6 Marzo2026

Inclusione: l’equità inizia dagli annunci di lavoro

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Il linguaggio conta più dei requisiti: come creare annunci che premiano competenza e leadership femminile secondo lo Startup Studio Mamazen

Secondo Unioncamere, in Italia le donne guidano solo il 22% delle imprese e appena il 14% delle startup innovative. Eppure, sono spesso più preparate dei colleghi: il 34,5% delle imprenditrici ha una laurea, contro il 23,4% degli uomini; e nel 37% dei casi avvia un’impresa per una scelta progettuale orientata alla qualità e alla costruzione di valore nel tempo. Dunque il problema non è la preparazione, ma il contesto.

“Il talento femminile c’è ed è persino più preparato, ma non viene adeguatamente intercettato, o viene intercettato troppo tardi” – spiega Farhad Alessandro Mohammadi, CEO dello Startup Studio Mamazen – “Molte donne tendono a candidarsi solo quando sentono di rispondere pienamente ai requisiti richiesti, mentre gli uomini, in media, sono più propensi a mettersi in gioco anche quando soddisfano solo una parte dei criteri. Questa dinamica affonda le radici in modelli educativi e aspettative sociali che, nel tempo, hanno incentivato maggiore prudenza e una più alta soglia di autovalutazione prima di esporsi. È un fattore culturale che incide sulla propensione al rischio e che le organizzazioni devono imparare a riconoscere e valorizzare”.

Secondo lo Startup Studio Mamazen, per cambiare rotta e ridefinire le dinamiche del mercato è necessario partire innanzitutto da come vengono scritti gli annunci di lavoro, perché il linguaggio non è mai completamente neutro. Riflette il punto di vista, l’esperienza e i riferimenti culturali di chi lo utilizza. Anche se non l’unico, è certamente un punto importante per rendere i processi di selezione più inclusivi e capaci di intercettare tutto il talento disponibile.

L’imprenditoria per anni è stata raccontata con un’estetica aggressiva e marcatamente maschile, ed è inevitabile che molte donne abbiano interiorizzato l’idea di dover essere più preparate, più solide, più inattaccabili prima di esporsi. Non a caso, il 74% delle imprenditrici finanzia l’avvio con capitale proprio o familiare, e l’età media delle founder è più alta rispetto a quella dei colleghi uomini.

Come scrivere un annuncio di lavoro inclusivo

Gli annunci devono essere scritti per ampliare la platea, e rendere il linguaggio più consapevole significa ridurre bias impliciti e aumentare la partecipazione femminile, contribuendo a riscrivere la narrativa dell’imprenditoria italiana.

1. Il primo passo è liberarsi di quel linguaggio muscolare e quasi bellico che parla di leader “dominanti”, “instancabili” e “ossessionati dalla performance”, pronti a combattere il mercato. Raccontare l’imprenditoria solo come una guerra da vincere crea un’immagine da cui molte professioniste si sentono escluse.

2. No alle liste infinite di requisiti. Annunci con decine di “must have” non filtrano meglio il talento, ma lo allontanano. È importante strutturare la richiesta distinguendo tra competenze fondamentali, competenze che si possono sviluppare e attitudini – questo per precisare che non occorre essere super leader “già finiti”.

3. Va esplicitato il supporto e la struttura dell’impresa. Dichiarare in modo trasparente capitale iniziale di investimento nella startup, compenso minimo, supporto operativo ed equity chiara trasforma la candidatura da salto nel vuoto a scelta razionale.

4. Spostare il focus dall’ego all’impatto. Molte donne scelgono di mettersi in proprio per realizzazione personale e per costruire valore nel tempo. Parlare di impatto sociale, qualità, responsabilità condivisa e leadership collaborativa non significa “addolcire” il ruolo: significa raccontarlo come funziona realmente oggi, valorizzando un tipo di leadership che premia la precisione e la collaborazione.

Oggi nel portfolio Mamazen 4 startup su 11 includono donne tra i founder e, all’interno dello Studio, 3 membri del team su 11 sono professioniste, con ruoli di responsabilità anche in ambito finanziario. 150.000 euro di capitale operativo già allocato, un compenso iniziale che consenta di dedicarsi al progetto senza pressione finanziaria immediata, il supporto operativo dello Startup Studio e una struttura di equity chiara (70% complessivo ai founder, equamente suddiviso tra i due co-founder). Con una consapevolezza sempre maggiore, Mamazen ha deciso di riscrivere i propri annunci, anche grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, per renderli realmente inclusivi (non solo verso le donne, ma in generale verso qualsiasi forma di diversità, anche culturale). Una scelta che nasce da una convinzione precisa: le imprenditrici rappresentano un vantaggio competitivo, poiché spesso più precise, meno guidate dall’ego, più capaci di costruire leadership collaborative ed efficaci.

“Il futuro del lavoro femminile (e non solo) non si costruisce solo con quote o incentivi” – prosegue Mohammadi – “Si costruisce intervenendo sui modelli educativi, sulle aspettative culturali e sul modo in cui definiamo leadership e rischio. Gli annunci sono un aspetto del tema, ma il cambiamento deve essere più profondo: il futuro dell’innovazione italiana dipende dalla capacità di ampliare l’accesso all’imprenditoria, non di adattare le persone a un modello preesistente”.

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