13 Agosto2020

Poggi (Deloitte): Per il turismo, sicurezza e digitalizzazione

Deloitte

Poggi (Deloitte): Innovazione e digitalizzazione per far ripartire il turismo, tra i tradizionali benefit di welfare aziendale più colpiti

“Far sentire al sicuro i viaggiatori. Investire in forme di turismo innovative. Spingere il Made in Italy per valorizzarne la potenza economica. Attuare politiche industriali coraggiose dedicate all’innovazione per assicurare una crescita sostenibile del Paese, sia industriale sia sociale”.

Queste, secondo Andrea Poggi, Innovation Leader di Deloitte Italia e North-South Europe sono le poche ma fondamentali direttrici e il ricettario per far ripartire il turismo, un settore strategico che alimenta il 13% del PIL italiano (Ministero del Turismo, 2020) e che rappresenta uno dei più importanti benefit tradizionali di welfare aziendale. Questo, non solo in ottica estiva, ma anche e soprattutto per i prossimi mesi, quando bisognerà garantire alle città italiane la domanda di flussi turistici internazionali e locali che meritano.

“Attrezzarsi per il “new normal” in tempi brevi- spiega Poggi- è decisivo per riposizionarsi tra le mete dei viaggiatori e per investire le cospicue risorse attese dal Next Generation Europe su uno dei settori che ha un profilo di eccellenza indiscussa.

«Nei prossimi tre mesi solo il 22% degli italiani potrebbe tornare a prendere un volo domestico. E solo il 14% ha intenzione di prendere un volo internazionale. Ancora meno coloro che hanno intenzione di affrontare una crociera: appena il 7%. Questi sono solo alcuni dei dati del nostro Osservatorio globale sui consumi “Global Consumer Tracker”. Dati che mostrano quanto sia grave l’impatto del Covid-19 su uno dei settori di punta dell’Italia: il turismo», ha continuato Poggi.

«Anche i dati di Banca d’Italia sul crollo dei flussi turistici internazionali sono importanti per capire l’entità del fenomeno», spiega Poggi. «Il saldo della bilancia dei pagamenti turistica quest’anno ha registrato un avanzo di 87 milioni di euro. L’anno scorso, nello stesso periodo, il saldo positivo era di 2,1 miliardi di euro. E purtroppo nemmeno il turismo domestico è in grado di migliorare più di tanto la situazione: oltre all’ansia generata dalla pandemia, infatti, cominciano a sentirsi anche gli effetti economici del Covid-19. L’insicurezza generata dalla pandemia ha indotto molti a risparmiare. Risultato: anche molti italiani hanno rinunciato a viaggiare in Italia».

Per correre ai riparti e sostenere il settore, il governo con il decreto agosto ha previsto un bonus per i centri storici che hanno perso la presenza dei turisti e che prima della pandemia facevano registrare una presenza 5 volte superiore ai cittadini residenti. «Una misura tampone che certamente ha un senso nel breve periodo: senza nessun sostegno, molti degli operatori del settore rischiano di non riuscire più a risollevarsi», commenta Poggi. «Ma il futuro del turismo non può essere fatto di sussidi una tantum. L’esperienza del passato, infatti, insegna che i Paesi che hanno innovato nei propri campi di eccellenza sono stati in grado di produrre una crescita significativa. E il turismo è un’eccellenza assoluta per l’Italia: siamo il Paese numero uno al mondo per siti Unesco e abbiamo un potenziale turistico che, anche prima del Covid-19, non era sfruttato appieno. Così come gli Usa sono diventati leader con la Silicon Valley o la Nuova Zelanda in ambito agritech, l’Italia può rilanciare il settore turistico canalizzando i futuri investimenti in innovazione, digitalizzazione ibrida, nuova mobilità e Smart city», conclude Poggi. «E dirò di più: l’Italia è un Paese con un potenziale veramente immenso, rispetto agli altri Paesi anche europei, grazie al nostro “Made in Italy”. Perché non c’è solo il turismo come area di eccellenza: abbiamo un primato indiscusso anche nel food, nei macchinari industriali, nel fashion, nell’automotive e nella nautica. Se riusciremo a canalizzare gli investimenti del Recovery Fund per innovare questi settori di eccellenza potremo ripartire più forti di prima, raddoppiando la crescita ante covid-19 del Pil e ri-costruendo un sistema Paese più sostenibile e in linea con gli impatti strutturali del Covid-19. A partire dal turismo».

Siamo il primo paese al mondo per numero di siti Unesco, ma ci posizioniamo solo all’ottavo posto nella classifica globale per competitività del settore (Spagna al primo posto) (T&T Index 2019). Questo perché le nostre infrastrutture sono poco tecnologiche e digitali: siamo al 41° posto per ICT readiness vs la Danimarca, seconda in classifica con un hub turistico all’avanguardia, una copertura quasi totale di connessione, servizi online per tutte le strutture e personale abituato all’utilizzo del digitale. L’innovazione dunque potrebbe dare una spinta decisiva al settore per garantire all’utente finale diverse modalità di fruizione del servizio, sia fisiche sia digitali. Esempi esteri di valorizzazione territoriale innovativa e digitale arrivano dall’Islanda con Inspired by Iceland, un programma di promozione del territorio tramite video di testimonial su social network volti a creare engagement dei turisti, e dalle Isole Faroe, dove gli abitanti del posto, dotati di una videocamera in diretta, portano i turisti a scoprire paesaggi e attrazioni da remoto”.

“Come dimostrano questi casi,- conclude Poggi- risulta strategico digitalizzare la filiera del turismo e creare poli turistici interconnessi, anche per aumentare la collaborazione tra le imprese coinvolte ed amplificarne il potenziale commerciale. La Spagna, ad esempio, ha da poco lanciato il suo nuovo portale ufficiale che connette una molteplicità di imprese turistiche e istituzioni, dando ai turisti la possibilità di programmare il proprio viaggio basandosi sulle esperienze di utenti con preferenze simili.

Dunque, nell’attuale contesto competitivo, l’innovazione e la promozione di un turismo digitale con modalità di fruizione “ibride”, se sostenuta da politiche industriali coraggiose, può rivelarsi un’importante alleata per riposizionare il Made in Italy, un brand che, se registrato, sarebbe tra i più noti al mondo”.

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