Previdenza

Previdenza complementare: riprendono i flussi contributivi +7,5% nel primo trimestre 2021

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Previdenza complementare: alla fine del primo trimestre del 2021, le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono 9,421 milioni; la crescita rispetto alla fine del 2020 è pari a 79.000 unità (0,8% in più)

Continua il trend positivo dei Fondi pensione. Dopo i risultati comunicati dall’ultima Relazione annuale di Covip (la Commissione di vigilanza sui fondi pensione), arrivano i primi dati del 2021. “Nel primo trimestre dell’anno il quadro economico globale è migliorato in coincidenza con l’accelerazione delle campagne di vaccinazione e con la prosecuzione delle politiche monetarie e fiscali espansive adottate dai governi e dalle banche centrali” si legge nel comunicato diffuso da Covip. “I rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine hanno fatto segnare un deciso rialzo negli Stati Uniti, interessati da un consistente programma di stimoli fiscali; l’aumento è stato invece contenuto nei paesi dell’Area dell’euro nei quali il pacchetto articolato di misure di sostegno messe in atto dalla BCE è stato riconfermato. Anche l’inflazione ha mostrato segnali di ripresa. I corsi azionari sono saliti in tutte le principali economie avanzate in un contesto che rimane di volatilità contenuta. I risultati delle forme complementari sono stati in media positivi, soprattutto per le linee di investimento caratterizzate da una maggiore esposizione azionaria. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i rendimenti si sono attestati, rispettivamente, all’1 e all’1,9 per cento per fondi negoziali e fondi aperti; nei PIP di ramo III essi sono stati pari al 3,6 per cento. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, il risultato è stato pari allo 0,3 per cento. Valutando i rendimenti su orizzonti più propri del risparmio previdenziali, nei dieci anni da inizio 2011 a fine marzo 2021, il rendimento medio annuo composto è stato pari al 3,6 per cento per i fondi negoziali, al 3,8 per i fondi aperti, al 3,6 per i PIP di ramo III e al 2,3 per cento per le gestioni di ramo I; nello stesso periodo, la rivalutazione del TFR è risultata pari all’1,8 per cento annuo”.

Alla fine del primo trimestre del 2021, le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono 9,421 milioni; la crescita rispetto alla fine del 2020 è pari a 79.000 unità (0,8% in più). A tale numero di posizioni, che include anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti che può essere stimato in 8,515 milioni di individui. Nelle singole tipologie di forma pensionistica, i fondi negoziali crescono di 33.000 posizioni (1% in più), per un totale a fine marzo di 3,294 milioni; oltre la metà della crescita (18.000 unità in più) è formata da adesioni contrattuali al fondo rivolto ai lavoratori del settore edile. Nelle forme pensionistiche di mercato, si registrano 27.000 posizioni in più nei fondi aperti (+1,6%) e 22.000 posizioni in più nei PIP nuovi (+0,6%); alla fine marzo del 2021, il totale delle posizioni in essere è, rispettivamente, pari a 1,654 milioni e 3,532 milioni di unità.

“A marzo 2021, le risorse destinate alle prestazioni sono 202,2 miliardi di euro, 4,3 miliardi in più rispetto alla fine del 2020. Il patrimonio dei fondi negoziali – si legge nel comunicato – risulta pari a 61,6 miliardi di euro, il 2,1% in più. Per i fondi aperti si attesta a 26,3 miliardi e a 40,3 miliardi per i PIP “nuovi” aumentando, rispettivamente, del 3,8 e del 3,3 per cento. Nel primo trimestre del 2021 le forme pensionistiche di nuova istituzione hanno incassato 3,2 miliardi di euro di contributi. Rispetto al corrispondente periodo del 2020, segnato dall’insorgere dell’emergenza epidemiologica, i flussi contributivi registrano una decisa ripresa, aumentando di circa 220 milioni di euro; l’incremento percentuale, 7,5%, torna in linea con quanto registrato negli anni immediatamente precedenti la crisi pandemica. Il forte recupero si riscontra in tutte le forme pensionistiche, con variazioni tendenziali che vanno dal 5,4% dei fondi negoziali, al 7,9% dei PIP fino al 13,2% dei fondi aperti”.

 

Marco Barbieri

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