27 Settembre2019

Metawelfare, i metalmeccanici contro i provider

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MetaWelfare. Insieme al rinnovo del contratto nazionale di lavoro, i metalmeccanici vogliono una società che eroghi i servizi ai dipendenti per tutte le imprese del settore sul modello Cometa o Metasalute. Mario Baroni ne parla nell’articolo apparso nel Dossier Welfare de Il Messaggero lo scorso 25 settembre.

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Il sindacato ha deciso di fare concorrenza ai provider del welfare aziendale. E lancia la sua sfida nel comparto tradizionalmente più forte e rappresentativo: il settore metalmeccanico. “L’erogazione dei flexible benefit contrattata nell’ultimo accordo del 2016 ha finito per trasformarsi in buoni benzina o buoni spesa. Vogliamo inseguire un obiettivo più ambizioso” spiega Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim-Cisl, che conferma l’intenzione di costituire una piattaforma web nazionale, in grado di erogare servizi/benefit a tutte le imprese metalmeccaniche e ai loro dipendenti.

Potrebbe chiamarsi MetaWelfare, se il nome della piattaforma dovesse ricalcare quello di altri enti bilaterali: CoMeta, il fondo pensione di categoria, MetaSalute, il fondo integrativo di sanità. Resta il fatto che la voglia di strappare è forte: la valutazione dei benefit proposti dai provider di mercato è stata spesso negativa. La palestra, il pernottamento in qualche albergo, o altri servizi “troppo ludici” non piacciono al sindacato e non sono stati consumati nelle aziende, che dovevano erogare in benefit una somma di 100 euro nel 2017, di 150 nel 2018 e di 200 quest’anno.

Nella piattaforma (intesa come programma di confronto con Federmeccanica per il rinnovo del contratto 2020-2022) alla voce welfare integrativo si legge la richiesta: “Si chiede di mantenere l’attuale meccanismo dei flexible benefit, aumentandone l’importo a 250 euro annui. A questo proposito vanno verificate le condizioni per definire una Piattaforma metalmeccanica Welfare unica nazionale a gestione delle parti. A tale scopo si possono sperimentare le possibilità di integrare nella piattaforma welfare anche i servizi territoriali sulla base dei bisogni sociali delle persone”.

Il primo passo è convincere Confindustria: Uliano è consapevole della sfida. Difficile, non impossibile. Sarebbe il primo caso di ente bilaterale – la proposta è questa: un soggetto nazionale partecipato da organizzazioni sindacali e parte datoriale – che si occupasse di welfare integrativo, aziendale, contrattuale. Si tratterà poi di immaginare se a nascere debba essere un nuovo soggetto di impresa, o un soggetto che cercherà uno o più gestori/provider per offrire le opportune selezioni alle aziende associate in Federmeccanica, per soddisfare le esigenze del 1,4 milioni di lavoratori metalmeccanici.

La nascita di MetaWelfare – se questo fosse il nome del soggetto ipotizzato dalla proposta di rinnovo del contratto nazionale – potrebbe aiutare a smorzare le rinascenti polemiche contro l’accelerazione degli accordi di welfare aziendale, soprattutto in casa Cgil. Un paio di mesi fa nella sede di corso Italia, a Roma, la Cgil ha dedicato una giornata fitta di confronto sul tema del welfare contrattuale e della bilateralità. Con voci critiche assai forti: il welfare aziendale/contrattuale è accusato di aver introdotto elementi di disuguaglianza, anche se – si ricordava nel dibattito – “dobbiamo dircelo, è gradito ai lavoratori”. Eppure la tesi del convegno, Maurizio Landini presente, era chiara: il welfare contrattuale non è l’Eldorado, anzi, manifesta la mancanza di coordinamento tra welfare pubblico e welfare occupazionale, e genera costi per il bilancio pubblico, prevedendo le note forme di defiscalizzazione anche sui premi di risultato.

“Stiamo attenti che lo sviluppo di questi temi non è nei convegni, ma nei luoghi di lavoro” commenta a distanza Gigi Petteni, già segretario confederale Cisl, apostolo della diffusione del welfare integrativo in azienda e ora presidente del patronato Inas-Cisl.

“L’idea vera, l’idea forte – continua Petteni – è costruire le risposte ai nuovi bisogni. Il welfare aziendale, come tutto il sistema del welfare integrativo non è alternativo all’universalismo, ma rafforza e integra gli elementi del mutualismo e della solidarietà”.

La logica della nascente piattaforma MetaWelfare non è fare concorrenza ai provider – da Eudaimon a Easy Welfare – ma offrire un soggetto più forte, unico e nazionale, che rappresenti una quota non trascurabile di lavoratori, poco meno di un milione e mezzo di famiglie italiane. “Ci avevamo provato anche tre anni fa – racconta Uliano – ma fuori tempo massimo, quando ormai il testo di accordo era stato siglato. Oggi vogliamo porre il tema sul tavolo fin dall’inizio del confronto. Siamo consapevoli delle possibili resistenze degli industriali, ma siamo convinti della forza della proposta, che assicurerebbe costi contenuti e la capacità di offrire servizi più idonei al bisogno dei lavoratori”.

Già, l’ascolto. Elemento costitutivo di ogni ricetta di welfare integrativo di successo. Ma questo è un tema che si incrocia con la rappresentanza e la rappresentatività reale. Questione decisiva per la sopravvivenza e per la vita futura di ogni organizzazione sindacale.

Mario Baroni

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