12 Febbraio2024

Più welfare aziendale per l’impresa che non si limita a un impegno “sostenibile”

welfare aziendale

Secondo l’indagine condotta da Sustrain è importante “formare alla sostenibilità” manager e dirigenti. E il 96% degli intervistati ritiene che la sostenibilità abbia un ritorno d’immagine per l’impresa e per l’81% persino un guadagno a livello economico

Dall’indagine Gli Italiani, la sostenibilità e le imprese (effettuata su un campione di 1.000 italiani maggiori di 18 anni), commissionata da FpS e presentata in occasione del lancio del progetto Sustrain, agenzia specializzata nel rispondere a ogni necessità aziendale durante il percorso di transizione sostenibile. Dai dati presentati si osserva come la Co2 – e la riduzione del suo impatto sull’ambiente – sia appunto l’argomento principe per gli italiani quando si parla di impegno ambientale aziendale (71% preferenze). A cui si aggiunge quello sociale (55%), ovvero l’introduzione di piani di welfare per lavoratori e famigliari e progetti importanti per la comunità e il territorio in cui l’azienda opera. Lo sforzo di transizione sarà premiato: l’84% degli intervistati dichiara che sarebbe disposto a pagare di più rispetto alla media per una tipologia di prodotto realmente più sostenibile rispetto ai concorrenti.

“Questi dati confermano un trend nato negli anni post Covid – commenta Gianluca Schinaia, Head of Sustainability di Sustrain – ovvero la crescita dell’attenzione dei consumatori italiani alla qualità e al valore sociale di un servizio o un prodotto. La sostenibilità non è più, infatti, un ‘nice to have’, ma una caratteristica intrinseca di un prodotto. Oggi sostenibilità significa qualità sul mercato: sia del prodotto che dell’azienda che lo propone. E questo processo culturale si accompagna all’obbligo normativo sempre più stringente innescato dalle ultime direttive europee. Per rimanere competitivi, insomma, è tempo di diventare sostenibili”.

Gli italiani, poi, sembrano essere consapevoli che per le imprese investire per essere sostenibili abbia un impatto positivo sui bilanci e sulla reputazione aziendale – commenta Lorenzo Bordoni, Business Developer di Sustrain – Il 96% ritiene che la sostenibilità abbia un ritorno d’immagine per l’impresa e per l’81% persino un guadagno a livello economico. Questi dati sembrano essere un segnale incoraggiante per le imprese decise a perseguire un percorso di innovazione economica, sociale e ambientale”.

Idee chiare anche su come innescare un vero cambiamento e una piena consapevolezza dell’importanza delle tematiche ambientali nelle imprese: l’85% degli intervistati ritiene molto e abbastanza necessario creare piani formativi per manager e dirigenti, mentre la formazione per i dipendenti raccoglie solo il 15% delle preferenze. Il cambiamento, insomma, deve partire dall’alto. Piena coscienza anche sugli incentivi fiscali, anche se con diverse modalità. Se infatti il 41% è d’accordo sul fatto che sia necessario prevedere degli incentivi fiscali per sostenere i costi che le aziende devono affrontare per essere maggiormente sostenibili, un altro 39% considera l’incentivazione fiscale un fattore da considerare solo a patto che questa porti risultati rilevanti e misurabili.

Impegno per la sostenibilità che infatti si riflette innegabilmente sul lato commerciale dell’impresa. Per gli italiani la scelta di acquistare prodotti di marche considerate sostenibili conta nell’89% dei casi. Di questi il 17% ha preferenza assoluta per brand sostenibili, che diventa 20% nei giovani e 21% in coppie genitoriali. Nel 33% dei casi le marche sostenibili sono valutate a parità di prezzo e nel 39% è valutata la sostenibilità insieme a qualità e prezzo. In particolare è soprattutto negli alimentari freschi che gli italiani sono disposti a spendere di più (62%), seguiti da infrastrutture domestiche, come riscaldamento, condizionamento, infissi, ecc. (36%), prodotti per la salute (35%) e prodotti per la casa (35%). Seguono più distanti abbigliamento (29%) e mezzi di trasporto – auto, moto, bici (25%). Nota dolente per il turismo, solo il 18% accetta di spendere cifre maggiori per effettuare viaggi sostenibili.

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