21 Aprile2023

Fondo ASIM insieme a AIRC: per la salute, dalla consapevolezza all’azione integrativa

Fondo ASIM

Il Report realizzato dal Fondo Asim in collaborazione con la Fondazione Airc sulle abitudini alimentari e gli stili di vita ha come obiettivo quello di colmare il gap tra consapevolezza e azione. Ne parliamo con il presidente Massimo Stronati e il vice presidente Fabrizio Ferrari

Nel 1987 è uscita la prima edizione del Codice Europeo contro il cancro: un insieme di regole stilate su iniziativa della Commissione Europea – riviste e aggiornate negli anni – per informare i cittadini sulle azioni che ciascuno può intraprendere per diminuire il rischio di sviluppare un tumore. Queste norme possono influenzare sia la vita di chi le mette in atto, sia quella di chi gli sta vicino: si stima che il 30% dei tumori in Europa potrebbe essere evitato se tutti seguissero i comportamenti suggeriti dal Codice.

In questo scenario, Abitudini e stili di vita è il titolo dell’analisi, e progetto ad ampio raggio, realizzato dal Fondo Asim – Fondo di assistenza sanitaria integrativa delle aziende multiservizi – in collaborazione con la Fondazione Airc. Sono 2600 gli intervistati, campione rappresentativo della platea dei lavoratori dipendenti delle aziende multiservizi che aderiscono al Fondo Asim, il cui 73% sono donne. Le fasce d’età più rappresentative vanno dai 31 ai 70 anni, mentre le aree geografiche di provenienza degli intervistati sono, nella maggior parte dei casi, il centro Italia e Sardegna (31%); nord ovest (24%); nord est (24%); sud e Sicilia (16%); 11% estero. La maggior parte degli intervistati (52,9%) è in possesso di un diploma di scuola superiore, il 31,9% ha completato la scuola media; il 12,4% ha una laurea breve o specialistica; L’1,15% possiede una licenza elementare. Il 67% di loro lavora come operaio, il 32% come impiegato.

Dai risultati emerge che il consumo di 5 porzioni di frutta e verdura risulta essere il comportamento alimentare salutare meno seguito il (19%); seguono il consumo di legumi (17%); il consumo di pesce (16%); la limitazione del consumo di grassi animali (11%).  Rispetto agli stili di vita, il 51% degli intervistati ha dichiarato di aver praticato sport nell’ultimo mese. Tra le motivazioni che impediscono di dedicarsi allo sport, la più citata è la mancanza di tempo (49%). I programmi di screening che hanno coinvolto il maggior numero di persone sono quelli dedicati all’HPV (73%); tumore della cervice uterina (57%); tumore al seno (51%). Chi ha ammesso di non aver eseguito questi controlli lo ha fatto “perché nessuno mi ha mai raccomandato di farlo” e “perché non c’ho pensato”.

In tutti i casi, la risposta ricorrente è “Sbaglio e infatti vorrei cambiare”. La maggioranza dei partecipanti (il 70%) è conscia del fatto che mantenere uno stile di vita attento possa aiutare ma non mette davvero al riparo da problemi. Dai dati emersi dal questionario, questa consapevolezza dell’importanza di doversi nutrire diversamente non si traduce nell’ “urgenza” di cambiare approccio, o almeno non nell’immediato. Il cibo è una soddisfazione, modificare una ritualità è una fatica, e questo cambiamento non è poi percepito come così impellente.

Con il presidente Massimo Stronati e il vice presidente Fabrizio Ferrari – i cui ruoli sono anche di tipo sindacale, Massimo Stronati dalla parte dei datori di lavoro, Ferrari da quella dei lavoratori – analizziamo le intenzioni che stanno alla base del progetto e quali le prospettive.

Quanti sono gli aderenti al Fondo, chi sono (fascia d’età) e che coperture vengono loro garantite?

Ferrari: Il Fondo sanitario ASIM nato a ottobre 2014 si rivolge al settore del multiservizi, a lavoratori e lavoratrici, sopratutto, oltre il 70% la presenza femminile, che svolgono mansioni all’interno delle varie realtà pubbliche e private, la maggioranza di queste sono in appalto. Il numero complessivo va oltre i 350mila addetti, di cui il 90% appartiene al nostro fondo. Offriamo assistenza sanitaria a largo raggio, a partire dal semplice ticket fino alle convenzioni con determinate strutture scelte e pacchetti specifici. Non sono misure sostitutive ma integrative rivolte sia agli aderenti che alle loro famiglie, in un momento storico contraddistinto da sempre maggiori tagli alla sanità.

L’indagine sugli stili di vita condotta insieme ad AIRC sembra configurarsi in una più ampia volontà di osservazione dei bisogni delle persone in linea anche con le direttive europee, su quali presupposti è stata sviluppata e con quali finalità?

Stronati: Abbiamo grande sensibilità e attenzione per i nostri iscritti. Siamo giunti all’accordo con la Fondazione AIRC dopo aver osservato il numero e la tipologia degli aderenti rendendoci conto che la maggior parte sono donne nella fascia d’età maggiormente soggetta a sviluppare neoplasie, a tal proposito stiamo studiando ulteriori pacchetti e programmi specifici per queste patologie. I risultati sono stati molto soddisfacenti a dimostrazione della nostra cura per un bacino enorme di lavoratori e lavoratrici appartenenti tendenzialmente a famiglie monoreddito.

A che punto è l’Italia rispetto l’applicazione di queste iniziative?

Stronati: Siamo l’unico fondo ad aver intrapreso un’analisi di questo tipo.

Cosa è emerso che era prevedibile, e cosa invece vi ha stupito?

Grande è la soddisfazione personale per essere stati i primi a intraprendere questa iniziativa. Non siamo stati stupiti: sappiamo bene, ne abbiamo consapevolezza, le cose che mancano da fare nel nostro paese, la difficoltà, piuttosto, è trovare il modo giusto per concretizzarle e per venire incontro alle esigenze delle persone cambiando le loro abitudini.

In che modo dovrebbe essere improntata un’adeguata informazione e, di conseguenza, una funzionale educazione?

Stronati: Ci stiamo affidando molto ai social network per rendere la comunicazione continuativa, accattivante e capillare. Bisogna pensare che la maggior parte di loro lavora in solitudine, quindi veicoliamo delle tematiche afferenti agli stili di vita sani ma anche relative alla sicurezza.

Approfondirei anche la questione relativa ai fondi per la ricerca e per la comunicazione in merito: al momento su quali risorse potete fare affidamento e cosa vi aspettate dalle istituzioni?

Ferrari: Dalle istituzioni non ci aspettiamo nulla. Sappiamo di avere le risorse a disposizione per investire in una simile iniziativa e di migliorarne gli strumenti nel corso dei prossimi anni. Vogliamo far funzionare bene la nostra macchina, al meglio, per permettere ad azioni come questa di essere di dominio pubblico.

Lucia Medri

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