30 Aprile2020

Vecchietti (Rbm): “La salute nella fase due al primo posto anche in azienda”

Vecchietti (Intesa Sanpaolo e RBM)

Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute, in dialogo a proposito dei programmi di controllo per la salute dei dipendenti nelle aziende

“Non credo sia utile a nessuno vivere il rapporto tra pubblico e privato nella sanità come una sorta di derby”. Evita le contrapposizioni Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute, la società entrata a far parte del Gruppo Intesa Sanpaolo attraverso Intesa Sanpaolo Vita. «L’obiettivo è uno solo: la vittoria della salute dei cittadini; e lo si può conseguire solo se pubblico e privato, in tutte le declinazioni possibili, operano insieme in un sistema sanitario integrato, nel quale il privato svolge un ruolo essenziale ma di complemento al Servizio sanitario nazionale».

Vecchietti, la crisi scatenata dal Covid-19 sembra aver scosso il sistema sanitario nel suo complesso, e i suoi equilibri tra Ssn e sanità integrativa. Dobbiamo aspettarci nuovi paradigmi in questa relazione?

La gestione dell’emergenza-urgenza e la tutela della salute sono da sempre prerogative del Servizio sanitario nazionale. Ma devo prima fare una premessa».

La faccia.

«L’emergenza Covid nel nostro Paese è ancora in corso; qualsiasi considerazione sviluppata in questo momento dovrà essere necessariamente aggiornata. Dobbiamo considerare che i dati forniti quotidianamente dalla Protezione civile sul numero dei contagi, dei cittadini sottoposti a tampone, dei ricoveri, del ricorso alle terapie intensive e dei decessi non possono considerarsi “solidi” a livello statistico in quanto risentono di un’importante disomogeneità di rilevazione (da regione a regione) e di una rappresentatività in termini di campione piuttosto parziale».

Concordo. Resta però forte la sensazione che in questa congiuntura stia cambiando iI welfare mix nella sanità: più Stato, meno mercato.

«No, non ritengo che in questo momento sia cambiato il welfare mix dei cittadini italiani. E non dobbiamo sorprenderci che di fronte ad un rischio-vita, come quello portato dalla diffusione di natura pandemica del Covid, le priorità temporaneamente debbano riorganizzarsi. Nel contempo è pur vero che le cure programmate (anche di natura ospedaliera) e la scelta del medico di fiducia sono l’ambito caratteristico della sanità privata».

Ci stiamo affacciando alla cosiddetta Fase 2. Come può ridisegnarsi il rapporto virtuoso tra pubblico e privato sul fronte della tutela della salute?

«Il momento del rientro dei lavoratori in azienda e la ripresa economica, non potranno prescindere da una stretta sinergia tra pubblico e privato, anche in campo sanitario. La situazione che stiamo vivendo comporta inevitabilmente il trasferimento di oneri aggiuntivi in capo alle aziende, per la miglior tutela della salute dei propri lavoratori e dei cittadini. In altre parole l’efficacia dell’azione di salute pubblica definita dal Servizio nazionale richiede necessariamente un ruolo attivo, anche in termini finanziari, da parte delle imprese. È in tale contesto che, a mio avviso, possono venire in soccorso il welfare contrattuale e il welfare aziendale e, in particolare, delle forme sanitarie integrative. E non si tratta di sottrazione di spazio al pubblico, ma come strumento di integrazione e di flessibilità degli stanziamenti definiti dal governo».

Resta il fatto che le risorse private disponibili in questo quadro di integrazione è prevedibile siano ridotte. II mercato della sanità integrativa è dunque destinato a cambiare?

«Alla fine dell’anno ci troveremo certamente a fare valutazioni che saranno assai diverse dalle aspettative formulate all’inizio del 2020. Comunque anche nel breve non credo assisteremo ad una significativa riduzione delle risorse investite nella sanità integrativa, quanto piuttosto a un riposizionamento delle prestazioni sanitarie assicurate da questo settore (sia da parte dei Fondi sanitari occupazionali sia dai sistemi di welfare aziendale) nella direzione di un’estensione del proprio campo di azione a tutele specifiche di prevenzione, al contrasto ed eventuale gestione dei fenomeni di natura pandemica».

L’offerta dei servizi di welfare dovrà comunque aggiornarsi.

«Ritengo, auspicabile in questo senso una riconversione di almeno parte delle quote di flexible benefit definite all’interno dei sistemi di welfare aziendale in risorse aggiuntive per la sanità integrativa da dedicare a questi nuovi bisogni. Penso a nuove prestazioni che Rbm Assicurazione Salute ha recentemente introdotto nei propri piani come programmi di controllo periodico del contagio per i lavoratori, test sierologici, tamponi molecolari e analisi specifiche di laboratorio all’interno comunque delle linee guida previste dalla Sanità Pubblica. Così come è facile immaginare che assisteremo a interventi delle parti sociali nei prossimi rinnovi dei contratti nazionali che amplino il campo di azione degli istituti contrattuali destinati al presidio della salute dei lavoratori».

Marco Barbieri

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