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Aon Hewitt: welfare per dipendenti e cittadini

Il mercato del welfare aziendale è in espansione, abbiamo chiesto a Claudia Di Serio Head of Welfare di Aon Hewitt un confronto a riguardo. 

Welfare, quanto è importante per voi e in che modo strutturate i piani aziendali dei vostri clienti?

Per noi di Aon, parlare di welfare vuol dire fare riferimento a un’offerta molto ampia di servizi pensata per fornire soluzioni che possano incontrare le esigenze tanto dei dipendenti, che dei cittadini. Aon presta la massima attenzione sin dalla fase di studio precedente alla progettazione di un piano Welfare. Attraverso survey e focus group è in grado di scegliere l’approccio più adatto alla singola persona e azienda, tenendo conto delle specifiche differenze territoriali e degli obiettivi da raggiungere. Soddisfazione dei dipendenti/clienti e sostenibilità economica nel tempo sono certamente tra i principali.

Quali sono le aree strategiche scelte da Aon e perché sono messe a disposizione delle aziende per implementare il business welfare?

Abbiamo un’offerta ampia e modulabile, che si articola in programmi assicurativi, employee benefits, piani in full outsourcing di Flexible Benefits, convenzioni aziendali, wellbeing, oltre a previdenza complementare e reti sanitarie dedicate. Servizi che sono messi a disposizione delle aziende clienti attraverso le nostre piattaforme informatiche proprietarie.

La vostra offerta di benefits, come sta cambiando e come amplierete i servizi?

Dobbiamo sempre tener conto delle specificità dei territori nei quali opera l’azienda, dove risiedono i dipendenti, rispondendo alle esigenze del loro ciclo di vita e non dimenticandoci mai di stare al passo coi tempi e l’innovazione tecnologica. Per questo la nostra ultima implementazione è stata Inspiring Benefits, un portale di convenzioni e scontistiche aziendali che oggi conta 9 milioni di utenti internazionali e 300 programmi di fidelizzazione attivi. Inspiring Benefits si configura come un ulteriore servizio volto a promuovere un processo di fidelizzazione e coinvolgimento del singolo, che va ad integrare la nostra offerta nell’ambito del welfare aziendale.

Siete soci fondatori di Aiwa, quale ruolo gioca e può giocare l’associazione di categoria?

Sicuramente è un momento di confronto sulle buone pratiche da seguire. Preso atto di una dimensione normativa frammentaria, è fondamentale essere insieme e uniti come collettori di richieste per poter essere più chiari e pronti nei confronti del mercato e del legislatore.

Nel vostro target market sono compresi i giovani?

Certamente. È importante innanzitutto definire la categoria dei giovani. Se per giovani intendiamo i Millennials, che in media rappresentano il 50% dei lavoratori attivi,  sappiamo che richiedono sostegno soprattutto rispetto alle spese scolastiche dei figli, quelle sanitarie e in parte per l’assistenza dei genitori anziani. Se ci rivolgiamo ai più giovani, sappiamo che questi prediligono ambiti quali formazione, cultura e sport.

Sono molti i provider di welfare aziendale, il mercato cresce ma forse non abbastanza per tutti: ci si deve aspettare una concentrazione?

La concentrazione è già avvenuta. L’ingresso e l’affermarsi delle multinazionali dei ticket restaurant, l’entrata delle banche, dei broker e delle compagnie assicurative ci dimostra che a una maggiore competizione corrisponde di pari passo una differenziazione e molteplicità dei servizi. Questi non devono limitarsi soltanto al mero sviluppo tecnologico ed economico finanziario, ma devono anche e soprattutto essere compresi in un orizzonte di miglioramento della soddisfazione di bisogni sempre più urgenti.

Lucia Medri

 

 

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