Previdenza

Covip. I Fondi pensione rendono il doppio del Tfr

COVIP

Covip pubblica i dati relativi ai fondi pensione dopo il consolidamento dell’ultimo trimestre del 2019

Per le forme pensionistiche complementari i rendimenti medi di periodo sono stati più che positivi nel corso del 2019. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali hanno guadagnato il 7,2 per cento; l’8,3 e il 12,2, rispettivamente, i fondi aperti e i PIP di ramo III. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dal flusso cedolare incassato sui titoli detenuti, il risultato è stato pari all’1,7 per cento.

I rendimenti del 2019 consolidano ancora quelli registrati nel decennio precedente, orizzonte più proprio per valutare il risparmio previdenziale. Nel periodo da inizio 2010 a fine dicembre 2019 (dieci anni), il rendimento medio annuo composto è risultato pari al 3,6 per cento per i fondi negoziali, al 3,8 per i fondi aperti e al 3,8 per i PIP di ramo III; al 2,6 per cento per le gestioni separate di ramo I. Per i fondi quindi un rendimento quasi doppio rispetto al Tfr, che nello stesso periodo, la cui rivalutazione media annua composta è stata pari al 2 per cento.

Sono alcuni dei dati diffusi da Covip, dopo il consolidamento dell’ultimo trimestre del 2019. Si possono quindi avere le informazioni complete dello scorso anno. Nella nota di Covip si legge tra l’altro che “alla fine del 2019, il numero delle posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari si attesta a 9,133 milioni; la crescita nell’anno è stata di 393.000 unità (4,5 per cento). A tale numero di posizioni, che include anche quelle relative a coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti che può essere stimato in 8,310 milioni di individui”.

 

 

Le risorse complessivamente destinate alle prestazioni ammontano, alla fine di dicembre, a 184,2 miliardi di euro; il dato non tiene conto delle variazioni nell’anno 2019 dei PIP “vecchi”.

Marco Barbieri

 

 

 

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