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Walà: “l’abito welfare” su misura per le persone e il territorio

Walà

Walà è la società benefit che dà valore al welfare sociale e territoriale. Intervista a Martina Tombari, CEO e CO-Founder

Come nasce e cos’è Walà, qual è il modello di business che la contraddistingue?

Dal 2016 il mondo del welfare aziendale sta vivendo un ingente sviluppo, sono sempre più i provider sul mercato e crescono i piani aziendali. Riteniamo infatti che in questo orizzonte ci sia uno spazio per poter affiancare le aziende rispetto alla progettazione di qualità, che tenga in considerazione il valore sociale dei servizi di welfare, in questo senso sposiamo la definizione di AIWA (Associazione Italiana Welfare Aziendale). L’obiettivo di Walà è dare risposta ai reali bisogni delle persone e delle collettività favorendo, al contempo, processi di integrazione tra i sistemi di Welfare. Ciò significa che c’è una continuità tra il welfare pubblico, territoriale e quello aziendale che rappresenta una delle declinazioni per supportare le necessità tanto dei dipendenti che delle loro famiglie. Walà affianca quindi le aziende nella costruzione dei piani di welfare tenendo conto del territorio e dei servizi che sono attivi in esso, approccio decisamente più strutturale rispetto allo sfruttamento del welfare come leva fiscale. Vogliamo offrire un servizio a 360°, non siamo una piattaforma né un provider e non vogliamo sommarci ai 104 già esistenti (vedi l’ultimo report ndr); quello che stiamo cogliendo è quanto nel post Covid-19 la vicinanza alle persone sia aumentata e di conseguenza è cresciuta anche la sensibilità delle aziende a questo tema. Se finora il welfare aziendale è stato uno strumento di defiscalizzazione, ora si vogliono fare piani a impatto sociale per tornare ai suoi principi fondamentali. L’azienda che ci sceglie può continuare il suo percorso di fornitura con il suo provider, noi non saremo competitor perché grazie alla rete, Walà arricchisce la consulenza creando “un abito su misura”, che preveda azioni di formazione, sensibilizzazione, ricerca di servizi a valore sociale e territoriale, attività volte ad affrontare il tema della diversity and inclusion, azione e comunicazione della CSR…

Quale rete intende creare Walà e con quali soggetti intende dialogare per inserirsi nel mercato?

La rete è in divenire e in questi giorni abbiamo sempre nuove richieste di partnership che saranno tutte finalizzate a porci come un supporto alla coprogettazione di piani di welfare, tanto nel Terzo settore che nell’ambito aziendale. Nella messa in pratica di questi progetti di innovazione, vogliamo avvalerci dei migliori sul campo per ciascun tema. ComeBack Welfare è stato fondamentale nella relazione con le grandi aziende proprio perché non essendo un provider permette ai suoi clienti di aprirsi su consulenze trasversali e integrative per le quali Walà, dal canto suo, può inserirsi fornendo la sua sharing value “di filiera”. Secondo Welfare è un interlocutore fondamentale, ci accompagna dal punto di vista scientifico e di conoscenza delle buone prassi , la partnership con eQwa è volta alla promozione dell’educazione finanziaria di qualità e in generale punta il faro sull’importanza della qualità nel welfare aziendale, a loro si deve la prassi UNI/PdR 103:2021.  Altavia Italia Srl ci ha proposto pro bono di essere accompagnati dalla loro “strategy room” per lavorare sulla nostra comunicazione, questi sono solo alcuni degli esempi dei membri del nostro prezioso network.

Quale welfare per il Terzo Settore?

Sono le cooperative sociali le strutture più adatte a gestire il welfare sociale e territoriale e le più titolate a soddisfare i bisogni delle persone anche nell’ambito aziendale: se per esempio fosse necessario introdurre un servizio per i figli dei dipendenti dedito ai disturbi dell’apprendimento, è importante intercettare un fornitore capace di garantire un supporto di qualità. Per tale ragione, facciamo capo alle linee guida di qualità definite dalla Prassi di riferimento PdR/UNI 103/21. In questo consiste il carattere “integrato” del Welfare nel quale le risorse e gli attori coinvolti sono valorizzati e riconosciuti lungo un percorso capace di costruire “eco-sistemi” coesi e in grado di generare esternalità ed impatti sociali positivi, inclusivi e duraturi.

Welfare sociale e welfare aziendale, in che modo dovrebbero essere ripensati per poter svolgere un’azione complementare?

Dal punto di vista della continuità, l’importanza dello sviluppo del secondo welfare lo interpreto non come una risposta per arrivare a dei marketplace per la domanda pagante, quanto un’integrazione e sussidiarietà rispetto a quello che può mettere in campo il primo welfare. Il rischio è che si vadano a sovrapporre o a replicare certi servizi e magari altre aree di bisogni rimangano scoperte, invece ci vuole una maggiore complementarità e dialogo tra il mondo profit e no profit creando forti sinergie tra politiche pubbliche e iniziative private come anche tra interventi degli enti del terzo settore e quelli del mondo profit, al fine di personalizzare al massimo le risposte alle nuove e alle tradizionali necessità dei lavoratori e dei cittadini.

Nuovi obiettivi per la ripresa: inclusività, ambiente, formazione e nuove generazioni. Come risponde Walà?

Walà ha intenzione di lavorare sugli obiettivi dell’Agenda 2030 e già sono molti i cantieri di progettazione attivi di cui ci stiamo occupando. Sono già pronte delle proposte che svilupperemo nei prossimi mesi e la rete servirà proprio a consolidare queste task attraverso un lavoro di intercettazione, mediazione e ascolto. Giusto per dare un’anticipazione, sicuramente lavoreremo su progetti che mirano a favorire l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, ad iniziative che mirano a ridurre il divario di genere, senza tralasciare poi l’obiettivo di diffondere cultura relativamente al welfare di qualità, sia dal punto di vista dei servizi erogati sia dal punto di vista della formazione della figura del Welfare Manager.

Lucia Medri

 

 

 

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