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Energia, Raimondo Grassi: “Welfare e rinnovabili alleate del nuovo mondo”

Le energie rinnovabili sostengono e migliorano il welfare integrato. Intervista a Raimondo Grassi, AD di Tea Energia

Un ambiente sano, ordinato rispettoso di ciò che ci circonda è fonte di vita. Ma talvolta non basta, come nel caso del prof. Raimondo Grassi, Amministratore Delegato di Tea Energia, che ha una certezza, quella delle energie rinnovabili e pone il welfare al centro della sua visione lungimirante. Investimenti socialmente responsabili e soluzioni che riguardano la grande transizione demografica. Per “sostenere e migliorare il welfare integrato” significa ricercare sul mercato tutte quelle soluzioni che consentono di migliorare i rendimenti dei patrimoni destinati alle prestazioni sociali e di offrire ai propri iscritti un set di servizi complementari alle prestazioni tradizionali. Invecchiamento della popolazione, conservazione dell’ambiente e una migliore convivenza sociale basata su diritti e doveri: è la triplice sfida che ci aspetta nei prossimi anni. Così la dimensione dell’uomo “faber” di costruttore di nuovi mondi oggi deve andare oltre i fallimenti verso nuove esperienze e realizzazioni. C’è un solo modo per ritrovare il senso della crescita ed è quello di essere visionari ma concreti; ne parliamo nell’intervista.

Prof. Raimondo Grassi, le grandi case di investimento mondiali puntano sulle rinnovabili per i sottostanti dei loro fondi di investimento. Aumenta sul mercato l’offerta da parte dei più importanti players sul mercato di soluzioni di investimento che puntano sulla tutela del clima e sullo sviluppo sostenibile. E’ un trend che durerà a lungo?

“La recente accelerazione del piano di indipendenza energetica del Paese ha dato nuovo impulso al settore delle energie rinnovabili. Anche nel passato diversi fondi di investimento hanno confezionato prodotti con rendimenti interessanti per gli investitori, ma ci si trovava in condizioni diverse, con incentivi statali più ricchi, ormai non più esistenti. Tuttavia il mercato è ancora interessante in rapporto all’attuale costo del denaro, ed i tassi di interesse ancora bassi. È sempre difficile fare previsioni a lungo termine, ma tutti gli indicatori ci confermano un incremento costante dei costi dell’energia prodotta da fonti rinnovabili per almeno i prossimi dieci anni”.

La  vita  media sta aumentando, ma il nostro welfare è sempre meno assistenziale. Come secondo lei, si può contemporaneamente  tenere insieme il rispetto delle soglie di sostenibilità della Terra e  garantire una vita “decente” ai suoi cittadini?

“Proprio l’aumento dell’aspettativa di vita ci deve far riflettere su quanto sia importante creare ed accrescere la sostenibilità in generale premiando i comportamenti più virtuosi ed attenti all’ ambiente. Questo potrà senz’altro contribuire ad elevare i livelli di assistenza nel welfare che deve trasformare in un punto di forza la transizione ecologica  e l’abitudine all’uso di energia da fonti rinnovabili e non inquinanti.

Non è detto infatti che la conversione in elettrico dei motori termici, ad esempio, sia la strada meno inquinante, pensi allo smaltimento di milioni di batterie al sovraccarico delle reti spesso sottodimensionate.

Cautela estrema, dunque, nel porsi obiettivi di riconversione così a breve perché il sistema industriale non ha i tempi tecnici necessari a questo processo che se fatto nel breve termine del 2033 come indica l’Europa, potrebbe comportare un trauma sociale con perdita di posti di lavoro e conseguenze pesantissime sulle famiglie e sul welfare”.

Si parla di “Pil Verde” esso riconosce che gli ecosistemi forniscano servizi importanti, che generano vantaggi per le persone. In sostanza, sono beni da mantenere, simili a beni economici. I critici sostengono che in questo modo si è dato un valore economico alla natura, e di conseguenza non si sta combattendo la storture del mercato ma, anzi, si spiana la strada a una finanziarizzazione della natura nel suo complesso. Lei cosa ne pensa?

“Parlare di finanziarizzazione in termini negativi mi sembra esagerato anzi se il cosiddetto “Pil Verde” che sostanzialmente è un indicatore sulle conseguenze dello sviluppo economico sull’ambiente potesse diventare un ulteriore garanzia per impedire danni  e raccordare sempre di più lo sviluppo con la salvaguardia e la valorizzazione dell’ambiente sarebbe un ulteriore passo avanti per la tutela del nostro pianeta”.

Ludovica Urbani

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