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Metasalute guarda oltre RBM. E punta alla prestazione diretta delle erogazioni

Metasalute

Nell’ultimo anno e mezzo, Metasalute ha raggiunto standard di servizio molto alti ribadendo il bisogno di una integrazione più efficiente con il Ssn e puntando, nei prossimi 24 mesi, a essere autonomo nell’erogazione

Metasalute è il più grande Fondo sanitario integrativo che opera in Italia, almeno per il numero dei propri iscritti. È il Fondo nazionale di categoria che fornisce assistenza sanitaria integrativa ai lavoratori dell’industria metalmeccanica e dell’installazione di impianti e ai lavoratori del comparto orafo e argentiero: circa 1,2 milioni di lavoratori (in rappresentanza di oltre 38 mila aziende), che sommati ai 600mila familiari inclusi gratuitamente nella copertura del dipendente e circa 17.000 familiari fiscalmente non a carico, con inclusione a pagamento, porta il totale degli aderenti oltre 1,8 milioni di individui. “Il nostro primo obiettivo è quello di elevare la qualità di vita dei nostri iscritti, offrendo un servizio sempre più personalizzato, integrando e non sostituendo le garanzie offerte dal Sistema sanitario nazionale (Ssn)” spiega Simone Bettini, presidente da quasi due anni del Fondo.

L’emergenza sanitaria provocata dall’epidemia Covid-19 ha accentuato la sensibilità sul tema salute “e noi abbiamo messo in campo una serie di presidi e di garanzie che si sono evoluti nel corso della crisi – aggiunge Bettini – dall’erogazione di mascherine e guanti per i dipendenti del Fondo alla sanificazione della sede di lavoro, fino a definire, per gli iscritti al Fondo, un Piano sanitario integrativo che offre un supporto economico per eventi connessi alle sindromi influenzali di natura pandemica, COVID-19. Il supporto economico consiste in un’indennità in caso di ricovero per accertamenti e/o cure di sindromi influenzali di natura pandemica di 30 euro al giorno per un massimo di 30 giorni (una tantum) a partire dal primo giorno di ricovero. Il Piano prevede inoltre un’indennità di mille euro (una tantum) a seguito di dimissioni da un reparto di terapia intensiva nel quale l’Iscritto è stato ricoverato per la cura delle sindromi influenzali di natura pandemica e l’erogazione di un’indennità di 500 euro (una tantum) a seguito di dimissioni da un reparto di terapia sub-intensiva o reparto assimilabile. Infine a titolo di contributo per le spese funerarie, è prevista l’erogazione di mille euro (una tantum) agli eredi in caso di decesso dell’Iscritto intervenuto prima delle dimissioni da un reparto di terapia intensiva o sub-intensiva. Per fortuna la categoria si è dimostrata molto forte e in discreta salute. Abbiamo registrato solo 800 sinistri”.

Il Piano Covid ha voluto essere un ulteriore reale aiuto a sostegno dei lavoratori e delle loro famiglie in un momento storico delicato. Un intervento che va nel solco delle soluzioni taylormade offerte da Metasalute. L’esperienza del Fondo è una risposta a chi ancora guarda con sospetto al mix pubblico-privato nel mondo della salute. “Metasalute è uno strumento contrattuale e vede le parti sociali unite per perseguire l’obiettivo della miglior garanzia dei lavoratori. Pubblico e privato vanno bene insieme perché non c’è nessun obiettivo di sostituzione al Ssn. E soprattutto perché assicuriamo la piena trasparenza dei bilanci del Fondo. Siamo al 95-97% di utilizzo delle quote incassate. Le erogazioni coprono quasi integralmente le risorse disponibili. Il nostro non è certo il caso di qualche fondo sanitario che finisce per essere un contenitore di liquidità. Ci sono situazioni in cui l’erogato vale sì e no il 30-40% degli incassi”.

Anche per questo diseguale comportamento dei Fondi – ad oggi non sottoposti ad alcuna vigilanza, ma semplicemente registrato in una sorta di anagrafe tenuta presso il Ministero della Salute – c’è chi richiede una forma di vigilanza simile a quella che da oltre 25 anni si è data il sistema dei Fondi pensione. “L’idea di una vigilanza sui Fondi sanitari a me non fa paura – risponde Bettini – noi siamo trasparenti e in regola con l’utilizzo pressoché totale delle risorse messe a disposizione. Mi dispiacerebbe che il controllo e la vigilanza incidesse solo per la parte burocratica, o solo per assicurare qualche posto nei cda dei Fondi. Non siamo e non vogliamo essere un seggiolificio. Ci diano delle regole, ci controllino, ma senza la tentazione di dover piazzare dei burocrati dalla politica. Non vorremmo veder rallentato il nostro lavoro, che ha bisogno di velocità e di concretezza nelle risposte da fornire alle esigenze dei nostri iscritti”.

C’è poi una differenza fondamentale tra Fondi pensione e Fondi sanitari, che Bettini tiene a ribadire: “I Fondi pensione sono dotati di risorse dei lavoratori; nei Fondi sanitari come il nostro i soldi li mettono le imprese”. Come dire che le risorse del Fondo non devono essere solo gestite con logica finanziaria per assicurare il capitale dei lavoratori, ma devono essere utilizzate per garantire le migliori prestazioni sanitarie.

Il presidente Bettini è giustamente orgoglioso di esibire i numeri del Fondo. “In virtù delle consistenti e crescenti adesioni, il Fondo eroga prestazioni sanitarie molto apprezzate dai lavoratori” aggiunge Bettini. Nel corso del 2019 Metasalute ha erogato circa 2,3 milioni di prestazioni sanitarie a fronte di un totale pagato di oltre 167 milioni di euro. In particolare, da una ripartizione dei dati per tipologia di assicurati, nel 2019 sono state erogate oltre 1,5 milioni di prestazioni sanitarie per i lavoratori dipendenti e circa 775 mila per i familiari.
Le aziende aderenti hanno facoltà di scegliere, oltre a quanto previsto dal contratto nazionale di lavoro che prevede un premio annuo per lavoratore di 156 euro (Piano Base) anche la possibilità di 6 piani sanitari aggiuntivi (in totale i Piani Sanitari del Fondo sono 7) fino al raggiungimento di un premio annuo (massimo) di 804 euro a lavoratore. I lavoratori iscritti beneficiano del sostegno degli incentivi fiscali previsti per legge. Al call center del Fondo arrivano 40mila telefonate al giorno. Una sfida di efficienza che fa dire a Bettini: “Un anno e mezzo di lavoro così intenso, ha trasformato Metasalute in una macchina dalle altissime prestazioni. Per mantenere gli standard di servizio che abbiamo raggiunto avremmo bisogno di una integrazione più efficiente con il Ssn. Sia nella distribuzione e gestione delle informazioni, sia nella razionalizzazione dei rapporti e delle interlocuzioni. È illogico costringerci a fare contratti con ogni singola Asl, e non poter definire un accordo quadro nazionale, che assicuri omogeneità di intervento e di prestazione. Forse dovremmo convincerci a rivedere il Titolo V della Costituzione”.

Attualmente Metasalute eroga le prestazioni di sanità integrativa ai suoi iscritti per tramite della compagnia Rbm. I Piani sanitari attualmente vigenti decorrono (ad eccezione del Piano integrativo “Protezione sindromi influenzali di natura pandemica Covid-19”) dal primo gennaio 2018. “Tre anni fa è stata una scelta obbligata – commenta Bettini – per far fronte ai volumi che ci siamo trovati a gestire. L’efficienza di una compagnia specializzata ci rassicurava. Oggi ancora di più, da quando Rbm è entrata nell’orbita del Gruppo Intesa Sanpaolo. E siamo soddisfatti della scelta che abbiamo fatto. Però oggi ci sentiamo pronti a una sfida nuova: l’erogazione diretta delle prestazioni. Ci diamo due anni di tempo. Infatti abbiamo rinnovato il contratto con Rbm per altri 24 mesi, al termine di quali contiamo di essere pronti a erogare direttamente le prestazioni. Una grande sfida, che oggi ci sentiamo di affrontare, nell’obiettivo di essere sempre più ritagliati sulla misura delle esigenze dei nostri iscritti”.

Marco Barbieri

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