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Parlare corsivo: una moda che rischia di creare ignoranza. Le critiche di Valentina Pelliccia

Corsivo

A seguito della moda lanciata dalla diciannovenne Elisa Esposito di parlare in corsivo, la giornalista Valentina Pelliccia esprime il suo parere a riguardo ricordando l’importanza della formazione e della conoscenza della lingua italiana

Una nuova moda sta spopolando tra i giovanissimi: si chiama “parlare in corsivo” ed è stata proposta su TikTok dall’influencer Elisa Esposito. Consiste sostanzialmente nel pronunciare le parole attraverso il nuovo gergo dalle vocali aperte e l’apertura cantilenante. Oggi la ragazza è seguita da più di ottocentomila follower. Tanto successo che l’influencer Esposito, è salita in cattedra ed è diventata la professoressa del corsivo parlato. Negli ultimi giorni è stata invitata da RDS Next e, alla domanda del conduttore se conoscesse il primo verso de “La Divina Commedia”, Elisa Esposito ha così risposto: “No. Non ne ho idea“.

La formazione non è mai “obbligatoria”, ma sempre più spesso si parla della centralità delle risorse umane, in qualunque contesto. E la formazione è la chiave di accesso per ogni percorso di crescita umana e professionale. Un vecchio insegnante di filosofia diceva che studiare serviva per evadere dall’ignoranza. La formazione è la corda necessaria per l’evasione da un vecchio mondo di emarginazione sociale e culturale per raggiungere nuovi mondi. Formare e formarsi. Oltre l’ignoranza.

La moda del “parlare in corsivo” probabilmente è più vecchia della stessa Esposito. Il primo accenno su internet di parlato in corsivo risale a un tweet di @TrackDroppa, che scriveva nel 2009: Voice so smooth its like I’m singing in cursive, come rammenta Giorgia Bonamoneta (nome de plum?) su Money.it.

La giornalista Valentina Pelliccia, sul suo canale Instagram, si è scagliata contro questo nuovo fenomeno e contro l’influencer. “Sono assolutamente contraria a questa nuova moda che, ahimè, avrà sempre più successo tra i giovani. L’italiano è una lingua di cultura, ricca di storia, importante punto di riferimento e costituisce il risultato di una trasformazione linguistica durata secoli. E la letteratura italiana ne fa parte; aiuta (o meglio, dovrebbe aiutare) anche ad arricchire il nostro lessico, a migliorare il nostro linguaggio. Racchiude tutti i valori espressi da Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio, Francesco Petrarca, Alessandro Manzoni e da tutti i poeti, filosofi, scrittori precedenti e successivi. Inoltre, rafforzare (e non distruggere) la nostra presenza culturale anche nelle aree del mondo che aspirano a crescere, è importante. Bisognerebbe, evidentemente, creare modalità di apprendimento alternative e più stimolanti di quelle classiche per i giovani, ma che non banalizzino e ridicolizzino il nostro italiano e la scuola stessa. Ma, al di là di questa proposta, il contenuto, a mio avviso, non cambia”.

“In Italia si può far risalire il parlare in corsivo come a un modo di parlare tipicamente del Nord e in particolare di Milano. Nello slang milanese – ricorda Bonamoneta – l’allungamento delle ultime lettere, quasi trascinate e un po’ nasali è piuttosto comune”. Ma al di là dell’origine resta la moda del momento, di cui i giovani e i giovanissimi sembrano bearsi.

Valentina Pelliccia aggiunge: “Se si crea un fenomeno come questo, la responsabilità è di tutti, della società in primis. Il non sapere quale sia – e chi abbia scritto il primo endecasillabo – della Divina Commedia, è grave. Soprattutto per chi conta di diventare leader”. La leadership senza cultura è un’aberrazione pericolosa. Pelliccia continua: “Non mi infastidisco di fronte a questa moda. Mi dispiaccio. Mi dispiace assistere ad una realtà, anche se “virtuale” (e il virtuale è lo specchio della società attuale) alquanto disfunzionale e diseducativa. Internet e i social (TikTok e Instagram) sono i mezzi di comunicazione più presenti ed efficaci per trasmettere messaggi ai giovani e tra i giovani. Perché non utilizzarli in un modo costruttivo che possa non solo far divertire i ragazzi ma, al contempo, anche farli arricchire interiormente e culturalmente? Abbiamo un mezzo potentissimo tra le mani che, se utilizzato nel modo corretto, potrebbe diffondere sana informazione, sani principi, sane mode e cultura sul web. Ma, questa macchina potente (i social) non viene utilizzata e valorizzata nel modo giusto”.

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