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Adecco: welfare, tutti ne parlano ma solo 1 azienda su 3 propone iniziative per il personale

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Adecco presenta “Disconnect to Reconnect”, la nuova ricerca che indaga il ruolo delle aziende nella tutela del benessere psicofisico dei lavoratori. Con la “nuova normalità” post-pandemia, ibrida e flessibile, i dipendenti chiedono alle aziende un maggiore investimento sul loro benessere

Nel mondo post-pandemia, stiamo assistendo a una netta disparità tra la percezione delle aziende e le reali sensazioni dei dipendenti a lavoro. Proprio su questo tema si concentra Disconnect to Reconnect, la nuova ricerca di Adecco che indaga il ruolo delle aziende nella tutela del benessere dei dipendenti. Difatti, mentre circa 3 aziende su 4 (73%) confermano che offrire un sostegno al benessere dei propri dipendenti sia importante per migliorarne il coinvolgimento e la soddisfazione, in realtà il 60% dei dipendenti in Italia (contro il 45% a livello globale) non ritiene che la propria azienda offra un supporto in termini di benessere.

Mantenere un sano equilibrio tra lavoro e vita privata è una base fondamentale per la soddisfazione personale e professionale. Tuttavia, nel mondo digitale iperconnesso in cui viviamo, disconnettersi dal lavoro è più difficile di quanto non fosse per le generazioni precedenti. Dalla ricerca è infatti emerso che, a livello globale, il 45% dei dipendenti lavora dopo l’orario di lavoro in media 3 giorni a settimana e il 60% controlla le proprie e-mail al di fuori dell’orario di lavoro 4 giorni a settimana.

Soprattutto, sono le nuove generazioni, più esperte di tecnologia, ad avere maggiori difficoltà di disconnessione: il 61% lavora e il 69% controlla le e-mail fuori dall’orario di lavoro. Ciò comporta ripercussioni anche sul livello di tensione fisica dei dipendenti, che nel 68% dei casi dichiarano di sentirsi stressati e ansiosi. Un disagio che risulta chiaramente percepito dalle aziende, le quali affermano di aspettarsi un aumento sia del turnover dei dipendenti (+47%) che dei congedi per malattia (39%) nei prossimi sei mesi.

Tuttavia, il problema del corretto bilanciamento tra lavoro e vita privata sembra trovare origini antecedenti alla pandemia: infatti, il Covid sembra aver avuto un impatto negativo sul livello di stress per soli 3 lavoratori su 10. Ciononostante, i dati della ricerca hanno reso evidente che la pandemia abbia portato a una rivalutazione dell’equilibrio tra lavoro e vita privata, grazie all’utilizzo di modalità di lavoro ibride e più flessibili. Un fattore di cui le aziende devono tenere conto per riuscire a mantenere il livello di soddisfazione dei propri dipendenti, limitare il turnover e incrementare la produttività. Allo stato attuale, in Italia solo 1 azienda su 3 propone iniziative mirate alla tutela del benessere dei lavoratori, che oggi richiedono maggiore tempo libero per stare insieme ad amici e famigliari (46%), fare sport (36%) e rilassarsi, ad esempio ascoltando musica (32%).

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