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Welfare, Ifel e Anci. Le esperienze del territorio

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Anci Ifel e Roma Tre hanno realizzato una piattaforma osservatorio per discutere dei servizi di welfare del territorio

La crisi sanitaria, economica e sociale innescata dalla pandemia di Covid-19 ha rilanciato l’urgenza di un nuovo welfare. A tutti i livelli. Nelle comunità di lavoro, nei territori. In tutto il Paese. Come è accaduto spesso, durante questa crisi, si sono rilanciate le dimensioni “locali”: il globalismo ha fatto un passo indietro, a favore della capacità di risposta ai bisogni che solo la dimensione locale sembra riuscire a produrre. Quando al centro ci sono i bisogni della persona, si riafferma la centralità dell’apparentemente decentrato.

È possibile, dunque, ripensare il modello del welfare locale? E che ruolo possono avere gli attori del territorio? Che funzione svolgono, in tutto questo, i tanti innovatori sociali che operano nelle nostre città?
L’innovazione sociale e le esperienze territoriali è il titolo del terzo appuntamento (lo scorso 28 ottobre) delle Conversazioni sul sociale, promosse per dar voce ai protagonisti del welfare locale in occasione dei vent’anni dalla Legge 328/2000 istitutiva del sistema integrato di interventi e servizi sociali. L’iniziativa avviata da Penisola sociale, la piattaforma-osservatorio varata da Cittalia-Anci, da Fondazione Ifel e da RomaTre, ha avuto come “discussant” Giovanni Viganò, Istituto ricerca sociale Synergia, Università Bocconi, Gianfilippo Mignogna, Sindaco Comune di Biccari (Fg), Emanuela Losito, Responsabile Unità Sviluppo WeMi e Progetti – Area Diritti, Inclusione e Progetti del Comune di Milano, Silvana Mordeglia, Presidente Fondazione nazionale assistenti sociali, Università di Genova, Paola Dario, Coordinatrice Area Sviluppo di Comunità Servizio Sociale dei Comuni della Carnia e Giorgio Gori, Sindaco Comune di Bergamo. Moderatore Luca Pacini, Responsabile Area welfare e immigrazione Anci e Direttore di Cittalia Fondazione Anci.

Una collaborazione transregionale per costruire assieme una rete di azioni per poter rispondere ai nuovi bisogni di città in continuo cambiamento, è il cuore dell’esperienza raccontata dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori che ha parlato del progetto Will – Welfare Innovation Local Lab – nel quale sono coinvolti diversi Comuni capoluogo di provincia (tra cui, oltre a Bergamo, Mantova, Reggio Emilia, Ravenna, Padova, Parma, Rovigo) per sperimentare, co-progettando, nuove forme di welfare locale puntando sulla valorizzazione delle energie dei corpi sociali delle comunità. Obiettivo è anche quello di creare delle alleanze sul territorio partendo dalla dimensione del quartiere verso un nuovo progetto di revisione del welfare che deve tenere conto di una dimensione più strutturata dei servizi. Si tratta di un modello che deve superare il tradizionale impianto dell’appalto che oggi non corrisponde più ai nuovi bisogni emersi soprattutto in questa pandemia, ma bisogna recepire e trasformare le energie del territorio puntando sulla dimensione del quartiere.

Costruzioni di relazioni sociali ripensando al ruolo attivo del cittadino nella vita della comunità locale è il nuovo approccio che anche il piccolo Comune di Biccari (in provincia di Foggia) sta sperimentando con diversi progetti come ha raccontato il sindaco Gianfilippo Mignogna. Un nuovo modo di guardare al sistema del welfare locale che ha permesso di passare “da servizi a sportello a servizi a campanello” dove i cittadini sono i veri “custodi civici”, coloro che vanno a ricucire il tessuto sociale delle comunità praticando la ‘restanza attiva’. In questa direzione, tra i tanti progetti illustrati, il sindaco ha parlato della nascita di una cooperativa di comunità che coinvolge anziani e giovani del paese, con oltre 200 soci, per sviluppare una strategia di sviluppo locale.

In questa direzione va anche l’esperienza di Milano, raccontata da Emanuela Losito. Con il sistema Wi-Mi, una innovativa piattaforma digitale per connettere la rete dei servizi ai cittadini, il Comune è partito dalla considerazione che per produrre cambiamento in un sistema di risorse frammentate e disperse fosse necessario reinterpretarsi in un modello di rete in cui giocare un ruolo di indirizzo strategico, coordinamento e connessione dei nodi. Per questo il modello sperimentato ha puntato su una nuova governance, su una “regolamentazione leggera” per valorizzare gli enti produttori come partner fuori da una logica di fornitura, investendo di più sulla collaborazione e sulla connessione senza predefinire e standardizzare i servizi con l’intento di creare un “welfare di tutti e per tutti”.

Laboratori partecipati per analizzare e comprendere i bisogni sociali del territorio con un focus sui giovani è stata invece l’esperienza raccontata da Paola Dario. Grazie ad un processo partecipato che ha coinvolto le scuole del territorio della Carnia e gli insegnanti, si è cercato di intercettare e provare a dare una risposta ai bisogni dei giovani analizzando non solo i comportamenti a rischio ma anche le prospettive future. Un progetto che ha dimostrato – come le altre esperienze raccontate – la forte rete di relazione sul territorio e la necessità di definire politiche di intervento che siano più partecipate per dare risposte concrete ai bisogni emergenti dei cittadini. In questo contesto non bisogna dimenticare il ruolo cruciale degli assistenti sociali, quali attori importanti nel sistema di welfare locale e dell’innovazione sui territori, come rimarcato dalla presidente Fondazione nazionale assistenti sociali, Università di Genova, Silvana Mordeglia.

Sempre più spesso nelle nostre città emergono iniziative economiche, culturali, di rigenerazione urbana che hanno anche un impatto sociale attivando reti, relazioni e favorendo la cooperazione tra gli attori e la partecipazione dei cittadini. Sempre più spesso questi processi sono inglobati sotto l’etichetta di innovazione sociale, che attraverso pratiche creative, sperimentali e condivise, cercano di dare risposta alle istanze delle comunità superando la logica tradizionale del welfare per categorie di utenza e progettando servizi reali in funzioni dei bisogni. Queste pratiche di innovazione sociale portano i Comuni a confrontarsi con nuovi attori, ad attivare nuove relazioni e ad investire, in maniera integrata, sui meccanismi della rappresentanza e della partecipazione e dunque su un modello di governance collaborativa.

Mario Baroni

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