Il 6 ottobre allo Spazio Vittoria manager, accademici e demografi discutono di previdenza, protezione e nuovi bisogni di una società sempre più longeva. Sullo sfondo ci sono numeri che chiamano in causa lo Stato, le famiglie e, sempre di più, le imprese.
Vivere più a lungo è la notizia migliore che la demografia italiana abbia da offrire. Nel 2025 la speranza di vita alla nascita è salita a 81,7 anni per gli uomini e a 85,7 per le donne, tra i valori più alti d’Europa. Ma ogni anno guadagnato è anche un anno da finanziare, da curare, da riempire di senso. Su questo doppio volto della longevità si gioca una delle partite sociali ed economiche più importanti dei prossimi decenni.
Generali Italia la mette al centro del Longevity Day 2026, in programma martedì 6 ottobre a Roma, allo Spazio Vittoria di via Colonna Vittoria 11. Il titolo è un programma in tre parole, Previdenza, Protezione, Futuro. Il sottotitolo ne dichiara l’ambizione: nuove età, nuovi bisogni, nuove risposte.
L’agenda: dal Paese che cambia età alla longevità come infrastruttura
L’accredito è alle 10.30. Poi i lavori si aprono con l’intervento di Giancarlo Fancel, Country Manager & CEO di Generali Italia, seguito dai saluti istituzionali.
Il primo panel, Un Paese che cambia età, intreccia welfare, prevenzione e benessere. Ne discutono:
- Massimo Monacelli, General Manager di Generali Italia
- Rita Carisano, Direttore Generale della Luiss
- Ketty Vaccaro, sociologa sanitaria dell’Università Kore di Enna
Il secondo panel cambia prospettiva e guarda alla longevità come nuova infrastruttura economica e sociale: previdenza, long term care, relazioni. Al tavolo:
- Marco Oddone, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Alleanza Assicurazioni
- Alessandra Minello, demografa dell’Università di Padova
- Nicola Palmarini, direttore del National Innovation Centre for Ageing (NICA)
L’incontro sarà seguibile anche in diretta streaming.
Lo scenario: un Paese che ha già cambiato età
Il confronto arriva in un momento in cui i numeri non lasciano margini di interpretazione. Secondo gli ultimi indicatori Istat, gli over 65 in Italia sono 14,8 milioni, il 25,1% della popolazione. In un solo anno sono aumentati di oltre 240mila. Per peso degli anziani, l’Italia è il Paese più vecchio dell’Unione europea.
Crescono soprattutto le età più avanzate. Gli ultra-ottantacinquenni sono ormai 2,5 milioni, i centenari quasi 25mila. Dall’altra parte della piramide, nel 2025 sono nati appena 355mila bambini, a fronte di 652mila decessi, e la fecondità è scesa a 1,14 figli per donna. La popolazione resta stabile solo grazie ai flussi migratori.
Le proiezioni rendono la traiettoria ancora più netta. Entro il 2050:
- gli over 65 dovrebbero superare un terzo dei residenti;
- la popolazione in età da lavoro perderebbe circa 7,7 milioni di persone;
- il rapporto tra chi lavora e chi no si avvicinerebbe a uno a uno;
- gli anziani che vivono da soli passerebbero da 4,6 a 6,5 milioni.
Vivere più a lungo, non sempre meglio
C’è però un dato che pesa più degli altri: gli anni guadagnati non sono tutti anni in salute. L’Istat segnala che la speranza di vita ha superato i livelli pre-pandemici, ma la quota di vita vissuta in buona salute si riduce, soprattutto per le donne e nel Mezzogiorno.
Qui la longevità smette di essere una statistica e diventa una questione di cura. Gli anziani non autosufficienti sono stimati in circa 4 milioni, e il loro numero è destinato a crescere. A sostenerli è soprattutto la famiglia: oltre 7 milioni di italiani assistono con regolarità un familiare anziano, disabile o malato cronico. In larga parte sono donne tra i 45 e i 64 anni, cioè nel pieno della vita lavorativa.
Il sistema pubblico copre solo una parte del bisogno. La riforma della non autosufficienza avviata con la legge 33 del 2023 ha segnato un passaggio. La distanza tra i bisogni reali e gli strumenti disponibili resta però ampia, e il peso continua a scaricarsi su caregiver familiari e assistenti familiari.
La tenuta dei pilastri
Sul fronte previdenziale il quadro è altrettanto chiaro. I lavoratori attivi sono meno e i pensionati vivono più a lungo: così il primo pilastro fatica a garantire da solo l’adeguatezza delle prestazioni future.
La previdenza complementare cresce. Secondo la Relazione Covip, a fine 2025 gli iscritti erano quasi 10,5 milioni, con 262 miliardi di risorse accumulate. Ma rappresentano ancora meno del 40% delle forze di lavoro: sei lavoratori su dieci restano fuori. Più ampia la platea della sanità integrativa, che coinvolge circa 18 milioni di iscritti.
Un segnale incoraggiante arriva dai più giovani: oltre la metà dei nuovi aderenti ai fondi pensione ha meno di 35 anni.
Cambia anche il significato di “anziano”
La longevità non è soltanto un problema da gestire. L’Istat ha provato a ridisegnare la soglia della vecchiaia in base agli anni di vita che restano, invece che all’età anagrafica. Con questo criterio dinamico, la quota di popolazione “anziana” sarebbe circa la metà di quella che si ottiene contando semplicemente gli over 65. Un 65enne di oggi, in altre parole, non è il 65enne di sessant’anni fa.
Di conseguenza cambia anche il lavoro. Le previsioni Istat stimano che il tasso di attività dei 65-74enni salga dall’11,8% attuale al 16,5% nel 2050. Più anni di vita attiva significano più esperienza disponibile. Significano anche la necessità di ripensare carriere, formazione e condizioni di lavoro lungo tutto l’arco della vita.
Perché riguarda anche le imprese
A questo punto il tema entra nel perimetro del welfare aziendale. La stessa transizione demografica ha molte facce dentro le aziende:
- lavoratori caregiver che fanno i conti con orari impossibili;
- dipendenti che non hanno una previdenza integrativa;
- coperture per la non autosufficienza che ancora mancano in molti contratti;
- popolazioni aziendali sempre più mature da accompagnare.
Per le aziende la longevità sta diventando una leva di gestione delle persone, non solo una voce di costo. Un incontro che mette allo stesso tavolo assicurazioni, università e ricerca è un’occasione per capire quali risposte stanno prendendo forma, tra pubblico, privato e mondo del lavoro.
WeWelfare seguirà i lavori del Longevity Day e ne darà conto nei prossimi giorni.
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