17 Marzo2026

Festa del papà: il 72% vuole un congedo più lungo per un paritario impegno in famiglia

ISS

Pubblichiamo i dati emersi dalla ricerca dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) relativa ai congedi di paternità

L’85% delle donne italiane vuole un congedo di paternità paritario più degli uomini stessi, al 75%. Questi i dati dell’Istituto Superiore di Sanità: il congedo di paternità riguarda anche le madri perché grazie a un periodo di assenza dal lavoro per i padri più lungo e più strutturato, il lavoro di cura dei figli può essere ridistribuito nella coppia. Nel 2024 le lavoratrici madri hanno rappresentato circa il 70% delle dimissioni convalidate nel periodo protetto, contro il 30% dei padri, secondo i dati dell’Ispettorato del Lavoro e le ragioni dichiarate rimandano quasi sempre alla stessa radice: carenza di servizi per l’infanzia, orari e carichi di lavoro incompatibili, un costo della cura dei figli che spesso supera il valore dello stipendio femminile, quasi sempre il più basso in famiglia, rendendo l’uscita dal lavoro una scelta quasi obbligata.

Nel 2024, quasi 19 mila padri con figli fino a tre anni hanno dato le dimissioni per motivi familiari, circa il 30% del totale dei genitori che hanno lasciato il lavoro. Due anni prima, nel 2022, quella quota era al 7%. Allo stesso tempo, il tasso di utilizzo del congedo di paternità è passato dal 19,2% nel 2013 al 64,5% nel 2023, secondo Save the Children. Dunque, più di tre padri su cinque lo usano oggi, contro meno di uno su cinque dieci anni fa e il 72% dei padri dichiara di volere un congedo più lungo, segno che c’è davvero una volontà a prendere il proprio ruolo di genitore in modo più serio, continuativo e strutturato.

Sul versante del lavoro, una distribuzione più equilibrata della cura è uno dei fattori che la ricerca identifica come decisivi per sostenere l’occupazione femminile e, con essa, la natalità: nei paesi in cui i padri sono più coinvolti nella cura, i tassi di natalità sono più alti.

Ma il congedo di paternità in Italia, oltre che essere tra i più bassi d’Europa, rimane uno strumento diseguale al suo interno: al Sud lo utilizza il 35,1% dei padri in Calabria, contro l’80% di chi lavora in aziende con più di 100 dipendenti, una disuguaglianza che è insieme geografica, contrattuale e culturale.

“I padri italiani stanno cambiando. Quello che non cambia abbastanza in fretta è il contesto in cui agiscono: un mercato del lavoro che ancora premia la disponibilità totale e considera poco motivato chi chiede un maggiore equilibrio con la vita familiare, un sistema di welfare che lascia alla famiglia il costo della cura e alla madre il peso di gestirla e una politica che ha appena respinto la proposta di congedo paritario, ribadendo i ruoli di genere tradizionali di padre capofamiglia e madre caregiver e che continua a costare alle donne opportunità di carriera e agli uomini tempo con i propri figli.” dichiara Chiara Bacilieri, docente Università Cattolica, esperta di lavoro e organizzazioni.

Cerca

I libri di Wewelfare

Il benessere psicologico

Il benessere psicologico

commenti e interviste

Registrati alla nostra Newsletter