19 Novembre2020

Welfare di territorio, una rivoluzione rimasta incompiuta

Welfare di territorio

Terzo e ultimo appuntamento dedicato alle trasformazioni del welfare locale a vent’anni dalla legge 328/2000, promosso nell’ambito del progetto Penisola sociale

È stata una rivoluzione. Incompiuta. Vent’anni dopo la promulgazione della legge 328/2000 (la prima legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), è stato fatto un bilancio del welfare pubblico di territorio. Analizzare l’impatto che in venti anni la legge ha avuto sul sistema degli interventi e dei servizi sociali dei Comuni e favorire il confronto tra gli attori locali: questi i principali obiettivi del convegno online I vent’anni dalla Legge 328/2000 nella Penisola: le trasformazioni del welfare locale che si è svolto il 13 novembre 2020.
Il Convegno è stato promosso da Cittalia – Fondazione Anci, Fondazione IFEL e il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre nell’ambito del progetto Penisola sociale. È stato il direttore di Cittalia e Responsabile dell’area welfare Anci, Luca Pacini, a introdurre i lavori della giornata a cui sono seguiti i saluti del Segretario generale dell’Anci, Veronica Nicotra e del Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre, Massimiliano Fiorucci.

Dopo anni di tagli continui e cospicui alla spesa sociale dei Comuni, il triennio che ha preso avvio nel 2020 ha registrato un piccolo segnale positivo: la spesa sociale locale potrà contare su 650 milioni di euro aggiuntivi nel corso del triennio: circa 215 milioni in più all’anno da ripartire tra i settemila Comuni italiani.

L’appuntamento si è svolto in due sessioni tematiche: nel corso della prima parte intitolata La legge 328/2000 dopo vent’anni: quale eredità? i relatori si sono confrontati sui principi e i fondamenti della Legge per esaminare il welfare locale alla luce delle mutate condizioni con cui il Paese è stato chiamato a confrontarsi anche recentemente. Appassionato l’intervento di Livia Turco, già parlamentare e ministra, autrice della riforma, e oggi Presidente della Fondazione Nilde Iotti. La Turco ha rivendicato le intuizioni della legge 328/2000 e la sua larga incompiutezza in fase di applicazione. La mancata definizione dei livelli essenziali nelle politiche sociali ha di fatto frenato l’effetto della norma, che è diventata tuttavia il pilastro delle politiche sociali sul territorio.
I tagli degli anni successivi ai bilanci dello Stato e l’approvazione della riforma costituzionale del titolo V hanno messo in ginocchio l’opera di riforma rivoluzionaria prevista dalla legge, che all’articolo 1 dichiara: “La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia, in coerenza con gli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione”.

È toccato a Luca Vecchi, Sindaco di Reggio Emilia e delegato Anci al welfare tracciare le linee di un possibile sviluppo delle norme collegate: “Un vero welfare di comunità nasceva allora, integrando pubblico e privato e favorendo l’accesso del Terzo settore all’erogazione di prestazioni sociali”. Proprio la posizione del Terzo settore è stata ricordata dall’intervento di Claudia Fiaschi, Portavoce del Forum del Terzo settore. Dopo l’intervento di Raffaele Tangorra, Segretario generale del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali è toccato a Chiara Saraceno, Università di Torino, Honorary Fellow, Collegio Carlo Alberto, rammentare che proprio la definizione di “diritti sociali” è stata possibile solo con il varo della legge 328/2000. Un percorso lungo di evoluzione culturale e giuridica: i diritti fondamentali della persona non sono legati alla sua attività di lavoro; c’è un diritto delle persone che viene prima e nonostante il lavoro. Resta a oggi la convinzione che il processo avviato vent’anni fa sia rimasto incompiuto. E oggi ci troviamo ad assistere a un quadro troppo frammentato tra gli organismi che si occupano di welfare.

Nella seconda sessione dei lavori una tavola rotonda dal titolo La realizzazione dei sistemi locali di welfare: il contributo di analisi di Penisola sociale, moderata da Paolo Zurla dell’Università di Bologna, ha riportato il frutto del lavoro di cinque gruppi composti da amministratori, operatori, docenti e studiosi, che hanno svolto un originale percorso di approfondimento. Sono stati i cinque coordinatori a presentare i risultati del lavoro degli ultimi mesi: Elide Tisi per il gruppo disabilità, Maurizio Motta per il gruppo anziani e non autosufficienti, Germana Corradini per il gruppo minori e famiglie, Fiorenza Deriu per il gruppo povertà e marginalità estreme e Francesca Biondi Dal Monte per il gruppo politiche di integrazione dei cittadini stranieri. La tavola rotonda è stata chiusa dal professor Marco Burgalassi dell’Università Roma Tre.

È stata proprio la legge 328/2000 a declinare per prima il principio di sussidiarietà orizzontale quale criterio di cooperazione e reciproca integrazione tra sfera pubblica e privata, centrato su di un positivo rapporto “partenariale pubblico-privato”. In quest’ottica, la sussidiarietà orizzontale non assume tanto una valenza negativa, vale a dire di difesa delle originarie “competenze” o prerogative dell’autonomia privata nei confronti dell’intervento pubblico; quanto piuttosto una positiva valenza di integrazione dei soggetti privati nella concreta definizione dei modi di realizzazione delle attività di interesse generale e di perseguimento dell’interesse pubblico.

Il Convegno ha rappresentato l’appuntamento conclusivo di un ciclo di tre Conversazioni sul sociale promosse sempre da Penisola sociale anche grazie a un originale lavoro di raccolta e diffusione di pratiche, studi, documenti ed esperienze di welfare promosse dai Comuni italiani e contenute sul sito.

Marco Barbieri

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