Servizi aziendali

Gate-away: il manager della felicità facilita e migliora il welfare aziendale

Gate-away.com

Gate-away.com, azienda specializzata nel settore immobiliare, investe in corporate wellness, coaching aziendale e progetti di sostenibilità. Iniziative frutto del lavoro della dott.ssa Annalisa Angelotti  “Chief Happiness Officer”, Manager della Felicità, con la quale ci siamo confrontati per un approfondimento in merito alle iniziative dedicate alla felicità dei dipendenti

Può raccontarci in breve la sua esperienza e in che modo è entrata in contatto con la formazione delle organizzazioni positive?

Sono sempre stata appassionata di argomenti inerenti pratiche di benessere aziendale e scienza della felicità. In questo ambito ho avuto modo di leggere e vedere in tv delle interviste di Lara Lucaccioni, una delle principali esperte in italia di yoga della risata. L’ho contattata spiegandogli quale fosse il nostro progetto aziendale e quali erano le nostre necessità. Trovato l’accordo abbiamo fatto con lei due incontri di formazione in azienda sullo yoga della risata: un percorso attivante che ci ha permesso di iniziare anche un percorso di pratica, che purtroppo si è dovuto interrompere per via della pandemia. Questa esperienza ci ha permesso comunque di essere annoverate tra le prime aziende in Italia ad inserire lo yoga della risata tra le pratiche lavorative. Attraverso Lara Lucaccioni ho avuto poi il piacere di conoscere Veruscka Gennari e Daniela Di Ciaccio, chairwomen di 2BHappy Agency e relatrici del percorso CHO, il riferimento italiano sulla Scienza della Felicità e delle Organizzazioni Positive. 2BHappy Agency è l’unico ente riconosciuto in Italia per la certificazione di queste figure professionali. Ho seguito alcuni dei loro seminari fino alla decisione di investire sul mio percorso di formazione e certificazione di chief happiness officer: mi sono diplomata a dicembre del 2021. Durante il mio percorso di studi ho avuto il piacere di conoscere Lucia Berdini, una Play Coach, World Laughter Ambassador e fondatrice del progetto Play Factory, esperta di giochi cooperativi, tecnica della risata e Scienza della Felicità. Con lei abbiamo intrapreso un nuovo percorso di formazione aziendale attraverso il gioco e la felicità che ci ha portato ad una nuova evoluzione sul fronte del benessere e del welfare aziendale: grazie ai suoi insegnamenti e alla condivisione delle idee tra i nostri dipendenti siamo riusciti a sviluppare nuovi progetti.

Possibile avere una stima in dati numerici relativa a come la felicità ha impattato sul benessere psicofisico dei dipendenti e, di conseguenza, sulla produttività?

Non abbiamo un report numerico degli effetti di tutte le azioni messe in pratica in azienda ma, solo nell’ultimo anno, siamo riusciti a costruire e sviluppare nuovi progetti legati al corporate wellness, coaching aziendale e programmi di sostenibilità; tutti percorsi che hanno migliorato il benessere del team e che hanno permesso e sono sicura permetteranno in futuro una crescita economica e produttiva dell’impresa. Abbiamo il progetto “La musica in ufficio” oppure la realizzazione di una “stanza delle libertà” che ha visto nascere all’interno del nostro quartier generale una location dove ognuno può sentirsi libero di prendersi una pausa, rilassarsi su un comodo divano, leggere un libro e magari giocare con qualche collega. Sul fronte della gestione del tempo in azienda si è iniziato ad organizzare riunioni di team in ambienti esterni: nasce così la “Riunione vagabonda”, oppure lato condivisione delle competenze è nato il progetto “Mi metto nei tuoi panni” per favorire la collaborazione e lo scambio di idee fra i vari reparti. Infine voglio ricordare il progetto “Come fare progetti giocosi”, un vero incubatore di idee: attraverso il gioco abbiamo stimolato i dipendenti a proporre nuove idee e progetti volti alla creazione di nuovi prodotti e servizi che l’azienda potesse realmente immettere sul mercato.

Da quando la vostra realtà ha iniziato a occuparsi di welfare aziendale e perché?

Il nostro percorso nel mondo del welfare aziendale inizia da molto lontano. Io e i miei soci proveniamo da una lunga esperienza lavorativa all’estero (in Gran Bretagna) dove abbiamo avuto modo di conoscere e beneficiare delle politiche pubbliche ed aziendali dedicate ai lavoratori. Tematiche che in quel periodo erano poco conosciute ed attuate in Italia. Per questo motivo, quando siamo tornati in Italia e abbiamo fondato la Gate-away.com ci siamo ispirati al paese anglosassone per adottare fin da subito nella nostra azienda soluzioni e piani di welfare. Ho sempre ritenuto che un dipendente (ndr: li chiamerò così ma in Gate-away.com questo termine non lo usiamo dato che ci relazioniamo tutti come colleghi o amici) più felice sia un dipendente più produttivo. Attraverso percorsi di “benessere aziendale” è possibile favorire il miglioramento e l’ottimizzazione del clima di lavoro e la soddisfazione dei lavoratori. Tuttavia, può capitare che alcuni lavoratori non percepiscano gli investimenti e gli sforzi organizzativi che l’azienda effettua per il benessere di tutti e si concentrino solamente sullo svolgimento delle loro mansioni, ritenendo una – perdita di tempo – alcune delle iniziative proposte dall’azienda. In questo caso è necessario impegnarsi maggiormente ed educare tutti i dipendenti sui benefici ottenibili favorendo un clima partecipativo.

In che modo vengono elaborati i vostri piani e che tipo di comunicazione impostate con il personale?

Il primo step che adottiamo è quello di andare ad elaborare con i dipendenti un bilancio delle attività e dei risultati ottenuti nell’anno precedente, cercando di capire se l’azienda ha soddisfatto i bisogni soprattutto per ciò che riguarda il rapporto lavoro e famiglia. Questa attività fino allo scorso anno veniva effettuata attraverso dei colloqui one-to-one che io come CHO e la dirigenza effettuavamo con ogni singolo dipendente. Questa era l’occasione per conoscere le esigenze personali, familiari e di formazione professionale; un aspetto quest’ultimo su cui punta molto l’azienda: noi crediamo molto nelle persone e vogliamo che emergano le capacità personali. In Gate-away non è escluso che ogni dipendente possa un giorno ricoprire un ruolo diverso da quello attuale. Da quest’anno abbiamo deciso di cambiare metodologia introducendo una nuova figura, un facilitatore (ndr: Luca) che è stato scelto dalla dirigenza in base alle sue caratteristiche e capacità personali, fiducia e stima aziendale e di tutti i dipendenti. La sua funzione sarà quella di intermediario tra azienda e dipendenti. Sarà lui che attraverso l’Open Space Technology (metodo che abbiamo già utilizzato per altre attività aziendali) cercherà di far emergere le esigenze di welfare e formative di ognuno di noi.

Quali sono le misure welfare attualmente in atto e su quali volete puntare in futuro, a seconda dei nuovi trend che state studiando?

Tutte le misure che abbiamo attivato sin dall’inizio sono il frutto delle esigenze reali dei nostri dipendenti: dall’attuazione dell’orario flessibile, che si declina in un orario più vantaggioso per le mamme della nostra azienda, oppure per una diversa distribuzione delle ore per chi vuole fare sport nel corso della giornata, per chi ha particolari esigenze familiari o per chi risiede in località distanti dalla sede aziendale. Naturalmente abbiamo favorito lo smart working, ben prima della pandemia e lo stiamo mantenendo ora per chi ne ha bisogno o ne faccia richiesta. Come azienda incoraggiamo inoltre a partecipare ad attività ludiche, ricreative o salutari, come il corso di pilates che viene concesso in maniera gratuita a tutti i dipendenti. Infine, ci sono naturalmente tutte quelle attività legate al riconoscimento economico e alla crescita professionale che ogni dipendente ha la facoltà di scegliere e sottoporre all’azienda.

Siete autonomi nella gestione o vi affidate a uno o più provider di welfare aziendale?

L’azienda non si affida a nessun provider di welfare esterno. La scelta è stata quella di investire sul personale interno ed affidarsi a consulenti legali e del lavoro già legati all’azienda per sviluppare insieme la strategia più efficace per progettare, implementare e monitorare dei piani welfare e offrire così un servizio personalizzato e di qualità.

Lucia Medri

 

 

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