22 Novembre2023

Mental Health Washing: il 79% non crede al rispetto per la salute mentale sul luogo di lavoro

Mental health washing

Percepire una mancanza di ascolto effettiva nei riguardi del proprio malessere mentale è sintomo di frustrazione (42%), esaurimento (39%), demotivazione (38%), sentirsi sovraccarico (33%). A causare l’insoddisfazione sono invece l’eccessivo carico di lavoro (39%), la mancanza di riposo (29%), la mancanza di bilanciamento tra vita lavorativa e privata (24%), l’assenza di gratificazioni (24%) e un management non adeguato (24%)

Secondo una ricerca, i dipendenti del Regno Unito accusano le aziende di un nuovo preoccupante fenomeno, il mental health washing, ovvero la promozione dell’impegno verso il miglioramento della salute mentale solo a livello superficiale. Due lavoratori su tre segnalano infatti un malessere lavorativo e nel mondo sono sempre di più (9 su 10) quelli che ritengono che le strutture e le offerte per il benessere siano cruciali nella scelta di un luogo di lavoro. “Il benessere psicofisico dei lavoratori dev’essere prioritario per le aziende perché ha un impatto diretto su produttività e sicurezza” spiega Tommaso Barone, HSE Coach e Advisor.

Il 79% dei lavoratori intervistati non crede al proprio datore di lavoro quando parla di salute mentale o promuove iniziative in tal senso. La ricerca condotta su oltre 1000 dipendenti ha anche evidenziato come un quinto (il 19%) delle aziende quotate al FTSE 100 (l’indice azionario delle 100 società più capitalizzate quotate al London Stock Exchange) ha pubblicato contenuti riguardanti la salute mentale sui propri canali social durante le giornate di sensibilizzazione senza, però, fare altri riferimenti durante il resto dell’anno. “Il benessere psicofisico dei lavoratori dev’essere prioritario per le aziende perché ha un impatto diretto sulla produttività e sulla sicurezza sul lavoro – spiega Tommaso Barone, HSE Coach e Advisor – L’equilibrio tra benessere fisico, mentale e sociale dei dipendenti è essenziale per prevenire incidenti e infortuni. Allo stesso modo, il benessere psicologico promuove un ambiente di lavoro positivo e la gestione delle emozioni. Fondamentale è la legge 81/08, una norma lungimirante che regola la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro. Se prima era l’uomo a doversi adattare al sistema, ora è il contrario”.

Le emozioni legate al disagio di non vedere le proprie aspettative soddifatte e di percepire una mancanza di ascolto effettiva nei riguardi del proprio malessere mentale sono sintomo di frustrazione (42%), esaurimento (39%), demotivazione (38%), sentirsi sovraccarico (33%). A causare l’insoddisfazione sono invece l’eccessivo carico di lavoro (39%), la mancanza di riposo (29%), la mancanza di bilanciamento tra vita lavorativa e privata (24%), l’assenza di gratificazioni (24%) e un management non adeguato (24%). “Sempre più lavoratori danno giustamente importanza alla salute mentale, fisica e al benessere complessivo – prosegue Tommaso Barone – sta alle aziende percepire questa necessità e agire di conseguenza. Le relazioni aziendali e le attività ricreative contribuiscono ulteriormente al benessere sociale, creando un ambiente lavorativo sano e coeso. Bisogna tenere a mente che le persone che si trovano bene sul posto di lavoro sono più produttive, impegnate e leali”.

La risposta all’insoddisfazione su,l luogo di lavoro secondo l’HSE Coach e Advisor Tommaso Barone, dovrebbe essere:

· Garantire un orario di lavoro flessibile.

· Offrire pasti sani e gratuiti.

· Proporre attività di svago come palestra, piscina, yoga, ecc.

· Offrire giorni di ferie extra quando possibile.

· Adottare strategie di coaching psicologico aziendale.

· Garantire una adeguata formazione professionale.

· Offrire un ambiente di lavoro sicuro.

· Proporre piani di sviluppo personale per accrescere le competenze.

· Offrire compensi e benefits adeguati.

· Favorire le relazioni sociali sul posto di lavoro.

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