Servizi aziendali

CRLAB: contro la malattia, serve un welfare per la “normalità”

Onco Hair

Onco Hair è il progetto che dona i capelli alle donne in lotta contro il tumore al seno. La protesi, unica al mondo, è creata dalla realtà bolognese CRLAB. Con l’AD Stefano Ospitali e la responsabile tecnica Alessandra Menegoli, conosciamo gli asset welfare dell’azienda: dal prodotto di cura all’inclusività e professionalizzazione

Onco Hair, promosso a Milano da Associazione per il Policlinico Onlus, Fondazione Cariplo e CRLAB, nasce per supportare il welfare delle donne con maggiore fragilità economica nella battaglia contro il tumore al seno. E dopo il progetto pilota in Lombardia, diventerà nazionale. A 25 donne selezionate da un’équipe di oncologi e psicologi del Policlinico di Milano è stato donato un dispositivo medico che è molto di più di una tradizionale parrucca. “Osservando concretamente quanto questa protesi capillifera sia di aiuto alle donne nella guerra contro il cancro, dopo aver promosso Onco Hair a Milano, con un progetto pilota presso il Policlinico, abbiamo deciso di impegnarci per rendere l’iniziativa nazionale, facendola conoscere e, auspicabilmente, adottare, in altri reparti oncologici in tutta Italia”. Così Claudia Buccellati, Presidente dell’Associazione per il Policlinico Onlus – durante la presentazione nazionale dell’iniziativa avvenuta gli scorsi giorni presso il Teatro Eliseo di Roma, moderata dalla conduttrice, attrice e scrittrice Andrea Delogu –  annuncia la decisione di allargare gli orizzonti del progetto, portandolo fuori dai confini della Lombardia. “Questo tipo di presidio medico – continua Buccellati – ha un costo elevato, che non è alla portata di tutti e noi vogliamo offrire a quante più persone possibili, in tutte le regioni italiane, la possibilità di combattere il tumore con i migliori mezzi a disposizione”.

Si tratta di una protesi del capillizio altamente personalizzata, un unicum mondiale e artigianale realizzato all’interno dei laboratori CRLAB di Zola Predosa (Bologna) e da qui esportato in tutto il globo. CRLAB – nata nel 2011 e ottenuto per la protesi la certificazione come dispositivo medico nel 2015 – è una realtà attenta alla salute delle persone, al loro benessere e al rispetto. Uno dei punti di forza dell’azienda è il controllo su tutta la filiera: dall’incontro con la paziente, alla creazione della protesi, fino alla consegna alla persona. Nonostante siano all’incirca un migliaio i servizi offerti mensilmente, quelli di CRLAB non sono solo prodotti, in quanto dietro di essi ci sono le storie delle pazienti, la specificità identitaria e il bisogno individuale in un momento delicato della propria vita: “la nostra progettazione si rivolge a una sola persona, perché per noi le persone non sono standard” afferma Stefano Ospitali Amministratore Delegato di CRLAB . “Avere la protesi tricologica aiuta a condurre una vita normale e soprattutto a evitare il giudizio commiserevole delle persone che ti guardano e guardandoti vedono solo la tua malattia. Io non voglio sentirmi malata. La mattina quando mi guardo allo specchio sento una forza che non pensavo di avere e penso che ce la sto davvero facendo”. È la testimonianza di Dalila, 28 anni, una delle 25 donne in cura al Policlinico di Milano per carcinoma alla mammella, scelte per la prima edizione del progetto.

Il tumore alla mammella è il più diagnosticato nel 2020, anno in cui si sono registrati 54.976 casi, il 14,6% di tutte le nuove diagnosi. La calvizie indotta da chemioterapia riguarda il 65% delle persone che si sottopongono ai trattamenti ed è forse lo stigma sociale più riconoscibile del tumore, è considerata dal 47% delle donne l’aspetto più traumatico dell’intero percorso di cure, tanto che l’8% di esse vorrebbe rifiutarle proprio per evitare questa perdita. A 5 mesi dalla chemioterapia l’86% delle donne ha ancora problemi con i capelli, il 33% ne risulta preoccupata, il 28% è convinta che la loro perdita interferisca con il proprio funzionamento, il 40% riferisce di come l’alopecia impatti con le relazioni sociali e provochi riluttanza a continuare l’attività lavorativa. “Non solo la malattia – spiega intervenendo alla presentazione al Teatro Eliseo Donatella Gambini, oncologa del Policlinico di Milano che ha seguito il Progetto Onco Hair – ma anche la cura trasforma il corpo della donna, modificando l’immagine di sé. La caduta dei capelli rappresenta un evento psicologicamente molto impegnativo, qualcuno dice che contribuisce a dare alla persona il volto della malattia stessa. Può essere vissuto in modi diversi, a seconda del carattere di ciascuno, dell’età, dei contesti. Capita ancora oggi che qualcuno, per motivi diversi, senta la necessità di nascondere la diagnosi, e perdere i capelli a causa delle terapie rende ovviamente tutto molto più complesso. Ritrovarsi quindi in una situazione che anche esteticamente sia la più vicina possibile alla ‘normalità’ può essere di grande aiuto”, conclude Gambini. “Del volto noi non diciamo che nasconda la persona, ma che la manifesta. Il volto ci manifesta chiaramente che c’è una verità ulteriore”, argomenta Don Gianni Fusco, Docente della Università LUMSA di Roma, ribadendo la necessità che il volto della malattia non prenda il sopravvento su quello della persona.

Alla base di CRLAB vi è infatti l’ascolto e la cura rivolta verso le persone che migliorano l’efficacia del prodotto. “Le nostre ragazze sono i punti di forza, devo molto alla loro professionalità, artigianalità e passione”, continua l’AD Ospitali. Attenzione al welfare anche in materia di sostenibilità, infatti il materiale usato per le protesi è polimerico e bio compatibile, realizzato nei laboratori CRLAB da professionisti che effettuano a mano determinate operazioni, per creare una protesi che abbia la maggiore aderenza alla fisionomia del cuoio capelluto. I capelli umani, non trattati, sono inseriti uno alla volta in una sottile membrana polimerica biocompatibile coperta da brevetto. Il processo produttivo comprende 39 fasi ed è interamente certificato secondo gli standard ISO 9001:2008 (qualità); 14001:2015 (impatto ambientale); 45001:2018 (sicurezza e salute dei lavoratori). L’azienda sta procedendo inoltre alla digitalizzazione del processo, dotandosi di scanner e di robot antropomorfi per effettuare con precisione analisi e rilievi.

CRLAB è da sempre un’azienda con una componente prettamente femminile: 90 dipendenti donna in tutto, di cui 55 in produzione, 35 nei centri diretti (Mi-Mo-Bo-Na-Sa), la cui età media è di 40 anni e con donne che sono in azienda da 30 anni (max 39) e altre da 1 anno. 16 invece il numero degli uomini. Alessandra Menegoli, responsabile tecnica, lavora in CRLAB da 31 anni e si occupa del ciclo produttivo controllandone la qualità e tramandando, come lo ha definito lei stessa, il lavoro alle persone neo assunte: “sono fortunata a lavorare in un’azienda specializzata in una produzione unica al mondo, quello che impari qui, lo impari solo da noi. Non c’è serialità industriale ma artigianalità Made in Italy dedicata alle persone”. Secondo Ospitali, è proprio la virtù all’attenzione per il dettaglio e alla cura a fare la differenza delle professioniste sue collaboratrici, alle quali sono riservate delle attenzioni in materia di pianificazione welfare che concernono una regolamentazione autonoma e indipendente, non affidata a provider, relativa a maggiore flessibilità in entrata e uscita, a congedi parentali compatibili con le esigenze di produzione, e ad avere a disposizione le ferie durante tutto l’anno.

“Ci occupiamo di welfare in quanto creiamo un prodotto che va contro lo stigma sociale della malattia. Le nostre pazienti sono seguite inoltre da professioniste psiconcologhe per le quali, secondo uno studio promosso da Salute Donna Onlus e condotto presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano, è stato misurato in 10 punti (ovvero circa il 33%) di miglioramento sulla scala BIS (scala dell’immagine corporea, che va da 0 a 30) l’impatto positivo per le pazienti con recidiva di carcinoma mammario e alopecia recidivante che utilizzano questo dispositivo invece che la parrucca. “Nella mia esperienza diretta in ospedale – spiega David Lazzari, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi – posso testimoniare quanto sia importante il sostegno psicologico agli ammalati di tumore. Per la donna i capelli sono un elemento fondamentale della sua identità, del suo carattere e della sua femminilità e quando sono in gioco tali fattori il pericolo è quello di cadere in una depressione, un disagio molto profondo che va ad aggiungersi al malessere della malattia. Ci sono donne che reagiscono evidenziando con coraggio la perdita di capelli, ma la maggior parte risponde difendendosi e ricorrendo a presidi tricologici. Il cancro alla mammella – sottolinea Lazzari – è una piaga che oggi si può sconfiggere e i dati scientifici ci confermano che una diagnosi precoce ed un trattamento mirato possono dare buoni risultati, ma è fondamentale che la paziente non perda autostima, il contatto con la realtà e che continui a prendersi cura di se stessa come ha sempre fatto. Essenziale che il livello umore resti alto così da combattere la propria battaglia con maggiore forza e infatti continui studi di settore evidenziano quanto il benessere psico-fisico sia un alleato significativo per favorire la guarigione”.

CRLAB prevede a tal proposito di attivare sinergie con pmi, gruppi aziendali e/o assicurativi, provider aziendali e/o sanitari affinché il progetto Onco Hair possa rientrare nei piani di welfare integrato. Ospitali specifica che essendo un tema molto delicato concernente la fragilità delle persone, non vuole di certo puntare sulla commercializzazione dell’iniziativa. Conferma però che sono state attivate due convenzioni con l’Ente Mutuo Regionale Lombardo e con la Mutua Campa di Bologna, e che sono state contattate altrettante compagnie assicurative e grandi aziende. Una strategia welfare a sostegno della fragilità che si vuole senza dubbio intensificare in autunno. Non solo Italia, la presenza di questa realtà è capillare anche all’estero in cui le vendite sono intorno al 40% di cui la metà sono relative al mercato statunitense ed effettuate in 50 centri. Dei 26 paesi, la metà al loro interno sono partner medici.

Ospitali afferma in conclusione quanto sia fondamentale l’attivazione di sinergia tra pubblico e privato affinché sia questo un servizio accessibile alla maggior parte delle persone. Per far ciò il ruolo delle istituzioni è infatti imprescindibile, come testimoniato dall’intervento di Mariastella Gelmini, Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie: “Il cancro alla mammella è una piaga che colpisce moltissime donne ed è compito delle Istituzioni dimostrarsi vicino a chi affronta la malattia, impegnandosi a capire anche le necessità più intime di chi sta affrontando questa battaglia. Per questo – conclude il Ministro – è giusto che ci sia da parte del Governo tutto il sostegno possibile per ampliare al massimo potenzialità e diffusione di progetti come Onco Hair, a servizio
di chi soffre”.

Lucia Medri

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