8 Maggio2023

Settimana corta: con meno ore di lavoro cresce produttività e fatturato

settimana corta

La settimana corta utopia o realtà? Ne parliamo con Massimo Colucciello CEO di PA Advice S.p.A., società che si occupa di soluzioni per la pubblica amministrazione, che è stata la prima nel 2021 ad applicare la settimana corta nel Sud Italia riuscendo a distribuire un premio medio di 2.000 euro ad ogni dipendente

In un articolo a voi dedicato, avevamo iniziato a parlare della settimana corta da poco pianificata che, in quel momento, coinvolgeva 43 professionisti con un’età media di 35 anni, prevedendo una riduzione dell’orario di lavoro settimanale da 40 a 36 ore a parità di stipendio e risultati da raggiungere. Questo accadeva nel 2021, ad oggi come si è sviluppata questa misura e che riscontri ha dato finora?

Partiamo dal riscontro numerico, nel corso di questa annualità 2023, PA Advice sfiorerà le 80 persone in organico, in linea con un processo di sviluppo continuativo che conferma l’incremento da un lato della capacità produttiva, e dall’altro di quella attrattiva. È dunque aumentato il numero dei collaboratori e collaboratrici la cui età media è intorno ai 33 anni. Nel corso di questo anno prevediamo quindi un incremento di ricavi del 30% e di superare i 6 milioni di fatturato.

Quanto ha inciso sulla produttività?

Il dato è fintanto semplice e chiaro: a quel gruppo iniziale, cioè prima che ci fossero le ultime assunzioni che lo hanno portato a circa 80 dipendenti, abbiamo ridimensionato l’orario di lavoro del 10%, azione che ha comportato un aumento del 10% in più di fatturato, il quale nell’arco di un anno si è tradotto in un incremento di produttività del 20%. Serenità, felicità, conciliazione del lavoro con la vita personale sono fattori che determinano una produzione maggiore. Il nostro è un lavoro intellettuale, se l’obiettivo viene risolto in breve tempo, il restante deve essere impiegato per sé stessi. Se si programmano gli obiettivi, si riesce a dare un peso specifico alle incombenze e alla risoluzione dei relativi problemi.

La settimana corta ha dei costi per l’azienda che decide di applicarla?

Più che costi, li definirei investimenti. Ogni cambiamento non è semplice da attuare ma sono scelte essenziali da effettuare in prospettiva di una nuova organizzazione. Non farlo significa uscire prima dal mercato. Dobbiamo essere in grado di investire per portare a bordo, e trattenere, i migliori profili. Occupandomi anche di formazione, ho modo di confrontarmi coi ragazzi e le ragazze dell’Università che, fortunatamente, sono attratti da un modello di lavoro che contempli e rispetti la vita personale e che permetta soprattutto di crescere umanamente e professionalmente.

Quali sono le ulteriori misure welfare improntate? Mi riferisco a formazione, fringe benefit, congedi parentali…

In primo luogo lavoriamo basandoci sull’ascolto del personale. Per il secondo anno l’organizzazione Great Place to Work ci certifica e sostiene nel raggiungimento di questi traguardi. I nostri colleghi e colleghe ci hanno chiesto di focalizzare il programma su specifiche tematiche formative che possano allineare il percorso del singolo con quello del gruppo. Siamo quindi passati a un nuovo piano formativo che tende sì alla trasversalità ma anche alla verticalizzazione per specifiche competenze. Abbiamo sviluppato un modello di smart working chiamato Prestanza (crasi fra PREsenza e diSTANZA ndr) che lascia libertà alle persone di lavorare dove preferiscono. A questo, si aggiunga un’ulteriore flessibilità riguardante gli orari di lavoro, scelti dal personale a seconda di come questi siano conciliabili con la propria quotidianità familiare. Per quanto riguarda i carichi familiari la pandemia è stata determinante: alcuni nostri colleghi, grazie al lockdown, hanno potuto vedere crescere i propri figli. Non si tratta soltanto di collaborazione ma proprio di presenza in casa, di prossimità alla propria compagna o compagno.

Soffermandoci sulla formazione, avete pianificato e sperimentato delle soluzioni all’insegna dell’innovazione che smaltiscano la mole di lavoro amministrativo-burocratica?

Stiamo investendo in un learning management system per accompagnare un processo di sedimentazione delle competenze che segua di pari passo il processo di crescita di PA Advice, una sorta di repository consultabile e condivisibile non solo all’interno ma anche all’esterno coi nostri clienti. La Regione Emilia Romagna mediante gara, ci ha, a tal proposito, commissionato la gestione del suo learning management system, un esempio di amministrazione pubblica che ci ha affidato la formazione a distanza rivolta non solo in ambito regionale ma anche a tutti gli enti territoriali.

A tal proposito, PA Advice che azione territoriale svolge a Napoli, ma non solo, mi riferisco anche al Sud considerando il fatto che siete ente formativo accreditato presso le Regioni Campania e Sardegna?

L’attività di PA Advice è diffusa su tutto il territorio nazionale in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna. Non ci occupiamo solo di formazione, che è un integratore di servizi, ma anche, e soprattutto, di consulenza e sviluppo IT che rappresentano i nostri due business principali. A differenza della narrazione stereotipata, mi permetto di constatare che dal punto di vista di PA Advice l’amministrazione pubblica è un grande incubatore di competenze di qualità, soprattutto l’amministrazione pubblica del Meridione con la quale collaboriamo al meglio e siamo stati messi nelle condizioni di attuare progetti di vero cambiamento. Faccio riferimento alla case history relativa alla progettazione di Caronte, sistema informativo open source integrato per il supporto alla programmazione, gestione e monitoraggio e controllo dei progetti di investimento gestiti dalla Regione Sicilia; e a quella riguardante il nuovo SID (Sistema Informativo delle Dipendenze) che consente una gestione univoca degli assistiti della Regione Campania e delle informazioni ad essi associate, con una notevole semplificazione del processo operativo e dell’attività di monitoraggio, a livello di ASL/Regione, delle informazioni legate alle dipendenze patologiche.

Lucia Medri

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