Il welfare cresce, ma soprattutto sotto forma di fringe benefit. E i programmi di benessere finiscono per raggiungere quasi solo chi ci crede già. Wellhub lancia la Wellness Season 2027 per portarli al resto della popolazione aziendale.
Più welfare non significa automaticamente più benessere. È la tesi da cui parte Wellhub, la piattaforma di wellbeing aziendale che conta quasi 50.000 clienti in 18 Paesi, e che ha scelto l’autunno, ovvero la stagione in cui le aziende fissano budget e priorità per l’anno successivom per lanciare un avvertimento alle direzioni HR.
Il punto di partenza è un numero. Nel 2025 i fringe benefit hanno rappresentato il 55,1% delle misure di welfare utilizzate in Italia, un peso più che triplicato rispetto al 2017. Un sostegno concreto per lavoratori e famiglie, in anni di inflazione e potere d’acquisto sotto pressione. Ma anche il segnale di una deriva: se il welfare si riduce a integrazione del reddito, rischia di perdere per strada la sua funzione più strategica, prendersi cura della salute fisica e mentale delle persone, prevenire stress e burnout, alimentare engagement e retention.
Benessere e welfare non sono sinonimi
Il problema, secondo Wellhub, non è solo quanto si investe nel wellbeing, ma come. Le iniziative sono spesso sporadiche, senza una visione di lungo periodo, e frammentate: fitness, mindfulness, nutrizione, sonno e salute mentale arrivano ai dipendenti attraverso strumenti separati, difficili da tenere insieme in un percorso coerente.
Il risultato ha un nome: “paradosso 90/10”. Anche quando l’azienda investe, i programmi di benessere tendono a intercettare quel 10% di persone già attive e sensibili al tema. Il restante 90% resta ai margini, o fuori del tutto.
«Negli ultimi anni il welfare aziendale ha contribuito concretamente a sostenere i lavoratori e le loro famiglie, soprattutto attraverso strumenti di supporto economico come fringe benefit e buoni acquisto. Tuttavia, benessere e welfare non sono sinonimi. La vera criticità non è parlare a chi è già attivo e consapevole, ma arrivare a quel 90% di persone che spesso resta escluso da queste opportunità. È lì che si genera il maggiore valore, sia per i dipendenti sia per le aziende.»
— Matteo Musa, Head of Italy di Wellhub
Wellness Season 2027: giocare d’anticipo sull'”activation gap”
La risposta di Wellhub è la Wellness Season 2027, un percorso che accompagna le aziende nella pianificazione e nell’attivazione dei programmi di benessere per il nuovo anno. Riunisce in un’unica cornice iniziative su fitness, mindfulness, nutrizione e sonno, con l’obiettivo di costruire programmi più inclusivi ed estenderne i benefici all’intera organizzazione.
Il bersaglio dichiarato è l’“activation gap”: la distanza tra la voglia delle persone di investire sul proprio benessere e la disponibilità, nel momento di massima motivazione, di strumenti pronti a sostenerla. Quel momento, per molti, è gennaio, il mese dei buoni propositi. Ma per le aziende, avverte Wellhub, il lavoro va fatto prima.
«Il benessere aziendale non può essere considerato un’iniziativa da attivare all’ultimo momento. Pianificare in autunno significa arrivare al nuovo anno con strumenti, comunicazione e attività già pronti. Il successo di un programma di wellbeing si misura nella sua capacità di trasformare l’intenzione in partecipazione.»
— Matteo Musa
La domanda per le HR
Al di là dell’iniziativa, il messaggio tocca un nervo scoperto del welfare aziendale italiano: la misura del successo. Non basta contare quanto si spende o quante soluzioni si mettono a disposizione. Conta quante persone le usano davvero, e soprattutto chi. Se a partecipare sono sempre gli stessi, il programma di benessere funziona come un club, non come una politica aziendale.
Formazione sull’IA: il welfare che si impara sul lavoro
Settembre 24, 2026