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Sostenibilità sociale e comunità. Il Welfare per “ricostruire”

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La Ricostruzione del Paese e il futuro delle imprese passa anche dal welfare. Per questo nel lungo ciclo di e-meeting promossi da Fortune Italia ha trovato spazio una riflessione dal titolo “Il futuro del Welfare dopo il Covid-19” (svoltosi lo scorso 15 luglio).

Nella prospettiva che l’autunno non sia soltanto un momento di crisi ma un tempo nel quale gettare le basi di un’effettiva e possibile ripartenza, Fortune Italia – in collaborazione con la nostra testata, Wewelfare.it e con la sezione Lazio di AIDP – Associazione Italiana Direttori del Personale – ha promosso l’e-meeting Percorso Ricostruzione Impresa – Welfare: Il futuro del Welfare dopo il Covid-19 al quale hanno preso parte Marco Bentivogli, ex segretario nazionale della Fim-Cisl, ora Componente Commissione Intelligenza Artificiale, Donatella De Vita, Global Head of Development, Learning, Engagement and Welfare Pirelli, Luca Pesenti, Professore Associato di Sociologia Generale, Facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Giovanni Scansani, Co-Founder & Advisor Valore Welfare e Livia Turco, già ministro della Salute nell’ultimo Governo Prodi, ora Presidente Fondazione Nilde Iotti. Il dibattito è stato moderato da Marco Barbieri, direttore responsabile di Wewelfare.it.

L’apertura del confronto è stata affidata a Marco Bentivogli il quale ha sostenuto la necessità, ribadita anche in chiusura, di considerare la sostenibilità sociale come «parte preminente del motore economico, solo così è possibile investire in una positiva riscossa di questo paese». Comunità, integrazione e bisogni delle persone sono stati i temi cardini attorno ai quali si è discusso del potenziamento delle misure di welfare, nonostante i tempi di crisi potrebbero far pensare a un taglio dei budget. Non cedere al ridimensionamento della spesa, è stata la risposta risoluta di De Vita che ha presentato le modalità attraverso le quali Pirelli non ha risparmiato sul welfare ma al contrario ha applicato sin dal mese di febbraio, e iniziando proprio dalla Cina, le prime esperienze di smart working all’insegna del safety first e implementando la formazione e le attività a sostegno del benessere psicofisico: «la tentazione a tagliare c’è sempre ma c’è un grandissimo “tuttavia”. È stata fatta una scelta di campo da parte delle grandi aziende che hanno fatto del welfare un elemento costitutivo della generazione di ingaggio delle persone. L’azienda c’è, sia in tempi non sospetti che in quelli di emergenza e soprattuto nel caso italiano, siamo stati vicino in particolar modo ai figli delle famiglie dei dipendenti che sono stati i più colpiti dalle difficoltà dell’isolamento».

Continuando a parlare dei bisogni della famiglia, il professor Luca Pesenti – collaboratore di Wewelfare.it e autore dell’e-book “Welfare aziendale: e adesso?” – ha ipotizzato, insieme a una legislazione adeguata ai diversi carichi familiari, un necessario ritorno a un «welfare basic non più dedicato ai loisirs ma che sia il più possibile materialistico. È opportuno fare una distinzione tra aziende “free rider”, quelle cioè che spingono per accaparrarsi un margine utilitaristico, e altre che fanno leva sul valore condiviso, contabilizzando sia il profitto per l’impresa che il benessere dei lavoratori. Difficile individuare il numero di entrambe, più plausibile pensare che per il futuro o il welfare sarà valore condiviso o non sarà».

Dello stesso avviso è Giovanni Scansani – co-autore dell’e-book citato – che oltre a spingere per una maggiore attenzione da parte delle aziende ai servizi di people care, auspica che le logiche di profitto siano improntate a fare hub affinché l’azienda mantenga un ruolo di guida e collabori in questa direzione parallelamente coi provider. In questo modo si aiuterebbero gli Hr manager nella scelta delle migliori soluzioni di allocazione del budget di welfare aziendale: «Nelle aziende in cui è stato scelto il welfare come valore condiviso, che citava Pesenti, si è tenuta in vita la corda della relazione. Il welfare dovrà infatti essere modulato sui carichi di cura affinché i dipendenti possano essere considerati persone in quanto tali assieme alle proprie famiglie».

Di scelte radicali ha parlato Livia Turco, la quale ha insistito per il potenziamento del welfare di comunità che si poggi sui beni pubblici e che punti su competenze e legami sociali: «il tema del rapporto pubblico-privato è superato, bisogna scegliere un’integrazione di diversi tipi di welfare in cui il pubblico deve porsi come sollecitatore di responsabilità. La cura dovrà essere il grande investimento pubblico, per ricostruire finalmente il pilastro delle politiche sociali che in Italia non c’è».

Guarda il webinar integrale sul sito Fortune Italia

Lucia Medri

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