2 Ottobre2023

Azzone (Fondazione Cariplo): insieme a 55mila enti no profit in Lombardia, creiamo un welfare di comunità

Fondazione Cariplo

Il 1 ottobre è stata la Giornata Europea delle Fondazioni, il cui tema individuato quest’anno è stato l’inclusione lavorativa di soggetti “fragili”. Con Giovanni Azzone Presidente Fondazione Cariplo abbiamo approfondito l’impegno della Fondazione che ha sempre considerato l’importanza di un lavoro dignitoso per il benessere delle persone

Quest’anno il vostro impegno si concentra sulle persone fragili, non una categoria definitoria ma storie di vita e difficoltà. Chi sono oggi gli individui che vivono in questa condizione e quali sono i numeri a seconda delle fasce d’età e di genere?

Uno degli obiettivi di Fondazione Cariplo è, da sempre, il contrasto alle disuguaglianze che in questi anni vanno sempre più accentuandosi. A soffrire maggiormente dei divari che si stanno creando sono le persone che appartengono alle categorie più fragili. Il lavoro è uno dei pilastri fondamentali per la vita delle persone. Per tutti, ma in maniera ancor più importante ciò vale per le persone più fragili: le donne sole, quelle vittime di violenza, le persone emarginate, quelle che sono portatrici di disabilità, i giovani che soffrono di isolamento sociale. Due esempi: in Italia ci sono circa 2 milioni di ragazzi che non studiano e non lavorano; circa 254.000 nella sola Lombardia. In Italia rappresentano il 19% dei nostri giovani, la percentuale europea si attesta all’ 11,7%. Il tasso di occupazione delle persone con disabilità è al 51,6%, dato che si aggrava per donne e giovani con disabilità. Sono numeri e problemi importanti, a volte non ne abbiamo consapevolezza, per questo è importante accendere un focus su questo problema.

In che modo l’azione di Fondazione Cariplo dialoga con il territorio in un mutuale sforzo con associazioni no profit e presidi del Terzo Settore?

Più di vent’anni fa, Fondazione Cariplo ha dato vita alle reti delle fondazioni di comunità locali: sono un fondamentale braccio filantropico e di relazione con il territorio. Con loro, e grazie a loro, attiviamo molti interventi. In Lombardia operano oltre 55mila organizzazioni non profit. Lavorando tutti insieme si è dato vita a una sorta di welfare in cui è la comunità che si fa carico di grandi problemi sociali. Come, appunto, quello dell’inclusione lavorativa. Negli ultimi 5 anni, Fondazione Cariplo ha donato oltre 27 milioni di euro al sostegno di 160 progetti sul territorio. Oltre 15 mila persone in difficoltà hanno potuto trovare un’opportunità di inserimento lavorativo, beneficiando di progetti realizzati dagli enti non profit, capaci di intercettare queste persone che spesso sono isolate o nascoste, che rischiano di rimanere ai margini.

Quali sono le zone in cui è maggiormente attiva la vostra presenza e da quanto tempo?

L’attività di Fondazione Cariplo si concentra prevalentemente sulla regione Lombardia e sulle province di Novara e Verbania. Nel resto d’Italia sono attive le altre 85 fondazioni di origine bancaria, oltre che la Fondazione con il Sud, fortemente vocate al territorio. Con le altre fondazioni lavoriamo a progetti nazionali di contrasto alle povertà come il grande progetto sulla povertà digitale. Il focus sono nella maggior parte dei casi le persone più fragili. Abbiamo relazioni e progetti attivi anche a livello internazionale. Cariplo ha da poco celebrato i 30 anni di attività: dal 1991 ad oggi, ha sostenuto oltre 40mila progetti con donazioni per oltre 4 miliardi di euro, sostenendo progetti nel campo del sociale, della cultura, della ricerca scientifica e dell’ambiente. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’apporto fondamentale degli enti del terzo settore, le associazioni di volontariato, gli enti locali: sono loro i veri protagonisti dei progetti. E a beneficiarne sono milioni di persone.

Family Work KM Zero è un progetto contro la povertà infantile e mira all’inserimento nel mercato del lavoro di mamme e papà con profili professionali di livello medio-basso. Come è articolato e a quali famiglie si rivolge, a tutti i tipi di famiglie?

Il progetto Family Work KM Zero è un esempio: rientra nel più ampio programma QuBì, un’iniziativa avviata da sei anni nei quartieri di Milano: si tratta di un insieme di azioni contro la povertà infantile. Family work mira all’inserimento nel mercato del lavoro di mamme, ma anche papà, con profili professionali di livello medio-basso, in difficoltà economica e sociale e con figli minori a carico. È chiaro che per contrastare la povertà dei figli, occorre aiutare le famiglie, i genitori, offrendo loro opportunità per essere autosufficienti e in grado di fornire ai minori quel che serve per la loro crescita.

Possibile avere una stima dei risultati raggiunti dalla vostra Fondazione e, secondo il vostro Osservatorio, verso quale futuro sta andando il nostro paese? Di difficoltà o prosperità? E ci saranno finanziamenti sufficienti per garantire condizioni di vita dignitosa a tutte e tutti?

I numeri – li abbiamo citati prima – sono importanti, ma purtroppo piccoli rispetto alla dimensione complessiva del problema dell’inserimento lavorativo delle persone fragili. Questi progetti, però, hanno anche consentito di comprendere e sperimentare alcune modalità di intervento. La fondazione è come un enzima: innesca un processo. Dobbiamo puntare a scalare i modelli che hanno dimostrato di funzionare. Sul fronte dell’inserimento lavorativo di persone con disabilità, ad esempio, ci sono storie ed esempi in cui gli enti non profit hanno lavorato insieme alle aziende profit, e le partnership hanno funzionato. Dobbiamo proseguire in questa direzione. Abbiamo di fronte un contesto difficile, ma dobbiamo riconoscere che le nostre comunità locali sono capaci di attivarsi per non lasciare indietro chi è in difficoltà. Fondazione Cariplo continuerà la sua azione mettendo a disposizione anche il prossimo anno circa 150milioni di euro. Non sono risorse certamente sufficienti per il fabbisogno, di fronte ai problemi emergenti. Collaboriamo con le istituzioni locali, per far sì che – grazie alla sinergia con gli enti pubblici – gli interventi possano essere estesi ad una platea più ampia.

Lucia Medri

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