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Cassa Geometri: grazie alla formazione raggiunto il reddito medio di categoria nei primi dieci anni

Cassa geometri

La Cassa Geometri prosegue le sue azioni volte a creare un percorso che consenta ai geometri, sia i professionisti consolidati che le nuove generazioni in entrata, di mantenersi competitivi in un mercato del lavoro in continua evoluzione. Ne parliamo con il Presidente Diego Buono

Dal 2018, cioè dalla prima edizione della partecipazione al Mese dell’Educazione Finanziaria, quanti corsi sono stati erogati finora e di che tipo?

Come categoria professionale, siamo da sempre molto attenti alla formazione continua, inserita nei nostri regolamenti a partire dal 2008, anticipando l’obbligo dei piani di formazione per le categorie professionali avvenuto nel 2012. Esigenza che noi abbiamo tenuto presente sin da subito per tutti i nostri iscritti provvedendo anche con dei procedimenti disciplinari in caso di mancata formazione. Considerato l’aspetto dinamico della professione e il suo valore di responsabilità sociale, è imprescindibile il valore di un aggiornamento costante. Ad oggi, siamo molto orgogliosi dei risultati raggiunti e dell’alta frequenza ai corsi, la nostra platea di 78mila iscritti ha bisogno di fare sessanta crediti formativi in tre anni, un impatto notevole quindi. È tuttavia opportuno fare un discrimine tra la formazione di aggiornamento professionale e quella specialistica in termini di nuove competenze che hanno necessità di essere supportate da corsi e esami per particolari abilità, come i moduli sulla sicurezza, sull’antincendio, sulla mediazione civile o anche sull’amministrazione condominiale.

Da chi sono frequentati? Mi riferisco alle percentuali di iscritti tra donne e uomini riferibili agli ultimi anni. Se per esempio le azioni welfare messe in atto dalla cassa per favorire la parità di genere e aumentare il welfare per donne e madri hanno favorito una maggiore partecipazione delle professioniste…

La percentuale delle donne che frequenta i corsi è circa del 10%, valore che corrisponde al 100% delle nostre associate. Tra i prodotti di welfare abbiamo degli incentivi alla formazione che corrispondono al 50% di copertura del costo del corso con un tetto massimo di 200 euro e di 250 per quelli più specialistici, bonus riguardante la fascia under 35, che per i corsi di specializzazione diventa invece usufruibile da tutte e tutti senza limite di età.

Quanti di questi hanno contribuito a un inserimento lavorativo o avanzamento di carriera?

Quantificarlo risulta un po’ difficile, possiamo però dire che il finanziamento e l’erogazione di incentivi per la formazione ha degli effetti sull’accrescimento del reddito professionale. Abbiamo monitorato che tra i nostri iscritti e iscritte, soprattutto i neo iscritti, raggruppati per localizzazione, fascia d’età e genere, chi si forma in materie specialistiche ha avuto un accrescimento del reddito maggiore rispetto a coloro che non le hanno seguite, raggiungendo nei primi dieci anni il reddito medio di categoria.

Se, e in che modo, hanno attinenza con il progetto di tutoraggio?

È senza dubbio un complemento. Con una formazione corretta e continua si approfondiscono le conoscenze e il modo di affrontare le sfide professionali. Insieme ai progetti messi in campo sia di tutoraggio che di aggregazione, quelle formative sono delle competenze ulteriori che riescono a far sviluppare al giovane delle skills di approfondimento da trasferire poi ai senior, più refrattari ad esempio nei confronti della digitalizzazione.

Lucia Medri

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