17 Gennaio2023

Zordan: un’azienda inserita in una Città Sociale per supplire alle lacune del welfare pubblico

Zordan

Con il CEO della Zordan, Maurizio Zordan, abbiamo evidenziato quali sono le azioni innovative e politiche portate avanti dal gruppo per risolvere problematiche come la ritenzione dei talenti in Italia, il supporto all’occupazione femminile e alla genitorialità

In una riflessione di qualche mese fa dedicata al welfare aziendale come antidoto all’emergenza demografica, abbiamo parlato del tema della denatalità presente nella pubblicazione La trappola delle culle (edito da Rubbettino) scritto dalle due firme de Il Messaggero Luca Cifoni e Diodato Pirone. E se ne parlerà anche il prossimo 3 febbraio alle ore 20.30 al Palazzo Festari di Valdagno nell’incontro organizzato dall’azienda Zordan, uno dei principali player nella produzione di arredamento retail per i brand del lusso, citata nel testo di Cifoni e Diodato e già da tempo promotrice di presentazioni di libri con cadenza bisettimanale. Il ruolo territoriale di Zordan è stato consolidato, a partire dalla sua fondazione nel 1965, nel perseguimento di iniziative rivolte al welfare delle persone e del territorio, al loro supporto laddove il welfare pubblico non riesce ad arrivare. Il business è stato sin da subito messo a servizio del bene comune, ci ha spiegato il CEO Maurizio Zordan, e lo dimostra anche la scelta, alla prossima quotazione in borsa dell’azienda, di inserire una partecipazione al capitale dei lavoratori, con una quota del 10% pre-money.

Zordan è società B Corp dal 2016, in tempi in cui la responsabilità sociale e le politiche di welfare erano proprio agli inizi… come avete intrapreso questo percorso?

Dopo la crisi economica del 2008, abbiamo deciso di rialzare la testa puntando sui nostri valori, affidandoci a standard in cui ci sentissimo rappresentati, come quello della certificazione B Corp. Siamo state tra le prime aziende in Italia, e questo passaggio ha dato significato al lavoro svolto fino a quel momento in relazione al welfare territoriale di Valdagno (VI), precedentemente impostato dalla famiglia Marzotto per la quale Zordan ha lavorato a partire dal 1965. Così abbiamo consolidato la nostra strategia su questa linea di crescita, tenendo conto di questi aspetti distintivi di sostenibilità relativi all’ambiente e alle persone per implementarli ulteriormente.

Quali sono le politiche a favore della genitorialità, sia per quanto riguarda il sostegno offerto per far nascere una nuova famiglia che per aiutarla in seguito?

Nel 2015 abbiamo iniziato a progettare lo smart working per le neo mamme, e quando ci siamo ritrovati cinque anni dopo nel pieno della pandemia, eravamo già preparati. Tre anni dopo nel 2018, abbiamo istituito un assegno familiare di mille euro per ogni figlio a carico in età scolare da 0 a 24 anni. Questo bonus, nato in maniera non strutturata perché riguardava solo i dipendenti con figli, è stato poi migliorato ulteriormente in un piano di welfare che mette a disposizione per ogni dipendente 2500 euro all’anno da spendere a piacimento in servizi riguardanti il sostegno alle famiglie, le vacanze o la previdenza.

Qual è l’età media delle vostre assunzioni e in che modo rispettate la parità di genere?

Nell’ottica di un employer branding, durante l’ultimo anno abbiamo assunto circa una ventina di persone con un’età media di 25-30 anni, e abbiamo inserito anche qualche figura senior nei settori di produzione. Per quanto riguarda la parità di genere, cerchiamo di colmare il gap grazie anche all’aiuto in provincia di scuole e associazioni di categoria che stanno infatti lavorando per rendere le professionalità tecniche più accessibili alle donne.

L’Accademia Zordan è un organo indispensabile per il raggiungimento di questo obiettivo, in quanto lavora soprattutto sulla percezione che i giovani hanno rispetto alle professionalità artigianali, con il fine di avvicinarli a questi mondi e conservare il mestiere.

All’interno dei percorsi formativi dedicati ai “maker”, selezioniamo ragazze e ragazzi che una volta imparato il mestiere possono essere inseriti in azienda. Degno di nota è che nell’ultimo anno siamo stati sorpresi dall’iscrizione di ben undici donne e un solo uomo, portando così, quindi, al termine del percorso all’assunzione esclusiva di figure femminili.

Rispetto alla formazione come si struttura l’Accademia?

Si inizia la prima o la seconda settimana di settembre. Il titolo di studio non è discriminante ma la maggior parte degli iscritti provengono dagli istituti tecnici. La formazione si divide in alcune ore teoriche in aula e altre pratiche nei reparti. Alla fine del percorso di formazione le persone selezionate sono inserite in organico. L’ultima opportunità inserita è uno stage nella nostra filiale americana per aumentare la conoscenza dell’inglese e, inoltre, per cambiare punto di vista sul lavoro confrontandolo con la dimensione internazionale.

A questi, quali altri servizi di welfare si aggiungono?

Le nostre azioni sono finalizzate a rispondere ai bisogni dei nostri collaboratori e collaboratrici per migliorare il loro benessere e di conseguenza la produttività. Il welfare pubblico non riesce a coprire con qualità tutte le necessità, e in questo periodo storico sono proprio le aziende a dover risolvere i problemi sociali. Dobbiamo sempre tenere conto della continua e costante costruzione di valore, è fondamentale. A seguito delle perdite riscontrate durante la pandemia, abbiamo introdotto una regolamentazione di salvaguardia. Nel 2020 infatti per le figure di team leader il welfare è stato sospeso e quello del restante personale è stato diminuito. In risposta all’emergenza è stato introdotto un fondo di solidarietà ancora attivo e nel quale si possono raccogliere risorse da convertire in donazioni per persone e progetti. Come AD ho creato due gruppi di confronto con cui progetto degli incontri mensili: sono due “minoranze”, gli under 30 e il personale femminile, la cui presenza è ancora inferiore rispetto a quella maschile. Dal dialogo è nata, prima fra tutte, l’idea di un campo estivo per i figli dei collaboratori per il quale abbiamo intenzione di coinvolgere anche le altre aziende sul territorio, al fine di ricreare quell’idea avveniristica di Città Sociale dell’Armonia pensata alla fine degli anni Venti da Gaetano Marzotto.

Lucia Medri

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