3 Maggio2024

Aziende e dipendenti non sono d’accordo: solo il 31% è soddisfatto del proprio welfare

welfare

Secondo l’Osservatorio sul mercato del lavoro 2.0 dell’agenzia per il lavoro MAW, le aziende italiane ritengono che il 92% dei propri dipendenti sia soddisfatto della propria posizione lavorativa contro l’effettivo 31% dei lavoratori che si definisce tale

Federico Vione, CEO di MAW ha dichiarato: “È interessante notare come, nonostante le aziende dimostrino di riconoscere i bisogni lavorativi e le priorità delle proprie persone, emerga comunque un gap fra il livello di soddisfazione percepito e quello reale dei lavoratori. Abbiamo chiesto alle nostre aziende quali sono le soluzioni che adottano per accompagnare la crescita dei propri lavoratori e convincerli a rimanere in azienda. Il 39% punta su una maggiore responsabilizzazione offrendo ruoli più alti mentre il 36% punta sulla valorizzazione economica tramite l’aumento di stipendio. Solo il 16% pensa ad inserire i propri talenti in percorsi di crescita misurati in base alla produttività e ancora meno, il 10%, investe in momenti di team building una volta all’anno. È necessario far capire che puntare soltanto su incentivi economici e di ruolo centra gli obiettivi di retention fino a un certo punto, soprattutto se queste scelte rientrano in strategie precostituite che non rispondono ai bisogni reali dei lavoratori. L’era delle check list e di formule applicabili indistintamente per tutti è ormai finita: oggi i talenti restano nelle aziende in cui vengono visti e ascoltati, prima ancora che valorizzati, davvero. Finché non lo capiremo, non saremo davvero in grado di creare organizzazioni unite verso obiettivi di crescita comuni.”

In base ai risultati raccolti dallOsservatorio sul mercato del lavoro 2.0 dell’agenzia per il lavoro MAW, le aziende dimostrano di avere una percezione reale dei bisogni primari dei propri lavoratori. Secondo il campione, infatti, i lavoratori sono felici di lavorare nella propria azienda essenzialmente per uno stipendio adeguato (53%) e buon clima (44%), in linea con quanto indicato dai dipendenti: rispettivamente al 76% e 56%.

Queste due ragioni rientrano anche nella lista delle tre priorità che avrebbero i dipendenti secondo le aziende: retribuzione (65%), bel clima lavorativo e buon rapporto con superiori e colleghi (61%) e carichi di lavoro adeguati (43%). Agli ultimi posti poter essere creativi (2%) e l’opportunità di fare esperienze internazionali (1%) così come la possibilità di far carriera (4%). Sulla carriera, i talenti avevano in effetti dichiarato per il 55% che fosse molto importante ma, paragonata ad altri aspetti personali, si classificava comunque al quarto posto dopo famiglia (28%), realizzazione personale (23%), e vita privata in generale (15%).

Emerge un gap nelle strategie aziendali di retention delle proprie risorse: una percentuale del 40% si limita ad un brindisi in occasione delle feste mentre solo un 10% costruisce momenti dedicati di team building una volta all’anno.

Le esigenze dei lavoratori in termini di benefit sembrano essere in gran parte riconosciute dalle aziende. Tra i benefit più comuni ci sono telefono aziendale (45%), buoni pasto (42%) e formazione (40%), auto aziendale (38%), buoni benzina (32%), mentre bassa è la percentuale di chi concede lo smart working (27%), bonus in denaro (26%) e quasi nulla i congedi parentali extra (4%).

Coincidono in parte con quanto desiderato dai dipendenti: tra i benefit più ambiti spiccano i bonus in denaro (54%), seguiti dai buoni pasto (33%) e i corsi di formazione (22%). La quota di chi desidera lo smart working è registrata al 16%, soprattutto dai lavoratori delle grandi aziende, mentre i lavoratori di piccole imprese chiedono maggiormente formazione. In prospettiva, pacchetti welfare con società specializzate (28%), buoni pasto e benzina (11%) sono tra i benefit che le aziende sono più propense a dare, più restie invece sui congedi parentali extra e bonus in denaro (9%) e smartworking (6%).

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