Previdenza

24 Gennaio 2019

Itinerari previdenziali. Investimenti in economia reale

Presentato il 23 gennaio a Roma l’esito del Tavolo di Lavoro sull’investimento in economia reale promosso dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali in collaborazione con Borsa Italiana.

Il “tesoretto” che, almeno in parte, potrebbe finanziare PMI italiane, infrastrutture e real estate ammonta a
circa 230 miliardi di euro a fine 2017: a tanto è stimato il patrimonio aggregato di Fondi Pensione, Casse di
Previdenza e Fondazioni di origine bancaria. Un patrimonio in crescita costante – +61% circa tra il 2007 e il
2017 – che potrebbe essere investito sempre di più in economia reale, convogliando risorse direttamente al
sistema produttivo, alle PMI e alle infrastrutture nazionali.
È a partire da queste considerazioni che il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali e Borsa Italiana hanno dato il via al confronto nel 2018. «Gli investitori istituzionali italiani – Fondi Pensione, Casse di Previdenza e Fondazioni di origine bancaria – e il mondo della finanza, seduti allo stesso tavolo, hanno individuato contenuti e spunti di qualità per tendere verso una crescente maturazione del sistema», spiega Gianmaria Fragassi, che ha seguito e coordinato il progetto per il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. «Siamo partiti da esperienze innovative e concrete, descrivendo obiettivi, difficoltà e aree di sviluppo innovative individuate da otto investitori istituzionali che già investono nell’economia reale. Stiamo valutando per il futuro di aprire la discussione a imprenditori e manager delle PMI italiane per capire come migliorare l’incontro di domanda e offerta di finanziamenti». Presenti agli incontri anche le associazioni di categoria e altri protagonisti del sistema, tra i quali il ministero dell’Economia e delle Finanze.

Gli investimenti in economia reale sono un orizzonte dalle grandi potenzialità di crescita. Sul fronte del
mercato, fa notare Alessandra Franzosi, Head of Pension Funds & Asset Owners Borsa Italiana «l’ultimo biennio è stato da record per il segmento di Piazza Affari dove sono quotate le piccole e medie imprese,
l’AIM:su un totale di 61 IPO, 51 hanno interessato il segmento AIM, evidenziando quanto il tema sia più che
mai attuale». (Fonte: Quinto Report “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2017”)

* Per “investimenti in economia reale italiana” si intendono: le azioni italiane, le obbligazioni corporate, la stima dei titoli italiani nei fondi di investimento OICR e i fondi alternativi FIA per la componente investita in Italia. Rientrano nella definizione anche gli investimenti in infrastrutture, e in immobili o in società immobiliari. Sono da escludere, invece, i titoli di Stato, gli immobili a reddito e quelli strumentali.

«Negli ultimi anni – sottolinea Franzosi – l’esposizione di Fondi Pensione, Casse di Previdenza e Fondazioni di
origine bancaria verso investimenti in economia reale è progressivamente aumentata. La possibilità di
accedere a prodotti adatti alle peculiari esigenze dell’investitore esiste e cresce parallelamente alla volontà
di investire nell’economia reale nazionale. L’offerta di prodotti investibili è in espansione e negli ultimi tempi
si è registrata una spinta significativa. Ora stiamo pensando a occasioni di dialogo con le imprese del network
di Borsa Italiana, per capire come ulteriormente migliorare l’incontro tra domanda e offerta di
finanziamenti». Il Quaderno analizza quindi anche potenzialità e convenienze degli strumenti presenti oggi
sul mercato. Come i Piani individuali di risparmio (Pir), i Fondi di investimento alternativo (Fia) quotati. Sono
della partita anche l’Elite Basket Bond e le Spac, Special purpose acquisition companies. Rappresentano
ulteriori opportunità gli investimenti nel credito e in infrastrutture italiane.
«Per incentivare questo tipo di investimenti è stata sottolineata da parte degli operatori anche la necessità
di promuovere agevolazioni fiscali e normative», aggiunge Gianmaria Fragassi. «La Legge di Bilancio per il
2019 affronta la questione nella misura in cui prevede l’aumento dal 5 al 10% della soglia dell’attivo
patrimoniale che le Casse Previdenziali dei liberi professionisti e i Fondi pensione possono destinare a
investimenti qualificati e a piani di risparmio a lungo termine. E tra gli investimenti qualificati vengono
introdotte quote e azioni di Fondi di venture capital italiani o europei. Sarà da comprendere nei prossimi
mesi la portata di queste modifiche e come verranno attuate dal legislatore».
«Dal confronto è emerso che la scelta di investire in economia reale italiana – sintetizza infine Alessandra
Franzosi – deve essere sempre riconducibile agli obiettivi strategici dell’investitore istituzionale. Una delle
necessità condivise da Fondi Pensione e Casse di Previdenza è quella di incrementare il grado di
diversificazione dei portafogli: l’apertura ai cosiddetti investimenti alternativi potrebbe stabilmente
attestarsi intorno al 10-15%, cogliendo le opportunità offerte dagli strumenti non tradizionali. Gli
investimenti in economia reale italiana cresceranno nel prossimo futuro anche nella misura in cui verrà
superata la pura logica di acquisto di un prodotto. Le storie raccolte nel Quaderno dimostrano l’importanza
della condivisione, del dialogo e della partnership con tutti gli attori del sistema, incluse le istituzioni.
Questo approccio facilita il raggiungimento di soluzioni innovative, condividendo obiettivi, processi e rischi
finanziari e imprenditoriali».

Consulta il Quaderno di approfondimento “Investire in Italia: attività le potenzialità del Paese. Investitori istituzionali e asset alternativi: buone pratiche e strumenti per l’economia reale”

Realizzato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali e Borsa Italiana con il coordinamento scientifico di Niccolò De Rossi, Gianmaria Fragassi e Alessandra Franzosi.

 

 

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