Previdenza

Fondi pensione meglio del Tfr anche durante il Covid. La relazione annuale Covip

Covip

Presentata oggi la Relazione annuale sull’attività svolta dalla COVIP (la Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione) nel 2020. Le risorse hanno complessivamente superato 290 miliardi di euro, di cui 98 fanno capo alle Casse

A fine 2020, il totale degli iscritti alla previdenza complementare è di 8,4 milioni, in crescita del 2,2% rispetto all’anno precedente, per un tasso di copertura del 33% sul totale delle forze di lavoro.
Le posizioni sono 9,3 milioni (inclusive di posizioni doppie o multiple, che fanno capo allo stesso iscritto).

I fondi negoziali contano 3,2 milioni di iscritti, quasi 1,6 milioni sono gli iscritti ai fondi aperti e 3,3 milioni ai PIP “nuovi”; poco più di 600.000 sono gli iscritti ai fondi preesistenti.

Gli uomini sono il 61,7% degli iscritti alla previdenza complementare (il 73% nei fondi negoziali), nel solco di quel gender gap che si è già manifestato negli anni scorsi. Si conferma anche un gap generazionale: la distribuzione per età vede la prevalenza delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento: il 51,6% degli iscritti ha età compresa tra 35 e 54 anni, il 31% ha almeno 55 anni. Quanto all’area geografica, la maggior parte degli iscritti risiede nelle regioni del Nord (57 per cento).

Si è tenuta oggi a Roma presso la Camera dei Deputati la presentazione della Relazione annuale sull’attività svolta dalla COVIP (la Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione) nel 2020 e sulla situazione dei settori di competenza. Oltre a illustrare lo stato dei settori vigilati (fondi pensione e casse di previdenza) – le cui risorse hanno complessivamente superato 290 miliardi di euro, di cui 98 fanno capo alle Casse – il Presidente della COVIP, Mario Padula, si è soffermato sulle prospettive evolutive di tali settori, anche alla luce dell’attuale situazione.

I rendimenti

“Dopo una prima parte dell’anno molto perturbata, in concomitanza con lo scoppio della pandemia, i mercati finanziari hanno fatto segnare un progressivo recupero supportato dalle iniziative di sostegno e di rilancio messe in atto da governi e banche centrali in tutto il mondo. Ne hanno beneficiato anche i rendimenti dei fondi pensione. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità – ha detto Padula – i fondi negoziali e i fondi aperti hanno guadagnato in media, rispettivamente, il 3,1 e il 2,9 per cento; per i PIP “nuovi” di ramo III, il risultato è stato lievemente negativo, pari a -0,2 per cento. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, il risultato è stato pari all’1,4 per cento. Nello stesso periodo il TFR si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,2 per cento”.

L’anno trascorso è stato dominato dall’andamento della pandemia su scala globale. Molti settori dell’economia hanno registrato forti cadute dell’attività; i governi nazionali e le banche centrali hanno reagito con determinazione e in maniera coordinata, con ampie misure espansive a sostegno del reddito delle famiglie e delle imprese e della liquidità dei mercati finanziari e creditizi e un cospicuo e prolungato utilizzo degli ammortizzatori sociali. L’andamento dei mercati finanziari, dapprima molto negativo, nel corso del 2020 ha poi avuto un’intonazione positiva, recuperando gran parte delle perdite; a partire da novembre, segnali di ottimismo si sono diffusi soprattutto per l’avvio della produzione di vaccini.

Per il sistema italiano della previdenza complementare, le ripercussioni della pandemia sono state nel complesso abbastanza contenute. Dal punto di vista organizzativo il settore ha reagito con tempestività ricorrendo al lavoro a distanza e rafforzando i canali telematici di scambio di informazioni con le imprese, con i gestori finanziari e i fornitori di servizi, con gli stessi iscritti. La raccolta dei contributi è continuata con regolarità, mantenendo la sua tendenza alla crescita e mostrando un lieve calo dei dati aggregati solo nel secondo trimestre del 2020; sul versante delle uscite non si sono registrate tensioni nelle richieste di anticipazioni e riscatti. A fine anno, grazie ai recuperi registrati dai mercati, i risultati della gestione finanziaria sono stati positivi.

Il sistema ha tenuto

Il sistema, dunque, nel suo complesso ha fornito una risposta positiva alla situazione determinatasi per effetto della pandemia. A tale positiva risposta, che pure andrà nel prossimo futuro monitorata alla luce del progressivo affievolimento delle misure di contenimento delle ricadute occupazionali della pandemia, concorre tuttavia la particolare configurazione del sistema della previdenza complementare in Italia, che attualmente riguarda soprattutto i segmenti più protetti e più solidi del mercato del lavoro.

L’anno trascorso è stato dominato dall’andamento della pandemia su scala globale. Molti settori dell’economia hanno registrato forti cadute dell’attività; i governi nazionali e le banche centrali hanno reagito con determinazione e in maniera coordinata, con ampie misure espansive a sostegno del reddito delle famiglie e delle imprese e della liquidità dei mercati finanziari e creditizi e un cospicuo e prolungato utilizzo degli ammortizzatori sociali. L’andamento dei mercati finanziari, dapprima molto negativo, nel corso del 2020 ha poi avuto un’intonazione positiva, recuperando gran parte delle perdite; a partire da novembre, segnali di ottimismo si sono diffusi soprattutto per l’avvio della produzione di vaccini.

I contributi

“Nel corso del 2020 sono stati incassati contributi per 16,5 miliardi di euro. In tutte le forme pensionistiche complementari che raccolgono adesioni il flusso di contributi del 2020 è risultato maggiore, seppur di poco, rispetto al 2019: ne sono affluiti 5,5 miliardi ai fondi negoziali, in crescita del 2,9 per cento; quelli destinati ai fondi aperti e ai PIP, 2,3 e 4,6 miliardi, sono aumentati, rispettivamente, del 5,9 e dell’1,6 per cento” ha spiegato Padula. Per singolo iscritto, i contributi ammontano mediamente a 2.740 euro. Un quarto degli iscritti contribuisce con meno di 1.000 euro; la percentuale 8 sale al 30 per cento nei fondi negoziali per effetto di un’ampia platea di lavoratori che versano il solo contributo contrattuale. Il 14,6 per cento degli iscritti versa tra 1.000 e 2.000 euro; il 10,6 per cento tra 2.000 e 3.000 euro. Alle classi successive appartiene un numero via via inferiore di iscritti; fa eccezione la fascia di versamento tra 4.500 e 5.165 euro, che include il limite di deducibilità fiscale dei contributi, fissato dalla normativa in 5.164,57 euro, alla quale appartiene il 6,8 per cento degli iscritti.

Gli iscritti che nel corso dell’anno non hanno effettuato versamenti contributivi sono complessivamente 2,3 milioni, il 27,4 per cento del totale; rispetto al 2019, sono aumentati di 136.000 unità. Un milione di individui non versa contributi da almeno cinque anni. Nel considerare tale fenomeno, va anche osservato che su di esso incide in misura significativa il meccanismo delle adesioni contrattuali nei fondi negoziali, con particolare riguardo ad ambiti, come il settore edile, il cui bacino è caratterizzato da elevata discontinuità occupazionale.

Gli investimenti

L’allocazione degli investimenti effettuati dai fondi pensione (escluse le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi interni) registra la prevalenza della quota in obbligazioni governative e altri titoli di debito, per il 56,1% del patrimonio: il 17,5% sono titoli di debito pubblico italiano.

In aumento al 19,6% i titoli di capitale (rispetto il 18,9% del 2019) e anche le quote di OICR, passate dal 14,8 al 15,5%. I depositi si attestano al 6,6%. Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi preesistenti, rappresentano circa il 2% del patrimonio, sostanzialmente stabili rispetto al 2019. Nell’insieme, il valore degli investimenti dei fondi pensione nell’economia italiana (titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) è di 38,6 miliardi di euro, il 23,8% del patrimonio. I titoli di Stato ne rappresentano la quota maggiore, 28,4 miliardi di euro.

Gli impieghi in titoli di imprese domestiche rimangono marginali, seppure in leggera crescita, riflettendo anche la peculiare struttura del tessuto industriale italiano e il livello complessivamente limitato della capitalizzazione del mercato azionario nazionale. Il totale di 4,6 miliardi è meno del 3 per cento del patrimonio: in obbligazioni sono investiti 3,2 miliardi, in azioni 1,4 miliardi; gli investimenti domestici detenuti attraverso quote di OICVM si attestano a 2,1 miliardi. Gli investimenti immobiliari in Italia risultano pari a circa 3 miliardi.

L’Europa e le norme

Il 2020 e i primi mesi del 2021 sono stati caratterizzati da una intensa attività della COVIP finalizzata a completare il percorso normativo di attuazione delle disposizioni di recepimento della Direttiva IORP II. A esito delle procedure di pubblica consultazione poste in essere, la COVIP ha adottato, in successione, le Direttive alle forme pensionistiche complementari, volte a dettare ai soggetti vigilati istruzioni per il recepimento delle nuove disposizioni nei relativi ordinamenti interni; le Istruzioni in materia di fondi pensione aperti, a valle di un proficuo confronto con le Autorità di vigilanza sui soggetti promotori (Banca d’Italia, CONSOB, IVASS); le Istruzioni in materia di trasparenza per i fondi pensione, con le quali sono stati raccolti in un unico atto normativo tutti gli adempimenti con finalità di informativa in fase di adesione e di partecipazione ai fondi pensione, valorizzando anche, in tale ambito, l’utilizzo di strumenti informatici e procedure online; i nuovi Schemi di Statuto dei fondi pensione negoziali e di Regolamento dei fondi pensione aperti e dei PIP, con i quali sono stati messi a disposizione degli operatori strumenti aggiornati per un pieno adeguamento degli assetti ordinamentali dei fondi a tutte le novità normative intervenute negli ultimi anni; il Regolamento per le procedure di autorizzazione e approvazione di competenza della COVIP e il Regolamento in materia di procedure sanzionatorie, anch’essi adeguati alle sopravvenute disposizioni normative.

Il quadro regolatorio di competenza della COVIP per il pieno adeguamento dei fondi pensione alle novità conseguenti al recepimento della Direttiva IORP II è quindi sostanzialmente completato.

La disciplina normativa si è anche arricchita in corso d’anno con l’emanazione da parte del Ministero del lavoro, sentita la COVIP, del nuovo Decreto in materia di requisiti di professionalità e onorabilità degli esponenti dei fondi pensione, anch’esso adeguato all’evoluzione della legislazione primaria.

Nell’anno, ulteriore tema di respiro europeo su cui si è concentrata l’attenzione dell’Autorità è stato quello dei Pan-European Personal Pension Products (PEPP), nuovi strumenti di previdenza complementare di tipo individuale. Al Regolamento, approvato nel 2019 e che troverà applicazione da marzo 2022, ha fatto seguito l’adozione della disciplina attuativa, emanata dalla Commissione europea, su proposta di EIOPA, a dicembre del 2020.

Ai lavori svoltisi a tal fine, la COVIP ha attivamente partecipato, consapevole della rilevanza di detta normativa secondaria, chiamata a disciplinare numerosi aspetti applicativi, taluni dei quali di particolare rilievo per la tutela dei risparmiatori e per il corretto dispiegarsi della concorrenza. Su alcuni di tali profili la COVIP ha assunto posizioni nette, come ad esempio nel richiedere che il cost cap del Basic PEPP (cioè dell’opzione standard di investimento) fosse onnicomprensivo o fosse comunque adottata una metodologia chiara e condivisa per la verifica delle differenti componenti di costo, incluse quelle relative alle garanzie di risultato; che l’indicatore di rischio dei prodotti fosse coerente con l’orizzonte di lungo termine che caratterizza l’investimento previdenziale; che il modello stocastico, impiegato – tra l’altro – per le proiezioni pensionistiche e per la valutazione del profilo di rischio e della potenziale performance, fosse rivisto per evitare l’effetto di una sovrastima del rischio azionario (con la conseguenza di favorire l’offerta, in termini di rischio-rendimento, di linee di investimento meno dinamiche anche a platee più giovani, che pure potrebbero ambire a ricercare rendimenti più elevati nel lungo periodo).

Le casse

Dal 2011, proprio in forza dell’esperienza maturata nel contiguo settore dei fondi pensione, la COVIP vigila anche sugli investimenti delle casse di previdenza, in un assetto articolato di controlli in cui l’Autorità opera in raccordo con i Ministeri del Lavoro e dell’Economia, cui spetta la verifica della complessiva stabilità degli enti.

Pur nella perdurante assenza del Regolamento in materia di disciplina degli investimenti previsto dal Decreto-legge 98/2011, la COVIP ha comunque svolto la propria funzione di vigilanza, trasmettendo annualmente analitici referti ai Ministeri del Lavoro e dell’Economia a consuntivo delle gestioni di ciascuna delle 20 casse e svolgendo diversi approfondimenti su specifici aspetti della gestione, anche a seguito di richieste dei Ministeri vigilanti.

I dati e le informazioni acquisiti nell’ambito della propria attività consentono alla COVIP di disporre di un patrimonio informativo di cui l’Autorità dà annualmente conto mettendo a disposizione, anche per il tramite del proprio sito web, il Quadro di Sintesi sugli aspetti più significativi emersi dalle rilevazioni effettuate. Tale patrimonio informativo, in progressiva crescita, non solo può agevolare la conoscenza del settore, ma può anche costituire strumento utile per iniziative organiche di regolamentazione.

Alla fine del 2019, le attività complessivamente detenute dalle casse di previdenza ammontano, a valori di mercato, a 96 miliardi di euro, in aumento di 9 miliardi rispetto all’anno precedente (10,3%). Dal 2011 al 2019 tali attività sono cresciute complessivamente di 40,3 miliardi di euro, pari al 72,3%.

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