25 Ottobre2019

Mefop, Formazione welfare: imparare a valutare l’impatto sui cittadini

formazione welfare

Mefop durante il mese dell’educazione finanziaria ha organizzato una mattinata di studi per riflettere sulle nuove strategie formative in materia di economia finanziaria e welfare

“L’educazione al welfare di certo non è educazione finanziaria ma l’educazione finanziaria può sicuramente facilitare la conoscenza del welfare e potenziare la cittadinanza attiva”, così Damiana Mastantuono ha introdotto la giornata di studi Mefop dal titolo Comunicare, divulgare ma prima ancora “educare”: presente e futuro della cultura del welfare, evento inserito nel mese dell’educazione finanziaria #OttobreEdufin2019.

All’attivo Mefop ha formato in questi anni 2615 persone attraverso corsi professionalizzanti che hanno a loro volta formato futuri formatori. Ribadendo il presupposto che il tema della formazione è ancora sottovalutato dagli stessi operatori, si è sottolineato quanto la necessità di informare, formare e professionalizzare sia necessaria e preesistente a qualsiasi progettualità. Azione che dovrebbe intervenire sul sistema educativo di base tramite partnership con le scuole e le università.

Le strategie di comunicazione dovranno essere dunque indirizzate soprattutto alle scuole e ai cittadini, ampliando e diversificando sempre più il bacino di riferimento, specificando e settorializzando il tipo di messaggio al fine di renderlo accessibile. Tra le forme di “accesso educativo” si è parlato ad esempio della progettualità ministeriale dell’alternanza scuola lavoro.

A tal proposito, il “kit dell’educatore” Mefop è chiaro e si articola attraverso il progetto Educafuturo: all’interno del portale dedicato ai cittadini – sonoprevidente.it – si trova questa sezione dedicata ai ragazzi. Probabilmente la sezione più ambiziosa e si rivolge in primis ai cittadini più giovani e sottolinea quanto sia importante intraprendere un’azione “previdente”. Il metodo mira a migliorare il coinvolgimento emotivo, l’esperienza, il pensiero critico e la motivazione. Proprio da uno dei master Mefop è nata la partnership con il progetto scuola AICP (Associazione Italiana Cultura Previdenziale) finalizzato al “contagio informativo” su più fronti, non solo quello previdenziale, favorendo così l’ascolto attivo.

Altri problemi nodali sollevati dai relatori intervenuti al seminario hanno riguardato la necessità di una valutazione omogenea e adeguata dell’impatto di questi progetti formativi, mancanza manifestata sia da Paola Bongini dell’Università Bicocca di Milano attraverso gli strumenti di analisi dell’ONEEF (Osservatorio Educazione Economico Finanziaria), che da Roberto Basso, consulente e membro EDUFIN: “rispetto allo scorso anno sono cresciuti il doppio gli eventi dedicati all’educazione finanziaria, ne sono stati organizzati circa 600 ma saremo davvero soddisfatti quando saremo in grado di valutarne l’impatto sulla visione dei cittadini e sui loro comportamenti, risolvendo quelli che io ritengo attualmente i tre problemi dell’educazione finanziaria, che sono di tipo culturale, di competenze e di conoscenze.

L’intervento di Alberto Cauzzi è stato rivelatore: il fondatore di Epheso – srl che progetta e costruisce modelli e strumenti innovativi dell’attività di consulenza per i leader del mercato assicurativo, previdenziale e finanziario – ha fornito i dati relativi a coloro che si interessano del proprio calcolo pensione attraverso la piattaforma online presente sui siti de La Repubblica Economia e de Il Sole 24Ore. Questa risulta infatti utilizzata prevalentamente dai dipendenti statali che hanno una RAL medio alta intorno ai 40.000 euro annui e un’età compresa tra i 55 e 59 anni. Altre fasce di lavoratori come gli autonomi e i liberi professionisti raggiungono invece percentuali molto basse, quasi inesistenti.

Ma perché siamo indietro? Roberto Fini, Presidente AEEE (Associazione Europea per l’Educazione Economica) ha risposto facendo riferimento alle analisi compiute dall’OCSE Pisa che dimostrano come una delle cause principali sia proprio l’ignoranza nella lettura dei dati che si hanno a disposizione e quindi la relativa difficoltà di effettuare valutazioni omogenee dell’impatto. “L’educazione non è tutto bisogna capire primariamente i bisogni dei cittadini” così Sergio Sorgi di Io WELFARE – Progetica srl si è soffermato sul tipo di servizio pubblico che l sua società fornisce da quasi dieci anni al Comunie di Milano attuando sessioni di sensibilizzazione. “Se ci confrontiamo coi dati internazionali, noteremo che queste strategie funzionano solo se i cittadini mettono mano al portafoglio e spendono oculatamente ridefinendo i criteri di spesa”.

Lucia Medri

 

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