo anni di crescita e diffusione nelle politiche HR, il tema non può più essere letto solo attraverso la quantità di benefit erogati
È questa la chiave di lettura dell’Osservatorio Welfare 2026, presentato ieri da DoubleYou – Gruppo Zucchetti. Il report analizza i piani welfare gestiti tramite la piattaforma ZWelfare su un campione di oltre 3.000 aziende e più di 500.000 lavoratori. A questa base quantitativa si affianca una nuova indagine qualitativa condotta su oltre 2.000 dipendenti e circa 250 referenti HR, dedicata a wellbeing, engagement e trasparenza salariale.
Nel 2025 il benefit medio pro capite si attesta a 1.040 euro, sostanzialmente in linea con i 1.030 euro del 2024. Il dato segnala una fase di stabilizzazione del mercato: dopo un periodo di espansione, la priorità non è più soltanto aumentare le risorse disponibili, ma renderle più efficaci, accessibili e coerenti con i bisogni delle persone.
Sul piano dell’utilizzo, il welfare si conferma uno strumento concreto: l’87% del credito disponibile viene effettivamente speso dai lavoratori. In questo scenario, i buoni acquisto restano la categoria dominante, con il 58% della spesa complessiva, mentre il peso dei fringe benefit, considerando anche i rimborsi per le spese della casa, si mantiene poco sopra il 60%. Il report mostra però che il welfare non si esaurisce nei benefit di utilizzo immediato.
Quando il credito disponibile aumenta, il paniere si diversifica: sotto i 1.000 euro, l’81% del credito viene destinato ai buoni acquisto; oltre i 3.000 euro, questa quota scende al 18%, mentre crescono istruzione, tempo libero, viaggi e previdenza complementare.
Anche le differenze generazionali confermano questa evoluzione: la GenZ concentra il 77% del budget sui fringe benefit, a conferma di una maggiore attenzione verso strumenti di utilizzo immediato. I Baby Boomers, invece, destinano il 15% dei consumi alla previdenza complementare, mentre tra le generazioni centrali emergono bisogni più legati a conciliazione, istruzione e famiglia.
Tra le novità dell’edizione 2026, l’Osservatorio approfondisce anche il rapporto tra welfare, wellbeing, engagement e trasparenza salariale. Sul fronte del wellbeing emerge una distanza interessante tra il punto di vista dei lavoratori e quello degli HR: il 56% dei dipendenti associa il benessere a incentivi e benefit non monetari, mentre per l’82% degli HR la priorità è il benessere psicologico. Si tratta di due prospettive diverse ma complementari, che confermano la necessità di progettare iniziative capaci di tenere insieme bisogni concreti e visione organizzativa. In questo quadro, anche la comunicazione assume un ruolo decisivo: il 65% dei lavoratori considera molto utile uno strumento integrato con il portale welfare per ricevere comunicazioni personalizzate e partecipare a survey HR, contro il 39% degli HR. Il dato segnala un bisogno crescente di semplicità, accessibilità e personalizzazione, confermando come il valore del welfare dipenda anche dalla capacità delle aziende di renderlo visibile, comprensibile e vicino all’esperienza quotidiana delle persone.
Infine, la trasparenza salariale si conferma un ambito in forte evoluzione. Il 46% delle aziende non si ritiene ancora pronto o non conosce abbastanza il tema e il nodo più critico resta la comunicazione: il 59% degli HR dichiara che la propria azienda non comunica periodicamente ai dipendenti la composizione e l’andamento del pacchetto retributivo individuale in modo strutturato e ufficiale. Anche da questo punto di vista, l’Osservatorio evidenzia un passaggio sempre più rilevante: welfare, wellbeing e total reward non possono più essere considerati ambiti separati, ma parti di una proposta di valore che deve essere chiara, leggibile e coerente.
L’Osservatorio Welfare 2026 restituisce così l’immagine di un sistema solido, ma chiamato a evolvere.
Il futuro del welfare aziendale non si giocherà solo sull’aumento delle risorse o sull’ampliamento dell’offerta, ma sulla capacità di costruire piani più mirati, accessibili e vicini alla vita reale delle persone. La direzione è chiara: meno welfare come semplice somma di benefit, più welfare come infrastruttura di benessere, comunicazione e fiducia.
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