27 Dicembre2022

Pasquale Piroso (Loft Canova): lo studio è uno spazio “variabile” aperto alla città e all’ambiente

Loft Canova

Non solo aziende. Anche gli studi di architettura e artistici scelgono modalità flessibili di progettazione e di dialogo con la città. Ne parliamo con Pasquale Piroso, fondatore de Lo Studio di Architettura LOFT CANOVA a Roma

Come è cambiata la storia del vostro studio e in che modo è diventato un hub?

L’indole di Loft Canova è sempre stata caratterizzata dall’amore per l’arte e l’architettura che abbiamo inserito in ogni nostro progetto. Siamo tuttora uno studio, ovviamente, ma ci siamo estesi e rinnovati come hub circa quattro anni fa quando abbiamo preso un altro spazio adiacente a quello già sito in Palazzo Canova e li abbiamo fusi. Un ampliamento che è stata però un’occasione per cambiare la nostra modalità di lavoro e creare un hub di scambio, confronto e relazione dedicato alla cultura, arte e design, strumenti del nostro lavoro quotidiano. Uno spazio variabile e funzionale nel quale allestire progetti artistici e architettonici e dove invitare professionisti di entrambi i settori coi quali ripensare anche il rapporto con la città di Roma. In questo modo possiamo condividere le nostre idee e lo studio non rimane chiuso ma si apre verso l’esterno.

Questa modalità di lavoro all’insegna della “variabilità”, come l’ha definita, della flessibilità quindi e della relazione, come si articola e in che modo incide nella gestione dei vostri progetti?

Credo sia la parte più difficile, che deve essere alimentata criticamente ogni giorno. L’obiettivo è quello di creare i presupposti per una “fusione” tra l’interno dello studio e l’esterno, con le persone e il contesto urbano che accoglie i nostri lavori. Penso sia una condivisione biunivoca di pratiche di costruzione e a Roma questo si traduce in uno sforzo perché, dobbiamo ammetterlo, qui siamo un po’ indietro rispetto ad altri contesti, faccio riferimento ad esempio a Milano.

A proposito della rete costruita in questi anni, quanti professionisti fanno parte dello studio, in che modo si relazionano con gli artisti e con quale istituzioni lavorate?

Negli ultimi anni, abbiamo inziato a comunicare i nostri lavori in maniera diversa, adattandoci ai cambiamenti e facendo ricorso all’innovazione tecnologica del 3D e/o del Metaverso, nel quale possiamo far vedere al cliente il prototipo di ciò che verrà realizzato determinando una fruizione diretta dell’architettura. Lo studio è composto da cinque architetti i quali hanno la possibilità di confrontarsi con Luigi Ontani, l’artista residente di Loft Canova ma anche con personalità come Alberto Timossi, Antonio Tropiano, Matteo Basilè, Tommaso Cascella, Roberto Giglio, artisti contemporanei, pittori e scultori. Questa dialettica tra l’architettura e l’arte crea dei momenti culturali aperti, nei quali i progetti possono essere discussi insieme con le persone e si può parlare direttamente con gli artisti. In epoca pre Covid-19, con il patrocinio della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, abbiamo organizzato due laboratori dedicati ai bambini per farli lavorare attorno all’arte di Antonio Canova, in occasione della mostra a lui dedicata. Gli eventi che programmiamo si svolgono anche all’esterno di Palazzo Canova: in un’altra occasione abbiamo promosso per i ragazzi delle attività educative dedicate al tema della sostenibilità in architettura, attraverso le quali far comprendere l’importanza dei pannelli fotovoltaici o dell’illuminazione a LED. Crediamo sia importante educare i nostri figli e le nuove generazioni a promuovere una cultura per il rispetto dell’ambiente.

Il vostro progetto è dunque ricettivo rispetto alle nuove modalità di lavoro e alle esigenze del presente: qual è la vostra attenzione alla sostenibilità e in che modo la perseguite nella scelta dei materiali?

Da circa tre anni abbiamo inserito come partner del nostro studio aziende che promuovono l’attenzione all’ambiente e con loro creiamo materiali green d’arredo, come ad esempio l’azienda Stay Green. Oppure, come accennavo prima, ci dedichiamo all’energia alternativa con realtà come Corradi Outdoor e Guzzini, con quest’ultimo abbiamo illuminato la Casina Valadier interamente con impianto a LED; ma anche Viessman e Mirage coi quali lavoriamo su materiali che siano meno impattanti.

Cosa avete “in cantiere” per il 2023?

Continueremo a dedicarci all’ambiente e a implementare lo studio relativo a nuovi materiali. Stiamo proprio finendo di realizzare in Calabria a Badolato (CZ) un progetto, chiamato RESPIRATERRA, di case sopraelevate totalmente in legno e autosostenibili grazie all’uso di pannelli fotovoltaici e al recupero dell’acqua piovana. Questo sarà un futuro spazio di residenza per gli artisti emergenti e una nuovo modello di relazione e condivisione del lavoro.

Lucia Medri

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